Ansia da lavoro: sintomi, cause e come gestirla

Ansia da lavoro: sintomi, cause e segnali da non ignorare. Cosa fare, come gestire attacchi di panico, stress lavorativo e quando chiedere aiuto.

Monica Face

6 minuti
/Ansia%20da%20lavoro%3A%20sintomi%2C%20cause%20e%20come%20gestirla
Argomenti trattati
In questo articolo
  • Quando il lavoro diventa fonte di ansia
  • Ansia, stress e burnout: non sono la stessa cosa
  • Sintomi dell’ansia da lavoro e attacchi di panico
    • Cosa fare durante una crisi
  • Perché il lavoro può farci stare male
  • Cosa succede se l’ansia dura nel tempo
  • Quali strategie possiamo mettere in pratica per gestire l’ansia da lavoro?
  • Ansia da lavoro, certificati e tutele per i dipendenti
    • Chi soffre d’ansia può essere licenziato?
  • Cambiare lavoro è una soluzione all’ansia?
  • Come si muovono ricerca e professionisti della salute

La sveglia suona e, ancora prima di alzarci, il pensiero corre già al lavoro: una riunione difficile, una scadenza, un’email rimasta in sospeso, la paura di sbagliare. A volte l’ansia da lavoro si presenta così, al mattino, con il corpo già in allarme. Altre volte arriva la sera, quando la mente torna a ciò che è successo o a ciò che dovrà succedere il giorno dopo.

Per chi la vive, non è “solo stress”, né una questione di debolezza. È un segnale da ascoltare, soprattutto quando diventa frequente, disturba il sonno, riduce la concentrazione o porta a evitare situazioni lavorative. Il modo in cui viviamo il lavoro, infatti, può incidere sul benessere mentale, su quello fisico e sulla qualità della vita nel tempo.

Quando il lavoro diventa fonte di ansia

Se la paura riguarda l’idea di andare al lavoro, si parla di ansia da lavoro o ansia legata al lavoro. Può presentarsi anche al rientro dopo una pausa, il primo giorno in un nuovo ruolo o durante un cambio di ruolo.
Questa forma di ansia può manifestarsi come uno stato di arousal, cioè di attivazione psicologica, paura o preoccupazione che compare davanti a riunioni, scadenze, responsabilità, cambiamenti o conflitti difficili da sostenere.
È importante non ignorarla quando è ricorrente e particolarmente intensa da interferire con la vita quotidiana: per esempio quando rende difficile concentrarsi, prendere decisioni, dormire bene o affrontare compiti che prima erano gestibili.

Ansia, stress e burnout: non sono la stessa cosa

Quando stiamo male per il lavoro, usiamo spesso parole diverse per indicare lo stesso disagio: ansia, stress, burnout. In realtà sono condizioni collegate, ma non identiche:

  • lo stress lavoro-correlato riguarda il rapporto tra richieste dell’impiego e risorse disponibili: carichi, tempi, responsabilità o condizioni organizzative possono superare a lungo la nostra capacità di farvi fronte;

  • l’ansia da lavoro si riferisce al modo in cui viviamo quella pressione: paura, allerta continua, pensieri ricorrenti, sintomi fisici, evitamento o panico;

  • la sindrome di burnout, secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è un fenomeno occupazionale legato a stress cronico sul lavoro non gestito con successo. È caratterizzato da esaurimento, distanza mentale dall’ambito professionale e senso di ridotta efficacia.

Sintomi dell’ansia da lavoro e attacchi di panico

Quando abbiamo ansia da lavoro, il corpo può accendersi prima ancora che ce ne rendiamo conto. Possiamo avvertire tachicardia, respiro corto, sudorazione, tremori, tensione muscolare, mal di testa, vertigini, disturbi gastrointestinali, insonnia o stanchezza persistente.

Sul piano emotivo e mentale possono comparire irritabilità, paura, senso di inadeguatezza, rimuginio, difficoltà di concentrazione, pensieri catastrofici, paura di sbagliare o di essere giudicati. A livello comportamentale, tutto questo può tradursi in procrastinazione, isolamento, evitamento di riunioni o telefonate, difficoltà a prendere decisioni e aumento delle assenze.

In alcuni casi l’ansia può sfociare in un attacco di panico: il battito accelera, il respiro si accorcia, possiamo sudare, tremare, sentire dolore o oppressione al petto, avere paura di perdere il controllo o di morire.

Cosa fare durante una crisi

Durante una crisi la prima cosa da fare è fermarsi e spostarsi in un luogo sicuro. Può aiutare rallentare il respiro senza forzarlo, anche contando fino a tre durante l’inspirazione e l’espirazione, e riportare l’attenzione all’ambiente: guardare un oggetto visibile, sentire i piedi a terra, nominare ciò che vediamo o tocchiamo.

Se una crisi dovesse arrivare durante una riunione, quando possibile chiediamo di poter uscire un momento. Una volta fuori, sediamoci, respiriamo lentamente e avvisiamo una persona di fiducia. L’obiettivo non è “controllare tutto”, ma attraversare il picco dell’ansia in una condizione di sicurezza.

