Sintomi dell’intestino infiammato: cause, rimedi e diagnosi

Sintomi dell’intestino infiammato: scopri cause, diagnosi e rimedi per gonfiore, dolore addominale, diarrea, stipsi e sindrome dell’intestino irritabile.

Andrea Porta

7 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Disturbi intestinali temporanei o cronici
  • L’intestino non “infiammato”: cos’è la sindrome dell’intestino irritabile
    • I sintomi dell’intestino irritabile
    • Le diverse forme di IBS
  • Perché si sviluppa la sindrome dell’intestino irritabile?
  • Intestino “infiammato”? La diagnosi dell’IBS
  • La terapia della sindrome dell’intestino irritabile
  • L’importanza dell’alimentazione
  • Prognosi: l’IBS può causare danni intestinali?

Molto spesso, quando la pancia non ci dà pace diciamo di avere l’intestino infiammato. Questa espressione, con cui indichiamo uno stato di alterazione caratterizzato da gonfiore, stitichezza o diarrea e dolore addominale, in realtà non è corretta: nella maggioranza dei casi, infatti, quando sperimentiamo questi sintomi molto comuni non c’è nulla di infiammato. Siamo piuttosto di fronte a diversi tipi di condizioni, che nella maggioranza dei casi non hanno alcun impatto sulla speranza di vita e quindi sulla longevità.

Disturbi intestinali temporanei o cronici

Intanto occorre capire se questi disturbi sono temporanei e si risolvono da soli oppure se perdurano nel tempo. Quando hanno una durata limitata, le cause potrebbero essere diverse. Nella maggioranza dei casi un intestino “infiammato” corrisponde in realtà a una lieve e transitoria alterazione causata da un’alimentazione scorretta che dà luogo a disbiosi, cioè un’anomala composizione del microbiota intestinale.

Quando invece i disturbi sono intensi, con diarrea importante accompagnata da febbre, è bene rivolgersi al medico perché potremmo necessitare di un approfondimento medico per valutare l'eventuale necessità di una terapia specifica, inclusi gli antibiotici in casi selezionati. Stesso discorso in presenza di una stitichezza severa e improvvisa: il consulto con il gastroenterologo è importante.

L’intestino non “infiammato”: cos’è la sindrome dell’intestino irritabile

Esistono però dei casi in cui i pazienti manifestano disturbi intestinali che perdurano per lunghi periodi, o anche per tutta la vita, che non sono accompagnati da febbre o dimagrimento: ciò che chiamiamo “intestino infiammato” è allora molto più probabilmente una sindrome dell’intestino irritabile (Irritable Bowel Syndrome, IBS), uno dei disturbi gastrointestinali più diffusi al mondo.

Diversi studi internazionali stimano che questa patologia interessi tra il 5 e il 10 per cento della popolazione generale, con una maggiore prevalenza nelle donne e nelle persone di età inferiore ai 50 anni. Pur non rappresentando una malattia grave, né associata a un aumento della mortalità, l’IBS può compromettere in modo significativo la qualità della vita, influenzando il benessere fisico, psicologico e sociale di chi ne soffre. In altre parole, i pazienti possono avere una vita longeva nonostante questa condizione.

I sintomi dell’intestino irritabile

Secondo i criteri diagnostici internazionali, l’IBS è definita dalla presenza di specifici segnali:

  • dolore addominale o crampi ricorrenti;

  • gonfiore addominale;

  • eccessiva produzione di gas;

  • modifica della frequenza delle evacuazioni;

  • modifica della forma e consistenza delle feci;

  • urgenza evacuativa (cioè bisogno impellente di recarci in bagno);

  • sensazione di evacuazione incompleta.

Spesso questi disturbi peggiorano dopo i pasti o durante periodi di stress emotivo e possono variare notevolmente da persona a persona alternando periodi di remissione e riacutizzazione.

Molti pazienti riferiscono inoltre sintomi extraintestinali quali:

  • affaticamento cronico;

  • cefalea;

  • disturbi del sonno;

  • dolori muscolari;

  • ansia e depressione.

Le diverse forme di IBS

In base alle caratteristiche delle evacuazioni, la sindrome dell’intestino irritabile viene suddivisa in quattro sottotipi principali:

  • IBS con predominanza di stipsi (IBS-C): è caratterizzata da evacuazioni poco frequenti e feci dure o caprine. Il gonfiore addominale è particolarmente comune;

  • IBS con predominanza di diarrea (IBS-D): è caratterizzata da evacuazioni frequenti, feci liquide o molli e urgenza evacuativa. Alcuni pazienti limitano le proprie attività sociali per il timore di non trovare rapidamente un bagno;

  • IBS mista (IBS-M): alterna periodi di diarrea e stipsi, spesso in modo imprevedibile;

  • IBS non classificabile (IBS-U): è la definizione che comprende i casi che non rientrano chiaramente nelle precedenti categorie.

Perché si sviluppa la sindrome dell’intestino irritabile?

