Andrea Porta

In questo articolo
- Che cos’è l’infiammazione?
- I segni dell’infiammazione
- L’infiammazione cronica sistemica di basso grado
- Cosa può causare un’infiammazione cronica?
- Quali sono i sintomi dell’infiammazione cronica silente?
- Infiammazione e invecchiamento: l’inflammaging
- In che modo infiammazione e invecchiamento interagiscono
- Le conseguenze dell’inflammaging sul corpo
- Come si misura l’infiammazione sistemica?
- È possibile “disinfiammare” il nostro corpo?
- Alimentazione antinfiammatoria
- Attività fisica regolare
- Gestione dello stress e sonno
- Esposizione a fumo, alcol e inquinanti
- Integratori e nutraceutici
- Infiammazione e longevità
Lo studio dei fenomeni infiammatori è tra le aree di maggiore interesse nel contesto delle ricerche su qualità di vita, longevità e benessere: sempre più evidenze scientifiche mostrano infatti come l’infiammazione cronica di basso grado o silente sia alla base dell’invecchiamento precoce oltre che di molte tra le patologie oggi causa di morbilità e mortalità nel mondo occidentale.
Che cos’è l’infiammazione?
L’infiammazione di per sé ha una funzione positiva: è infatti un meccanismo di difesa del nostro organismo che si attiva quando i tessuti subiscono un danno. È cioè una risposta del sistema immunitario finalizzata a eliminare l’agente dannoso, a riparare le lesioni e a ripristinare la funzionalità dei tessuti coinvolti. Le cause dell’infiammazione possono essere classificate in tre grandi gruppi:
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infezioni, causate da batteri, virus, funghi e parassiti
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agenti esterni: traumi, calore, radiazioni, contatto con sostanze chimiche, ecc…
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malattie autoimmuni o autoinfiammatorie, causate da anomalie del sistema immunitario.
I segni dell’infiammazione
L’infiammazione comporta una serie di eventi: prima i vasi si dilatano e aumenta il flusso sanguigno verso la zona danneggiata, poi liquidi, proteine e globuli bianchi si spostano dai vasi ai tessuti danneggiati così da neutralizzare l’agente patogeno. Tutto ciò provoca cinque sintomi tipici, indicati con espressioni latine:
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rubor (arrossamento), dovuto alla vasodilatazione e all’aumento del flusso sanguigno
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calor (calore), derivante dal sangue più caldo che affluisce nella zona lesa
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tumor (gonfiore), causato dall’accumulo di liquidi nei tessuti (edema)
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dolor (dolore), provocato dalla pressione esercitata dall’edema e da sostanze chimiche che stimolano le terminazioni nervose
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functio laesa (perdita di funzionalità della parte colpita), che può verificarsi a causa del dolore o del gonfiore che limitano il movimento.
Questa forma di infiammazione, definita acuta, è quindi del tutto fisiologica: di breve durata e finalizzata alla guarigione. Esiste però anche una forma di infiammazione, cronica, che non si spegne una volta esaurita la sua funzione. A differenza di quella acuta, quest’ultima – detta più precisamente infiammazione cronica sistemica di basso grado – può causare danni all’organismo sul lungo periodo.
L’infiammazione cronica sistemica di basso grado
Si tratta infatti di una condizione in cui il sistema immunitario rimane attivato a livelli lievi ma costanti, in assenza di un’infezione o di una lesione evidente: è definita “silente” dal momento che i valori tipici dell’infiammazione acuta rilevati nel sangue in questo caso sono anomali, ma comunque sotto la soglia che causerebbe sintomi evidenti.
Cosa può causare un’infiammazione cronica?
L’infiammazione cronica sistemica di basso grado può contribuire a diverse patologie: ciò avviene per mezzo di sostanze, dette mediatori pro-infiammatori, tra le quali ci sono le citochine pro-infiammatorie. Come illustra uno studio italoamericano del 2018, pubblicato da Nature Reviews Cardiology, tra le patologie causate o che peggiorano di conseguenza a questo fenomeno troviamo ad esempio:
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malattie cardiovascolari e cerebrovascolari
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diabete di tipo 2 e disturbi metabolici
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tumori
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malattie neurodegenerative
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malattie autoimmuni e autoinfiammatorie.
