Marco Laffi

In questo articolo
- Cos’è l’osteoporosi?
- A cosa è dovuta l’osteoporosi?
- Malattie e farmaci connessi all’osteoporosi secondaria
- Che sintomi si hanno con l’osteoporosi? Come accorgersi della fragilità ossea
- A cosa può portare l’osteoporosi?
- La diagnosi: a chi rivolgersi e quali esami fare
- Come si previene l’osteoporosi?
- Esercizio fisico: dalla forza alla ginnastica dolce
- Alimentazione: i pilastri della salute delle nostre ossa
- È possibile recuperare la densità ossea?
- Farmaci per trattare l’osteoporosi
- Longevità in movimento: tutto nasce dalla consapevolezza
Quando pensiamo allo scheletro, che ci sorregge fin dalla nascita, tendiamo a darne per scontata la solidità, quasi come fosse un’impalcatura inerte. In realtà, le ossa sono un tessuto vivo e dinamico, che necessita di ossigeno e si rigenera costantemente.
L’osteoporosi insorge quando l’equilibrio di questo continuo rinnovamento si spezza: il tessuto osseo viene distrutto più in fretta di quanto il corpo riesca a ricostruirlo, rendendo la struttura porosa come una spugna e, di conseguenza, molto fragile. Spesso ci si accorge di questa condizione solo dopo una frattura improvvisa che, in un osso sano, non si sarebbe verificata.
Oggi sempre più persone possono aspirare ad una longevità efficiente, ma vivere più a lungo ha senso solo se si riesce a preservare l’autonomia nel movimento.
La ricerca medica ha dimostrato che il rischio di osteoporosi è legato all'accelerazione dell'età biologica, ovvero a quanto velocemente i nostri sistemi interni stanno invecchiando rispetto all'età anagrafica. Mantenere lo scheletro in salute è, dunque, la chiave fondamentale per restare indipendenti e attivi col passare degli anni.
Cos’è l’osteoporosi?
L’osteoporosi è una malattia sistemica dell’apparato scheletrico caratterizzata da una riduzione della massa minerale ossea e da un progressivo deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
In Italia, la condizione colpisce circa 5 milioni di persone(fonte ISTAT). Tuttavia, il dato più allarmante riguarda il "gap" di consapevolezza: si stima che solo una donna su due e un uomo su cinque tra chi ne è affetto sappia effettivamente di esserlo.
Per comprendere la biologia dietro questa fragilità, possiamo immaginare l’osso come un pilastro di cemento armato:
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la componente proteica, costituita principalmente da collagene, è l’intelaiatura in ferro. Conferisce allo scheletro la sua elasticità e la capacità di assorbire gli urti senza frantumarsi;
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la componente minerale, fatta di sali di calcio e fosfato, è il cemento. Garantisce la robustezza, la rigidità e la resistenza al carico del peso corporeo.
L’osso non è affatto una struttura inerte, ma un tessuto vivo impegnato per tutta la vita in un processo di rinnovamento chiamato rimodellamento. In questo ciclo continuo, alcune cellule specializzate, gli osteoclasti, hanno il compito di riassorbire il tessuto vecchio o usurato, mentre gli osteoblasti si occupano di ricostruire osso nuovo e sano.
L’osteoporosi insorge quando la distruzione del tessuto prevale sulla sua ricostruzione, l’architettura interna si assottiglia e l’impalcatura scheletrica diventa pericolosamente vulnerabile.
A cosa è dovuta l’osteoporosi?
Le cause di questa condizione possono essere suddivise in due grandi categorie. Da un lato si trova l’osteoporosi primitiva, legata al naturale processo di invecchiamento e, nelle donne, alla menopausa, poiché il calo degli estrogeni accelera la perdita di minerale osseo.
Dall’altro, l’osteoporosi secondaria, una variante della malattia che non dipende dal passare degli anni, ma insorge come conseguenza di altre patologie preesistenti o dell’utilizzo prolungato di determinati farmaci. Questa forma è particolarmente insidiosa perché può manifestarsi a qualunque età, interessando anche bambini e giovani.
Come emerge dallo studio Beyond the Surface: Uncovering Secondary Causes of Osteoporosis for Optimal Management, pubblicato nel 2024 sulla rivista Biomedicines, l’osteoporosi secondaria è una condizione complessa: in questi casi la fragilità ossea non è l’evento primario, ma il sintomo di un’altra patologia che l’organismo sta affrontando.
