Michela del Zoppo

In questo articolo
- Cosa significa “nutraceutica” e quando nasce questa disciplina
- Cosa cambia tra nutrizione e nutraceutica?
- Nutraceutici o integratori? Facciamo chiarezza
- La nutrigenomica e la personalizzazione alimentare
- A cosa serve la nutraceutica
- Supporto del microbiota intestinale
- Protezione dallo stress ossidativo
- Funzione cardiovascolare
- Risposta infiammatoria fisiologica
- Cosa sono gli alimenti funzionali e che legame hanno con la nutraceutica
- Come distinguere gli alimenti funzionali dagli alimenti comuni
- I cibi nutraceutici che possiamo servire sulla nostra tavola
- Dieta nutraceutica: cosa significa realmente
- Un approccio alla salute che dura nel tempo
Nell’ultimo secolo l’aspettativa di vita è aumentata in modo significativo, e negli anni la medicina e le scienze che si occupano del benessere hanno iniziato a spostare il focus dalla semplice sopravvivenza alla longevità in buona salute, interrogandosi su come sostenere nel tempo le funzioni fisiologiche coinvolte nei processi di invecchiamento.
È in questo quadro che si inserisce la nutraceutica, un ambito di studio che analizza il ruolo di specifici composti presenti negli alimenti e il loro possibile contributo al mantenimento dell’equilibrio dell’organismo nel lungo periodo.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la popolazione globale è passata da una media di circa 52 anni negli anni Sessanta a oltre 73 anni oggi, con valori ancora più elevati nei Paesi ad alto reddito. In Europa, l’aspettativa di vita supera ormai gli 80 anni in molti Stati, nonostante una lieve flessione dovuta al post-Covid. Questo progresso è sicuramente il risultato di condizioni igienico sanitarie migliori, di nuovi farmaci e tecnologie efficaci e di un più vasto accesso alle cure.
Ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio. L’allungamento della vita si accompagna spesso a un aumento delle patologie croniche, solo in parte legate all’età, a una maggiore fragilità e a una riduzione della qualità della vita negli ultimi anni. È proprio su questo scarto tra durata della vita e salute che oggi si concentra l’attenzione della ricerca scientifica.
Cosa significa “nutraceutica” e quando nasce questa disciplina
La nutraceutica nasce per rispondere a una domanda precisa: in che modo ciò che mangiamo può influenzare il nostro stato di salute nel lungo periodo, oltre a soddisfare i bisogni nutrizionali di base?
Il termine “nutraceutica” viene introdotto ufficialmente nel 1989, quando il medico e ricercatore statunitense Stephen DeFelice conia il termine per indicare un’area di ricerca a metà tra alimentazione (nutrizione) e farmacologia (farmaceutica). L’obiettivo era descrivere lo studio dei composti bioattivi presenti negli alimenti e il loro ruolo nel supportare specifiche funzioni fisiologiche.
Negli ultimi anni, questo campo di ricerca si è ampliato grazie a numerosi studi che hanno analizzato molecole come polifenoli, fibre solubili, acidi grassi omega-3, carotenoidi e fermenti vivi. Lo studio del 2024 “A review on the influence of neutraceuticals and functional foods on health” evidenzia come tali composti siano coinvolti in meccanismi biologici legati all'infiammazione, al metabolismo e allo stress ossidativo, tutti fattori centrali nei processi di invecchiamento.
A differenza della nutrizione tradizionale, che si concentra sull’equilibrio tra macronutrienti e micronutrienti, la nutraceutica sposta l’attenzione sulla qualità funzionale dell’alimento e sulle interazioni che questi composti possono avere con il nostro organismo quando li assumiamo in modo continuativo.
Cosa cambia tra nutrizione e nutraceutica?
La differenza tra nutrizione e nutraceutica sta nel tipo di domanda a cui questi concetti rispondono:
-
la nutrizione tradizionale si occupa di garantire all’organismo l’apporto corretto di energia e nutrienti necessari al suo funzionamento quotidiano
-
la nutraceutica, invece, è nata quando la ricerca ha iniziato a interrogarsi su come alcuni componenti alimentari possano influenzare, nel tempo, specifiche funzioni fisiologiche, andando oltre il semplice soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali.
Questo passaggio diventa particolarmente rilevante se lo osserviamo in relazione all’invecchiamento. Molti dei processi che incidono sulla qualità della nostra vita negli anni, di cui abbiamo già accennato – come l’aumento dell’infiammazione cronica di basso grado, le alterazioni metaboliche o lo stress ossidativo – non dipendono da una singola carenza nutrizionale. Si sviluppano lentamente, come il risultato di squilibri progressivi che accompagnano l’organismo nel tempo. È su questi meccanismi che la nutraceutica concentra la propria attenzione.
Per comprendere meglio la differenza tra nutrizione e nutraceutica, portiamo un paio di esempi. Sappiamo che, dal punto di vista nutrizionale, gli agrumi sono un’importante fonte di vitamine; la nutraceutica, invece, studia i flavonoidi in essi contenuti per la loro azione antiossidante.E ancora: un alimento come lo yogurt apporta nutrienti come proteine e calcio. Allo stesso tempo, con i suoi fermenti lattici vivi, contribuisce all’equilibrio del microbiota intestinale.