Quali sono i sintomi dell’infiammazione cronica silente?
Purtroppo molti pazienti ignorano questi fenomeni, anche perché l’infiammazione cronica sistemica di basso grado dà, nel breve periodo, soltanto disturbi lievi o attribuiti erroneamente ad altre cause, come:
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stanchezza persistente che non migliora con il riposo
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dolori diffusi
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rigidità muscolare e articolare
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disturbi del sonno
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problemi gastrointestinali
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variazioni di peso inspiegabili
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disturbi dell’umore come ansia e depressione.
Infiammazione e invecchiamento: l’inflammaging
Oltre ad aumentare il rischio e il peggioramento di diverse patologie, l’infiammazione cronica sistemica di basso grado è anche causa di un altro fenomeno studiato solo di recente: l’invecchiamento precoce.
Si parla oggi di inflammaging, parola che nasce dall’unione di inflammation e aging (“invecchiamento”, appunto).
Come illustrano ormai diverse ricerche – tra le quali ad esempio uno studio pubblicato nel 2023 dalla rivista Molecular Metabolism e condotto da ricercatori americani, canadesi e argentini – con l’avanzare dell’età il sistema immunitario subisce un progressivo rimodellamento (immunosenescenza) che porta a una ridotta capacità di difesa ma, paradossalmente, anche a una maggiore produzione di mediatori pro-infiammatori come le citochine pro-infiammatorie già citate, tra le quali troviamo diverse interleuchine e il TNF-α (fattore di necrosi tumorale alfa).
In che modo infiammazione e invecchiamento interagiscono
Ma in che modo l’attivazione costante del sistema immunitario e l’invecchiamento sono collegati? Si tratta di un un meccanismo a due vie:
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l’infiammazione cronica causa invecchiamento. Da un lato l’infiammazione genera uno stress ossidativo persistente, con produzione di radicali liberi che danneggiano DNA, proteine e membrane cellulari, e dunque favoriscono l’invecchiamento precoce
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l’invecchiamento causa infiammazione cronica. L’accumulo di cellule senescenti (cioè non più funzionali) tipico dell’invecchiamento contribuisce al rilascio continuo delle stesse molecole pro-infiammatorie, sostenendo così l’infiammazione. Anche la disfunzione dei mitocondri, componenti fondamentali delle cellule, l’alterazione del microbiota intestinale e la ridotta efficienza dei sistemi di riparazione cellulare, tipici della vecchiaia, concorrono a mantenere attiva l’infiammazione cronica.
Le conseguenze dell’inflammaging sul corpo
Il legame tra infiammazione cronica e l’invecchiamento crea un circolo vizioso che non può che causare un peggioramento costante. Nonostante infatti l’inflammaging si manifesti in modo graduale e spesso poco evidente, le sue conseguenze sono profonde. Tra i disturbi e le patologie correlate si osservano gli stessi dell’infiammazione cronica sistemica di basso grado e in più:
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riduzione della massa e della forza muscolare
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perdita di massa ossea
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rallentamento cognitivo
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maggiore suscettibilità alle infezioni
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peggioramento delle capacità di recupero dopo stress fisici o malattie.
Inoltre, sul lungo periodo, l’inflammaging è associato a un aumento del rischio di sviluppare:
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patologie cardiovascolari
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diabete di tipo 2
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sindrome metabolica
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malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson
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tumori.
Come si misura l’infiammazione sistemica?
Se l’infiammazione cronica di basso grado e l’inflammaging non presentano segni acuti evidenti, come possiamo giungere a una diagnosi? Il sospetto nasce in presenza di sintomi aspecifici e persistenti come quelli elencati, tuttavia alcuni esami di laboratorio possono evidenziare uno stato infiammatorio sistemico lieve ma costante. Il principali marker è costituito dalla proteina C-reattiva (PCR), prodotta dal fegato in presenza di infiammazione e rilevata tramite prelievo di sangue: un suo valore alterato indica la presenza di infiammazione sistemica, anche se non dice in quale parte del corpo è attiva.