L’origine dell’IBS è multifattoriale e coinvolge diversi meccanismi biologici:

  • alimentazione: ciò che mangiamo rappresenta uno dei principali fattori in grado di influenzare la condizione. Non a caso molti pazienti riferiscono un peggioramento del disturbo dopo il consumo di alimenti quali latte e derivati, cibi grassi, bevande gassate e cibi industriali, caffè, alcol, cibi piccanti;

  • ipersensibilità viscerale: l’intestino delle persone affette da IBS è più sensibile agli stimoli meccanici e chimici, così normali quantità di gas o movimenti intestinali possono essere percepiti come dolorosi o fastidiosi;

  • ruolo della flora batterica intestinale: negli ultimi anni il microbiota, cioè l’insieme di miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino e svolgono funzioni fondamentali per la digestione, il metabolismo e la regolazione immunitaria, è diventato uno dei principali oggetti di studio nella ricerca sull’IBS. Numerose ricerche hanno evidenziato che molti pazienti con questa condizione presentano un’alterazione cronica della composizione del microbiota;

  • stress e ruolo dell’asse cervello-intestino: uno degli aspetti più affascinanti della sindrome dell’intestino irritabile riguarda il cosiddetto asse cervello-intestino, ovvero il sistema di comunicazione bidirezionale che collega il sistema nervoso centrale al tratto gastrointestinale. È dimostrato che stress, ansia, depressione e traumi psicologici possono influenzare direttamente la motilità del tratto digerente, la percezione del dolore e la composizione dell’ecosistema batterico che, come abbiamo visto, sono fattori rilevanti nell’origine dell’IBS.

Le relazioni tra asse cervello-intestino e microbiota sono ben descritte in uno studio americano del 2018 secondo il quale l'intestino e il cervello comunicano continuamente attraverso il sistema nervoso autonomo e il nervo vago, il sistema immunitario, il sistema endocrino (cioè gli ormoni) e la flora batterica. Quest’ultimo potrebbe pertanto avere un ruolo importante nello sviluppo di numerose malattie gastrointestinali, come appunto l’IBS.

Intestino “infiammato”? La diagnosi dell’IBS

Non esiste un singolo esame in grado di confermare la sindrome dell’intestino irritabile. La diagnosi si basa infatti principalmente sull’esame obiettivo, sulla valutazione dei sintomi e sull’esclusione di altre patologie.

erazioni della motilità intestinale: molti pazienti presentano contrazioni anomale che possono accelerare o rallentare il transito delle feci, causando rispettivamente diarrea o stipsi; 

Oltre alle già citate infezioni, i disturbi tipici dell’IBS sono infatti presenti anche in patologie quali:

  • celiachia, condizione legata a una reazione immunitaria anomala al glutine;

  • intolleranza al lattosio;

  • malattie infiammatorie croniche intestinali (Inflammatory Bowel Disease, IBD), ovvero la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Chi ne è affetto mostra uno stato infiammatorio cronico immunomediato caratterizzato da fasi di attività e remissione che causa dolore addominale, diarrea e lesioni a livello dell’intestino come ulcere e stenosi (cioè restringimenti che possono portare a ostruzione). In questi casi l’intestino è effettivamente “infiammato” ed è pertanto fondamentale il supporto di un gastroenterologo esperto in queste patologie;

  • altre patologie che potrebbero dar luogo ad alterazioni intestinali, come endometriosi, disturbi tiroidei, tumore del colon-retto.

Queste patologie possono manifestarsi anche con altri sintomi normalmente non presenti nell’IBS, come perdita di peso involontaria, anemia, presenza di sangue nelle feci, febbre ed urgenza evacuativa durante la notte.

Per questi motivi, oltre all’esame obiettivo e alla valutazione del quadro clinico possono essere prescritti alcuni esami utili a differenziare una IBS da altre malattie:

  • esami del sangue per valutare parametri quali l’emocromo o la proteina C reattiva, indice di infiammazione sistemica;

  • esami delle feci, quali il dosaggio della calprotectina fecale utile a individuare stati infiammatori acuti, come nelle IBD;

  • test per la celiachia;

  • test per le intolleranze, come quella al lattosio;

  • colonscopia, ma solo in casi selezionati.

In questo contesto alcuni studi stanno valutando modalità più precise per la diagnosi di questa patologia. In particolare, l’obiettivo è individuare biomarcatori, cioè sostanze rilevabili nel sangue o nelle feci, che consentano di diagnosticare la condizione non semplicemente per esclusione, come di fatto avviene oggi.
Secondo gli studiosi, però, la natura multifattoriale della sindrome dell'intestino irritabile rende improbabile l'identificazione di un singolo biomarcatore valido per tutti i pazienti. Sembra invece più plausibile rintracciarne di specifici per ciascun sottotipo, anche se serviranno studi su ampie popolazioni per giungere a risultati definitivi da applicare nella pratica clinica.