Alcuni segnali richiedono però una valutazione medica, soprattutto quando l’episodio è nuovo o molto intenso. Se avvertiamo dolore toracico, svenimento, sintomi neurologici, forte senso di malessere o abbiamo un dubbio sulla natura di questi disturbi, non dobbiamo liquidare tutto come: “È solo ansia”, ma rivolgerci a uno specialista.

Perché il lavoro può farci stare male

Tra i rischi psicosociali sul lavoro rientrano carichi eccessivi, richieste conflittuali, scarsa chiarezza di ruolo, basso controllo e supporto, conflitti, molestie, discriminazioni e insicurezza lavorativa. L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, nel documento Psychosocial risk and mental health at work, considera questi aspetti come centrali nel provocare un disagio legato all’ambiente lavorativo.

Anche la paura di sbagliare può avere un suo ruolo, soprattutto in ambienti molto competitivi, poco tolleranti verso l’errore o poco chiari nelle aspettative.

Cosa succede se l’ansia dura nel tempo

Quando diventa prolungata, l’ansia legata al lavoro può incidere molto sulla nostra salute. A verificarsi più spesso sono i disturbi del sonno: fatichiamo ad addormentarci, ci svegliamo durante la notte o continuiamo a pensare ai task anche fuori orario.

Una qualità del sonno più scarsa si ripercuote naturalmente sulla nostra fisiologia, peggiorandola. Uno studio pubblicato su The Lancet ha collegato il cosiddetto job strain, cioè una condizione di forte pressione lavorativa con alte richieste e scarso controllo sulla propria attività, a un aumento del rischio coronarico.

Questo non significa che lo stress lavorativo prolungato causa “sempre” delle malattie. Può però contribuire a un carico psicofisico che merita attenzione, soprattutto quando si somma a poco sonno, recupero insufficiente e mancanza di supporto.

Quali strategie possiamo mettere in pratica per gestire l’ansia da lavoro?

Quando il lavoro provoca molta ansia, il primo obiettivo è ridurre il sovraccarico e recuperare margine di controllo. Possiamo partire da alcune azioni semplici come:

  • scrivere i compiti invece di tenerli tutti in testa;

  • dividere un’attività grande in passaggi più piccoli;

  • davanti a una scadenza importante, chiedersi qual è l’azione concreta da fare nei dieci minuti successivi;

  • chiarire priorità e tempi con il responsabile, quando è possibile;

  • se l’ansia compare ogni mattina, concentrarsi solo sui primi 15-30 minuti della giornata;

  • se il pensiero del lavoro torna di notte, “parcheggiarlo” su carta: cosa è rimasto aperto e qual è la prima azione del giorno dopo può aiutare con il rimuginio;

  • evitare email e chat lavorative a ridosso del sonno;

  • sfruttare alcuni antidoti all’eccesso di stress per migliorare gli ormoni del benessere e abbassare quelli stressanti, come il cortisolo. Una leggera attività aerobica all’aperto, 15 minuti immersi nella natura, ascoltare musica che ci emoziona, abbracciare un’amica o un amico sono tutte attività che possono mitigare gli effetti dell’ansia da lavoro.

In questa prospettiva, soprattutto nel lavoro agile, il diritto alla disconnessione e il work-life balance ricordano quanto siano importanti confini chiari tra reperibilità, riposo e vita privata.

donna che medita a casa 

Anche le pratiche di respirazione e la mindfulness possono aiutare nei momenti di maggiore attivazione per ridurre la sensazione di allarme.

Quando l’ansia è persistente, però, serve un aiuto più strutturato. Un supporto psicologico specializzato, con uno psicologo o psicoterapeuta, può aiutare a riconoscere schemi di pensiero, paura di sbagliare, evitamento e rimuginio.

Chiedere aiuto non significa aver fallito, ma interrompere un meccanismo prima che consumi troppe energie.

Ansia da lavoro, certificati e tutele per i dipendenti

Per ricostruire una situazione di ansia e stress legati al lavoro possono essere utili documentazione medica, eventuali comunicazioni aziendali, diario dei sintomi e confronto con figure qualificate. Il certificato di malattia resta un atto medico, mentre la valutazione del rischio stress lavoro-correlato riguarda l’organizzazione aziendale.

In caso di sintomi d’ansia, attacchi di panico o incapacità temporanea a svolgere la propria occupazione, il primo riferimento può essere il medico di medicina generale, oppure uno specialista quando necessario.

In azienda, inoltre, esistono strumenti istituzionali per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato, e il medico competente rientra tra le figure coinvolte nella prevenzione.

Chi soffre d’ansia può essere licenziato?

In passato la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della salute mentale nel contesto professionale. Una sentenza del 2012 (n.1179) ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un lavoratore con ansia e depressione debitamente certificate da un medico, stabilendo che disturbi d'ansia, attacchi di panico e labilità emotiva sono un effettivo impedimento allo svolgimento delle mansioni. Ha inoltre sottolineato che la tutela del lavoratore da parte dell’azienda non riguarda solo le infermità fisiche, ma anche quelle psichiche.