La nutraceutica, dunque, non sostituisce la nutrizione, ma la amplia e ne esplora i meccanismi più complessi.
Nutraceutici o integratori? Facciamo chiarezza
Quando si parla di nutraceutica, un aspetto che potrebbe generare confusione riguarda il rapporto con gli integratori alimentari. Chiariamo subito un aspetto fondamentale: nutraceutici e integratori non sono sinonimi, anche se in alcuni casi possono essere assunti in modo simile.
In genere, assumiamo integratori alimentari per compensare una carenza specifica di nutrienti, come vitamine o minerali, o per rispondere a un fabbisogno specifico in particolari fasi della nostra vita. Il loro utilizzo è quindi legato a una necessità puntuale e a un obiettivo preciso: ristabilire un equilibrio che, per diverse ragioni, non riusciamo a raggiungere attraverso la sola alimentazione.
I nutraceutici, invece, si collocano su un piano diverso. Non nascono per colmare una carenza, ma per supportare nel tempo alcune delle nostre funzioni fisiologiche, in un’ottica di prevenzione non clinica e di mantenimento della salute. Possiamo consumarli attraverso un preciso stile alimentare, scegliendo cibi che contengono naturalmente composti bioattivi, oppure tramite integrazione mirata. In entrambi i casi, ciò che li caratterizza non è la forma, ma la finalità: accompagnare l’organismo nel lungo periodo, piuttosto che intervenire su un deficit immediato.
La nutrigenomica e la personalizzazione alimentare
Se la nutraceutica è utile a ognuno di noi, è legittimo chiedersi se tutti potremmo rispondere allo stesso modo a determinati alimenti. Da questo interrogativo nasce la nutrigenomica, la disciplina che studia l’interazione tra nutrienti ed espressione genica, partendo dall’osservazione che la risposta del nostro organismo al cibo può variare anche in base alla genetica individuale. Le basi teoriche di questo approccio derivano da diversi studi, come “Nutrigenomics and Nutrigenetics”, che analizzano il modo in cui specifici nutrienti e composti bioattivi riescono a influenzare l’attività dei geni coinvolti nel metabolismo, nell’infiammazione e nello stress ossidativo.
La letteratura scientifica più recente invita però a muoversi con equilibrio. Le evidenze oggi disponibili non sono ancora sufficienti per tradurre i risultati della nutrigenomica in indicazioni alimentari personalizzate pienamente affidabili e standardizzate. In più, non dobbiamo dimenticare che la ricerca sta convergendo su una visione sempre più olistica e integrata dei meccanismi che influenzano la biologia umana. Una ricerca pubblicata su ScienceDirect sottolinea come il potenziale di questo ambito sia significativo, ma ancora condizionato dalla mancanza di studi di intervento su larga scala.
In ogni caso, il valore della nutrigenomica sta nel modo in cui ci aiuta a leggere con maggiore precisione il rapporto tra alimentazione, organismo e tempo. Più che fornire risposte immediate, offre una chiave interpretativa per comprendere la complessità delle risposte individuali al cibo e il loro impatto nel lungo periodo.
In una prospettiva di longevità sana, nutrigenomica e nutraceutica contribuiscono ad ampliare lo sguardo sull’alimentazione, mettendo al centro l’importanza delle nostre scelte alimentari e il loro effetto cumulativo nel tempo. È in questa dimensione che la ricerca apre nuove possibilità e ci accompagna in una comprensione più consapevole dei processi che influenzano l’invecchiamento.
A cosa serve la nutraceutica
Come abbiamo visto, il contributo della nutraceutica si manifesta a lungo termine sulla qualità della vita, attraverso la regolarità delle scelte alimentari e una dieta equilibrata. Per questo motivo è utile approfondire come specifici alimenti e principi nutritivi possono migliorare la nostra salute.
Supporto del microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è un ecosistema dinamico, composto da miliardi di microrganismi che interagiscono con la digestione, il metabolismo, il sistema immunitario e la gestione dell’energia del nostro corpo. La nutraceutica studia il ruolo di probiotici, prebiotici e fibre fermentabili nell’influenzare la composizione e l’attività di questo ecosistema, attraverso il consumo di alimenti come yogurt e kefir con fermenti vivi, avena, legumi e alcune verdure ricche di fibre alimentari, che favoriscono un ambiente intestinale più diversificato e stabile.
Protezione dallo stress ossidativo
Lo stress ossidativo è uno dei meccanismi più studiati nel campo dell’invecchiamento biologico e si genera quando l’equilibrio tra produzione di radicali liberi e sistemi antiossidanti interni viene meno.
In relazione a questa condizione, la nutraceutica analizza composti come polifenoli, flavonoidi, carotenoidi e vitamine antiossidanti presenti in frutti rossi, tè verde, agrumi e verdure arancioni. Queste molecole dialogano con i sistemi di difesa già presenti nel nostro organismo e contribuiscono a rafforzarne l’efficienza nel tempo. Non operano come “scudi” istantanei, ma accompagnano il corpo nel mantenimento di una migliore stabilità ossidativa, con effetti misurabili solo grazie a un consumo costante all’interno di un’alimentazione equilibrata.