Inoltre, come suggerito ad esempio da uno studio pubblicato nel 2025 da ricercatori dell’Università della Georgia (Usa) su Frontiers in Immunology, sono utili il dosaggio di alcune citochine pro-infiammatorie come l’interleuchcina-6 (IL-6) e il TNF-α. Deve essere naturalmente il medico a prescrivere questi esami e a interpretarne i risultati: l’autodiagnosi è infatti sempre sbagliata!
È possibile “disinfiammare” il nostro corpo?
Purtroppo a oggi non esiste una terapia farmacologica specifica in grado di “spegnere” l’infiammazione cronica e i fenomeni di inflammaging. È però possibile combinare tra loro diverse strategie preventive che hanno a che fare con i nostri stili di vita, intervenendo su tutte le determinanti possibili: uno studio cinese del 2023, uscito sulla rivista Signal Transduction and Targeted Therapy, si concentra su alcuni aspetti relativi agli stili di vita, del resto dimostrati ampiamente anche da numerose altre ricerche. Eccone alcuni.
Alimentazione antinfiammatoria
La dieta è uno dei principali modulatori dell’infiammazione cronica. In particolare è dimostrato che i modelli alimentari più efficaci sono quelli ispirati alla dieta mediterranea, caratterizzata da:
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elevato consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali
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uso regolare di olio extravergine di oliva
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buon consumo di pesce
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riduzione di zuccheri raffinati e prodotti industriali
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riduzione di carni lavorate e grassi trans.
Un’alimentazione di questo tipo, ricca di fibre, favorisce inoltre un microbiota intestinale equilibrato, alla base di un sistema immunitario sano.
Attività fisica regolare
L’esercizio fisico moderato e costante è uno dei più potenti antinfiammatori naturali: migliora la sensibilità all’insulina, riduce il grasso viscerale (che ha un’elevata tendenza a produrre citochine pro-infiammatorie) e stimola la produzione di sostanze ad azione antinfiammatoria.
Gestione dello stress e sonno
Lo stress cronico negativo, definito distress, favorisce la produzione di cortisolo e citochine pro-infiammatorie: tecniche di gestione dello stress come meditazione, respirazione, yoga e mindfulness hanno dimostrato di poter contribuire a ridurre l’attivazione infiammatoria. Accanto a ciò, anche un sonno regolare che segue i ritmi circadiani è fondamentale per il controllo dell’infiammazione sistemica, così come una buona gestione dell’uso della luce artificiale, soprattutto bianca azzurra, e dell’esposizione al rumore diurno e notturno.
Esposizione a fumo, alcol e inquinanti
Dannosi a tutto l’organismo, il fumo di sigaretta e l’alcol attivano la risposta immunitaria e quindi l’infiammazione sistemica.
È consigliabile anche eliminare o limitare l’uso di farmaci non essenziali e l’esposizione a inquinanti ambientali come polveri sottili e ultrasottili, biossido di azoto e benzene, responsabili diretti dell’aumento dei processi infiammatori e di numerose malattie.
Al contrario, trascorrere tempo nel verde in parchi e foreste, così come il contatto con opere d’arte e bellezze naturali, sembra offrire uno scudo protettivo nei confronti dei meccanismi pro infiammatori.
Integratori e nutraceutici
In commercio esistono alcuni integratori alimentari che promettono un potenziale ruolo nel modulare l’infiammazione cronica. Attenzione, però: non rappresentano una cura miracolosa, che di fatto non esiste, vanno sempre suggeriti dal medico e affiancati a uno stile di vita e a un’alimentazione sani. Un utilizzo improprio o eccessivo, infatti, può produrre l’effetto opposto a quello desiderato.
Secondo i produttori, tra gli integratori più indicati per ridurre l’infiammazione troviamo quelli a base di:
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omega-3
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vitamina D
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curcumina
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resveratrolo
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probiotici e prebiotici.
Infiammazione e longevità
Nel loro insieme, queste strategie sono efficaci nel controllare l’infiammazione cronica sistemica di basso grado, l’inflammaging e dunque l’invecchiamento, favorendo così maggiori chance di longevità. È però sempre importante evitare il fai da te o di affidarsi a cure che vengono spacciate come miracolose: non esiste una terapia contro queste condizioni così logoranti per il corpo, ma solo la capacità – grazie al supporto di un medico – di intraprendere le scelte giuste per il nostro benessere.
Scritto da
Andrea Porta
Redazione ViviReale
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