Malattie e farmaci connessi all’osteoporosi secondaria
La ricerca scientifica ha identificato diverse condizioni legate a questa forma di fragilità:
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malattie endocrine e metaboliche (come il diabete mellito e l’ipertiroidismo), poiché il sistema endocrino è il principale regolatore del metabolismo dell’apparato scheletrico;
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malattie gastrointestinali e malassorbimento (ad esempio celiachia e morbo di Crohn), che impediscono al corpo di assimilare i “mattoni” – calcio e vitamina D – fondamentali per rinforzare le ossa;
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patologie renali, dato che i reni ricoprono un ruolo centrale nel bilancio calcio-fosforo;
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malattie infiammatorie e autoimmuni, come la sclerosi multipla, in cui la combinazione di infiammazione cronica e immobilizzazione prolungata aumenta significativamente il rischio di frattura.
Molte delle terapie necessarie per trattare queste condizioni possono, a loro volta, avere l’effetto collaterale di indebolire le ossa . I farmaci a base di cortisone, ad esempio, costituiscono la causa farmacologica più frequente di osteoporosi secondaria.
Il compito dello specialista non può quindi limitarsi alla gestione della fragilità ossea, ma deve estendersi alla cura della patologia sottostante. Senza risolvere la causa primaria, qualunque trattamento anti-osteoporotico rischierebbe di risultare inefficace.
Che sintomi si hanno con l’osteoporosi? Come accorgersi della fragilità ossea
L’osteoporosi può rimanere per anni del tutto asintomatica, poiché il processo di demineralizzazione non stimola i recettori del dolore finché la struttura ossea riesce a reggere. È quindi possibile avere ossa fragili senza avvertire alcun dolore alle articolazioni. Ma allora esiste un segnale, anche minimo, che possa indicarci che qualcosa non va?
Solo raramente si può percepire un fastidio sordo nella regione lombare dopo essere stati a lungo in piedi, un dolore che tende a scomparire in pochi minuti quando ci si sdraia. I veri campanelli d’allarme sono legati alle microfratture vertebrali, che nel tempo causano un incurvamento progressivo della schiena (cifosi) e una riduzione dell’altezza che può arrivare anche a 4-6 centimetri.
A cosa può portare l’osteoporosi?
Non diagnosticare per tempo questa condizione significa esporsi a un rischio elevato di fratture, specialmente a carico di femore, vertebre, polso e coste. La frattura del femore è la complicanza più temibile: richiede quasi sempre l'ospedalizzazione e l'intervento chirurgico immediato.
Le conseguenze sono anche psicologiche: depressione e isolamento sociale sono frequenti tra i pazienti. La paura di cadere limita le attività quotidiane e, in presenza di altre patologie concomitanti (multimorbilità), il rischio di complicazioni gravi aumenta, compromettendo la qualità della vita.
La diagnosi: a chi rivolgersi e quali esami fare
Gli specialisti di riferimento per la cura dell’osteoporosi sono endocrinologi e reumatologi. La diagnosi inizia con un’anamnesi per valutare la familiarità alla malattia – ad esempio genitori con osteoporosi – e i fattori di rischio personali, come fumo o uso di farmaci a base di cortisone.
L’esame più affidabile per verificare la salute delle ossa è la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), di solito eseguita con la tecnica DEXA. Si tratta di un’indagine rapida e sicura che “fotografa” la densità minerale dell’osso a livello della colonna lombare e del femore. Il risultato viene riportato tramite il T-score:
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valori superiori a -1 sono considerati normali;
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tra -1 e -2,5 indicano osteopenia, ovvero una prima riduzione della massa ossea;
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valori pari o inferiori a -2,5 confermano una diagnosi di osteoporosi.
Come si previene l’osteoporosi?
La ricerca conferma che la combinazione di attività fisica e alimentazione equilibrata è la difesa più efficace per ridurre il rischio di insorgenza della malattia, oltre che un ausilio importante alla terapia, nel caso in cui la patologia sia già manifesta.