Generalmente i contratti collettivi tutelano i lavoratori da questo punto di vista, sebbene assenze, idoneità alla mansione e tutele dipendono dal caso specifico, dalla documentazione medica, dal contratto e dalla normativa applicabile. Nelle situazioni delicate è importante rivolgersi al medico e, per gli aspetti contrattuali o legali, a riferimenti qualificati.

Cambiare lavoro è una soluzione all’ansia?

Cambiare lavoro non è sempre la prima soluzione per risolvere un problema di ansia.

A volte, quando proviamo questa emozione, ci troviamo in un contesto che può essere modificato. In questi casi possiamo avvertire un miglioramento già con alcuni aggiustamenti organizzativi, chiarendo le nostre priorità, confrontandoci con figure competenti e professionisti della salute mentale. Questa svolta può avvenire sia rimanendo dove siamo, sia cambiando lavoro.

Altre volte, invece, anche nella nuova occupazione continuiamo a sentirci in ansia. Può succedere perché alcuni meccanismi personali, come la paura costante di sbagliare, il bisogno di controllo, la difficoltà a mettere confini o la tendenza a sentirsi sempre sotto esame, si ripresentano a prescindere dal contesto. In questo caso è opportuno richiedere un supporto psicologico per imparare a gestire queste situazioni

Se, nonostante i tentativi realistici di miglioramento, l’ansia resta intensa, valutare un cambiamento può diventare parte del percorso. Meglio però farlo con lucidità, senza decidere nel picco dell’ansia o dopo una notte insonne.

Come si muovono ricerca e professionisti della salute

Le evidenze scientifiche e le linee guida internazionali stanno spostando il tema dell’ansia da lavoro dal piano individuale a quello della prevenzione generale.

In un’ottica di longevità, questo tema riguarda la capacità di proteggere nel tempo sonno, recupero, equilibrio mentale e salute cardiovascolare: tutti aspetti che, se trascurati a lungo, possono pesare sulla qualità della vita.


Monica Face

Scritto da

Monica Face

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Istituto Superiore di Sanità, 2021, Ansia nell’adulto — Disturbo d’ansia generalizzata

  • Istituto Superiore di Sanità, 2020, Stress: positivo o negativo, come gestirlo

  • Istituto Superiore di Sanità, 2018, Disturbo di panico: disturbi, cause e cura

  • World Health Organization, 2024, Mental health at work

  • World Health Organization, 2022, WHO guidelines on mental health at work

  • World Health Organization e International Labour Organization, 2022, Mental health at work: policy brief

  • World Health Organization, 2019, Burn-out an “occupational phenomenon”: International Classification of Diseases

  • EU-OSHA, Psychosocial risks and mental health at work

  • Gazzetta Ufficiale, 2008, D.lgs 81/2008, Art. 28

  • National Institute for Health and Care Excellence, 2020, Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management

  • van der Molen, Nieuwenhuijsen, Frings-Dresen, et al Work-related psychosocial risk factors for stress-related mental disorders: an updated systematic review and meta-analysis, BMJ Open

  • Mao, Raju, Zabidi, 2023, Association Between Occupational Stress and Sleep Quality, Nature and Science of Sleep

  • Kivimäki, Nyberg, Batty. et al., 2012, Job strain as a risk factor for coronary heart disease, The Lancet

  • Kivimäki, Kawachi., 2015, Work stress as a risk factor for cardiovascular disease, Current Cardiology Reports

  • Bartlett, Martin, Neil, et al., 2019, A systematic review and meta-analysis of workplace mindfulness training randomized controlled trials, Journal of Occupational Health Psychology

  • Fincham, Strauss, Montero-Marin. et al., 2023, Effect of breathwork on stress and mental health, Scientific Reports

Articoli recenti

Tai Chi: a cosa serve e perché fa bene praticarlo?

Scopri che cos’è il Tai Chi, a cosa serve e quali sono gli effetti benefici per il corpo e la mente, soprattutto con l'avanzare dell'età.

Antonella Lobraico

5 minuti

Ansia da prestazione nello sport: come superarla per vincere

Scopri cos'è l’ansia da prestazione nello sport e quali sono le tecniche più efficaci per superarla o trasformarla in uno stimolo vincente dell’anziano. Scopri i segnali da osservare e come aiutare un genitore solo.

Marco Laffi

5 minuti

Allenamento funzionale: come ci aiuta a invecchiare meglio?

Scopri cos'è l'allenamento funzionale e come protegge la longevità e l'autonomia nella terza età. I benefici scientifici, gli esercizi e la routine ideale.

Marco Laffi

4 minuti

Assertività: significato, esempi pratici e come migliorarla

Scopri il significato di assertività, qual è il suo impatto su salute e longevità e come migliorarla attraverso esercizi da mettere subito in pratica.

Alessia Rossi

9 minuti

Un progetto di