La terapia della sindrome dell’intestino irritabile

Il trattamento dell’IBS deve essere personalizzato in base ai sintomi predominanti. A seconda dei casi, potrebbero essere opportuni:

  • modifiche dello stile di vita: il primo step consiste nel migliorare la salute generale. È utile infatti fare attività fisica regolare, dormire bene, gestire lo stress immergendosi nella natura e astenersi da alcol e fumo;

  • terapie farmacologiche: a seconda del sottotipo possono essere utilizzati, su indicazione medica, lassativi, antidiarroici, antidepressivi, antispastici e farmaci che modulano la motilità viscerale;

  • psicoterapia e tecniche di rilassamento: la terapia cognitivo-comportamentale e le tecniche di rilassamento e gestione dello stress hanno dimostrato benefici significativi in numerosi studi clinici;

  • integratori e probiotici: alcuni probiotici possono contribuire a ridurre gonfiore e dolore addominale, sebbene i risultati siano variabili a seconda dei ceppi utilizzati. Anche fibre solubili come lo psillio possono risultare utili, soprattutto nelle forme caratterizzate da stipsi.

L’importanza dell’alimentazione

Naturalmente è l’alimentazione a rappresentare il primo dei pilastri terapeutici. Un nutrizionista esperto di IBS, insieme al gastroenterologo, può aiutare a identificare gli alimenti trigger e a costruire una dieta equilibrata: evitiamo quindi rimedi fai-da-te o diete che non hanno alcun fondamento scientifico.

Anche le cosiddette “diete antinfiammatorie” spesso non sono adatte a chi soffre di questa condizione (mentre potrebbero avere un senso in caso di malattie infiammatorie croniche intestinali). Al contrario, la dieta low-FODMAP si è imposta negli anni come regime nutrizionale particolarmente efficace alle diverse forme di IBS grazie alle evidenze scientifiche su cui si fonda.

Gli alimenti indicati dalla sigla FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols, cioè oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli) sono carboidrati a corta catena scarsamente assorbiti dall’intestino tenue e facilmente fermentabili da parte dei batteri intestinali. Queste sostanze, come illustrato da uno studio uscito su Nutrients nel 2024, possono richiamare acqua nell’intestino e aumentare la produzione di gas, favorendo gonfiore, dolore e diarrea. Tra gli alimenti ricchi di FODMAP ci sono:

  • cipolla e aglio;

  • alcuni legumi;

  • latte e derivati;

  • frutta quale mele, pere e anguria;

  • dolcificanti come sorbitolo e mannitolo.

Le evidenze scientifiche mostrano che questo approccio può migliorare i sintomi in una percentuale significativa di pazienti, ma deve essere seguito sotto supervisione specialistica per evitare carenze nutrizionali e alterazioni del microbiota.

Attenzione anche ai cibi contenenti un’alta quantità di fibre alimentari: occorre infatti distinguere quelle solubili da quelle insolubili. Le prime - presenti ad esempio in agrumi, banane poco mature, carote, melanzane e patate - si sciolgono in acqua formando un gel che aiuta a regolarizzare i movimenti enterici.
Le seconde, presenti in cereali integrali, legumi, e molti tipi di frutta e verdura, non si sciolgono e contribuiscono a formare volume nelle feci. Per chi soffre di IBS solo le prime sono realmente utili, poiché quelle insolubili tendono a irritare le pareti intestinali aumentando dolore e gonfiore.

Prognosi: l’IBS può causare danni intestinali?

Una delle domande più frequenti riguarda le possibili conseguenze a lungo termine della sindrome dell’intestino irritabile. La risposta è rassicurante: l’IBS non provoca danni permanenti all’intestino, non causa ulcerazioni e non aumenta il rischio di sviluppare tumori del colon-retto o malattie infiammatorie croniche intestinali. Tuttavia, se non adeguatamente trattata, la patologia può avere un impatto rilevante sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sulla produttività lavorativa.

Grazie però a una diagnosi corretta, a un adeguato percorso terapeutico e a una gestione personalizzata di dieta, stress e stile di vita, la maggior parte dei pazienti riesce a vivere a lungo e a controllare efficacemente i sintomi e a condurre una vita normale.


Andrea Porta

Scritto da

Andrea Porta

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Bertin, Zanconato, Crepaldi, et al., 2024, The Role of the FODMAP Diet in IBS, Nutrients

  • National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, 2017, Definition & Facts for Irritable Bowel Syndrome

  • American Gastroenterological Association, Irritable bowel syndrome (IBS)

  • NHS Inform, Irritable bowel syndrome (IBS)

  • NHS, Irritable bowel syndrome (IBS)

  • Martin, Osadchiy, Kalani, et al, 2018, The Brain-Gut-Microbiome Axis, Cellular and Molecular Gastroenterology and Hepatology

  • Saha, 2014, Irritable bowel syndrome: pathogenesis, diagnosis, treatment, and evidence-based medicine, World Journal of Gastroenterology

  • ISSalute, Istituto Superiore di Sanità, 2020, Sindrome dell'intestino irritabile

  • Kim, Lin, Pimentel, 2017, Biomarkers of Irritable Bowel Syndrome, Journal of Neurogastroenterology and Motility

  • Nakov, Snegarova, Dimitrova-Yurukova, et al., 2021, Biomarkers in Irritable Bowel Syndrome: Biological Rationale and Diagnostic Value, Digestive Disease

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