Esercizio fisico: dalla forza alla ginnastica dolce
L’inattività è il principale nemico della salute delle ossa, perché accelera la perdita di massa minerale. Al contrario, il movimento stimola la crescita e il consolidamento del tessuto osseo. Possiamo praticare tre principali tipologie di allenamento per rallentare l’insorgenza dell’osteoporosi:
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l’allenamento di forza ha l’impatto maggiore sulla densità minerale ossea. È sicuro ed estremamente efficace nel rafforzare colonna e femore, soprattutto nelle donne in post-menopausa. Gli squat e altri esercizi che interessano le grandi catene muscolari del corpo, forniscono lo stimolo meccanico necessario per attivare il rinforzo delle ossa;
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la ginnastica dolce è invece consigliata per le persone anziane o impossibilitate a svolgere allenamenti con carichi più pesanti. In questo caso si lavora su movimenti a basso impatto, come estensioni, marcia sul posto o step, uniti a esercizi dedicati al mantenimento dell’equilibrio;
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camminata: percorrere almeno 1,6 km al giorno favorisce la densità ossea complessiva, mentre un passo veloce e il salire le scale in sicurezzaaumentano la protezione contro le fratture. Per stimolare al massimo la ricostruzione ossea, però, è consigliabile combinare la camminata con esercizi di forza.
Uno studio del 2017, pubblicato sulla rivista specialistica Osteoporosis and Sarcopenia, evidenzia inoltre che associare all’attività fisica anche seminari di educazione sull’osteoporosi aumenta la consapevolezza della malattia, migliorando l’aderenza a programmi multifunzionali che comprendono anche l’aspetto nutrizionale.
Alimentazione: i pilastri della salute delle nostre ossa
Quello che mangiamo ha un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’osteoporosi, perché fornisce i “mattoni” necessari per mantenere le ossa in salute. A essere importante non è solo il calcio, ma l’equilibrio complessivo dei nutrienti:
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calcio e vitamina D sono i protagonisti principali. Per gli over 50, un apporto di circa 1.200 mg di calcio al giorno evita che l’organismo, per mantenere livelli corretti di calcio nel sangue, lo prelevi dalle ossa. La vitamina D è essenziale perché, senza di essa, il calcio non viene assorbito correttamente dall’intestino;
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latticini: studi su larga scala in case di riposo dimostrano che aumentare il consumo di yogurt e formaggi riduce il rischio di tutte le fratture del 33% e quelle dell’anca del 46%;
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il consumo di frutta e verdura fornisce potassio, magnesio e antiossidanti, nutrienti che favoriscono la salute delle ossa.
La ricerca promuove anche la dieta mediterranea, ricca di fibre, polifenoli e alimenti fermentati.
È possibile recuperare la densità ossea?
Clinicamente l’osteoporosi è considerata incurabile nel senso stretto: non esistono trattamenti capaci di eliminare il problema, ma è possibile far regredire sensibilmente la malattia con un miglioramento della densità minerale.
La medicina moderna, attingendo alla combinazione tra lifestyle medicine e farmaci di nuova generazione, offre protocolli efficaci che, se formulati da uno specialista, possono rallentare la perdita ossea fino a invertire la tendenza.
Farmaci per trattare l’osteoporosi
Studi scientifici confermano che la farmacologia offre diverse opzioni per proteggere lo scheletro:
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i bifosfonati (es. alendronato, risedronato) sono una prima linea di difesa e inibiscono il riassorbimento osseo;
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il denosumab è un anticorpo che riduce l’attività di erosione del tessuto e il rischio conseguente di fratture di anca e colonna vertebrale;
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gli agenti anabolici stimolano la formazione di nuovo osso nei casi più gravi della malattia;
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gli integratori e i nutraceutici (es. collagene, zinco, rame, equiseto) non sostituiscono i farmaci e il loro utilizzo va sempre valutato con lo specialista come supporto all’interno di un piano terapeutico più ampio.
Uno studio pubblicato nel 2025 ha validato nello specifico l’uso dell’estratto di equiseto, sottolineando come il suo alto contenuto di silice sia particolarmente benefico per il rafforzamento delle ossa.
Longevità in movimento: tutto nasce dalla consapevolezza
Prevenzione, esercizio fisico e alimentazione equilibrata sono la base di partenza per gestire l’osteoporosi, mentre la medicina offre strumenti per rallentare la perdita di densità ossea in chi è già fragile.
Da qualche anno, per esempio, si sta studiando l’effetto degli anticorpi monoclonali sulle donne in menopausa: una revisione del 2022 ha dimostrato che il trattamento, in grado di aumentare la densità minerale, può portare a una riduzione significativa non solo dell’incidenza delle fratture, ma anche delle cadute.
La longevità non si misura solo in anni, ma anche nella libertà di muoversi e vivere attivamente. Con ossa forti e resistenti possiamo continuare a coltivare passioni e goderci la quotidianità anche durante la terza età.
Scritto da
Marco Laffi
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
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Istituto Superiore di Sanità, Osteoporosi
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