Funzione cardiovascolare
Per quanto riguarda la funzione cardiovascolare l’attenzione della nutraceutica si concentra in particolare sui beta-glucani dell’avena e sugli omega-3 del pesce azzurro.
I beta-glucani sono associati al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue, mentre gli omega-3 partecipano a processi legati al metabolismo lipidico e alla funzionalità delle membrane cellulari.
Risposta infiammatoria fisiologica
La nutraceutica analizza alcuni fitocomposti (tra cui curcumina, quercetina e resveratrolo) per capire in che modo possano modulare alcune vie cellulari legate ai processi infiammatori di basso grado. L’infiammazione è un processo fisiologico essenziale nei meccanismi di difesa dell’organismo. Quando diventa persistente o disregolata, però, influisce sul nostro benessere generale.
Gli studi finora prodotti non indicano effetti immediati dei nutraceutici sui livelli di infiammazione, ma evidenziano come l’alimentazione possa contribuire alla gestione delle risposte fisiologiche nel tempo, quando questi composti sono inseriti con continuità all’interno della dieta.
Cosa sono gli alimenti funzionali e che legame hanno con la nutraceutica
Per alimenti funzionali intendiamo quei cibi che, oltre a fornire nutrienti di base, contengono componenti in grado di svolgere un ruolo specifico nel supporto di alcune funzioni dell’organismo. Non si tratta di prodotti “speciali” o destinati a un consumo occasionale, ma di alimenti che possono essere inseriti con regolarità all’interno di una dieta equilibrata.
Se la nutraceutica ci aiuta a capire come alcuni composti presenti negli alimenti interagiscono con le funzioni fisiologiche, gli alimenti funzionali sono il mezzo concreto che li introduce nella nostra dieta quotidiana.
Come distinguere gli alimenti funzionali dagli alimenti comuni
A questo punto, una domanda è inevitabile: come si riconosce un alimento funzionale? La distinzione non è sempre immediata e non può basarsi su etichette generiche o messaggi promozionali.
Un alimento si definisce funzionale quando esistono evidenze che collegano uno o più dei suoi componenti a una funzione fisiologica specifica, osservata in condizioni di consumo realistiche. Non basta che un alimento sia “ricco di” un certo nutriente: è necessario che quel componente sia presente in una forma biodisponibile e che il suo ruolo sia documentato.
I cibi nutraceutici che possiamo servire sulla nostra tavola
Anche se non lo sappiamo, molti dei cibi associati a un potenziale nutraceutico fanno già parte della nostra alimentazione, e non è necessario ricorrere a prodotti specifici o a scelte estreme.
Tra gli alimenti funzionali che fanno parte della dieta mediterranea troviamo, ad esempio:
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avena, apprezzata per il contenuto di beta-glucani, fibre solubili coinvolte nella regolazione del metabolismo
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tè verde, fonte di catechine, composti bioattivi oggetto di numerosi studi
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frutti rossi, naturalmente ricchi di antociani
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pesce azzurro, noto per l’apporto di acidi grassi omega-3
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yogurt e kefir, che contengono ceppi probiotici rilevanti per l’equilibrio del microbiota intestinale.
Dieta nutraceutica: cosa significa realmente
Quando si parla di dieta nutraceutica, il rischio è quello di immaginarla come un regime alimentare codificato o come una lista di alimenti “giusti” e “sbagliati”. In realtà non è una dieta in senso stretto, ma un approccio che integra le conoscenze della nutraceutica nella costruzione dell’alimentazione quotidiana.
È un modo di leggere il cibo che dialoga con il tema della longevità sana: non promette risultati rapidi, ma accompagna nel tempo e aiuta a costruire un rapporto più consapevole tra alimentazione, organismo e invecchiamento.
L’approccio nutraceutico funziona, infatti, quando si adatta a diversi stili alimentari senza imporre rinunce o modelli uguali per tutti.
È la continuità delle nostre scelte alimentari, più che la quantità, a portare benefici sulla nostra salute nel lungo periodo.
Un approccio alla salute che dura nel tempo
La nutraceutica è uno strumento di conoscenza che ci aiuta a leggere il rapporto tra ciò che mangiamo e il funzionamento del nostro organismo nel tempo. È una chiave di lettura utile per orientarsi e costruire nel tempo un rapporto più informato con l’alimentazione.
Questo approccio si riflette nel crescente interesse della ricerca scientifica e della formazione accademica, che negli ultimi anni hanno iniziato a integrare sempre più spesso i temi della nutraceutica, degli alimenti funzionali e delle interazioni tra dieta e funzioni fisiologiche nei percorsi di studio e di approfondimento. È un segnale di come il confine tra nutrizione, prevenzione e salute stia diventando sempre più articolato e consapevole.
Scritto da
Michela del Zoppo
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
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Organizzazione Mondiale della Sanità, GHE: Life expectancy and healthy life expectancy
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