Prevenzione cardiovascolare: in cosa consiste e perché iniziare presto è fondamentale

Cosa si intende per prevenzione cardiovascolare, che ruolo gioca lo stile di vita e quali sono i controlli da svolgere: scopriamolo in questo articolo.

Michela del Zoppo

7 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Quali sono i controlli cardiovascolari e perché sono importanti
    • Prevenzione primaria
    • Prevenzione secondaria
  • Quali sono i principali esami utili da svolgere?
    • Misurazione della pressione arteriosa
    • Esami del sangue per colesterolo e trigliceridi
    • Glicemia ed emoglobina glicata (HbA1c)
    • Elettrocardiogramma (ECG)
    • Ecocardiogramma
    • Holter cardiaco
    • Altri esami mirati
  • I fattori di rischio che concorrono allo sviluppo di una malattia cardiovascolare
  • Come si misura il rischio cardiovascolare
  • Prevenire le malattie cardiovascolari attraverso lo stile di vita
  • Prevenzione cardiovascolare: uno sguardo al futuro

A molti di noi sarà capitato di pensare al benessere del nostro cuore solo dopo la comparsa di un sintomo particolare, come un affanno insolito, una tachicardia prolungata, o un valore fuori norma in un esame. In realtà, la salute cardiovascolare si costruisce nel tempo tramite precise azioni di prevenzione, ben prima che compaiano possibili disturbi. Quando si affronta il tema della salute del cuore e dei vasi, infatti, bisogna ricordare che si parla di condizioni che spesso si sviluppano in modo silenzioso, accumulandosi nel tempo senza dare sintomi tangibili, e compromettendo la sana longevità.

Da anni gli specialisti richiamano l’attenzione sull’importanza di questo aspetto, e i numeri aiutano a capire perché: le malattie cardiovascolari, infatti, rappresentano la prima causa di morte in Italia, nell’UE e nel mondo. Al tempo stesso, una parte rilevante di questi eventi (ben l’80%) potrebbe essere evitata grazie a stili di vita più salutari e all’individuazione precoce di soggetti a rischio o già colpiti da problemi di questo genere.

Anche la diffusione dei fattori di rischio è ampia. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 41% degli italiani tra i 18 e i 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. Questo significa che la prevenzione non riguarda solo chi ha già avuto un problema cardiaco, ma una parte molto ampia di persone che si sentono in buona salute.

Ma in cosa consiste davvero la prevenzione cardiovascolare? Quali sono i controlli utili da fare e le abitudini quotidiane che possono aiutarci a proteggere il cuore nel tempo?

Quali sono i controlli cardiovascolari e perché sono importanti

Il primo interlocutore fondamentale nel percorso di prevenzione è il medico di famiglia, il quale può definire il profilo di rischio cardiovascolare di ciascuno di noi. Attraverso l’anamnesi, la misurazione della pressione arteriosa e gli esami ematici, infatti, il medico è in grado di identificare precocemente eventuali fattori di rischio, anche prima della comparsa di sintomi.

Lo screening cardiovascolare ha dunque l’obiettivo di intercettare segnali che, presi singolarmente, possono sembrare poco rilevanti, ma che nel tempo contribuiscono ad aumentare la probabilità di sviluppare malattie come infarto o ictus. Ipertensione, colesterolo elevato, glicemia alterata o sovrappeso rappresentano condizioni che meritano di essere attenzionate e monitorate.

In particolare, gli specialisti individuano due macroaree di prevenzione: quella primaria e quella secondaria.

Prevenzione primaria

La prevenzione primaria è rivolta a persone sane e rappresenta la forma più efficace di prevenzione perché interviene sulle abitudini personali facendo in modo di creare nel corpo le condizioni biologiche affinché la malattia non si formi. A maggior ragione chi non ha ancora sviluppato una malattia cardiovascolare, ma può presentare uno o più fattori di rischio emersi durante i controlli di routine.

L’obiettivo è ridurre la probabilità di eventi come infarto o ictus, intervenendo su aspetti modificabili quali la pressione arteriosa, il colesterolo, la glicemia, il peso corporeo, il fumo e la sedentarietà.

Prevenzione secondaria

La prevenzione secondaria, o diagnosi precoce, entra in gioco quando una malattia cardiovascolare si è già manifestata, ma ne permette l’identificazione nello stadio iniziale, aumentando significativamente le probabilità di guarigione. Anche in questo caso restano centrali le buone abitudini quotidiane, come seguire un’alimentazione bilanciata, praticare movimento fisico (sempre secondo le proprie condizioni e in accordo con il medico curante), alle quali è poi necessario affiancare le cure prescritte e controlli frequenti.

Quali sono i principali esami utili da svolgere?

Per valutare in modo accurato la salute del cuore e dei vasi sanguigni servono alcune misurazioni e accertamenti che, nell’insieme, aiutano a definire il profilo di rischio individuale. Alcuni fanno parte degli esami di routine, altri vengono consigliati in base all’età, alla familiarità o alla presenza di fattori di rischio.

Misurazione della pressione arteriosa

È uno dei controlli fondamentali, da effettuare con regolarità anche se ci sentiamo bene. È importante ricordare che valori costantemente elevati della pressione – pur non dando spesso manifestazioni evidenti – aumentano il rischio di infarto e ictus.

Esami del sangue per colesterolo e trigliceridi

Il profilo lipidico comprende colesterolo totale, LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), HDL e trigliceridi. Esami più avanzati come ApoB, Lipoproteina e LDL Ossidate sono consigliati a chi ha familiarità o altri fattori di rischio. Questi parametri forniscono indicazioni sulla quantità di grassi presenti nel sangue e sul rischio di sviluppare aterosclerosi, ossia l’accumulo di placche nelle arterie che può portare al rischio di ictus e infarto.

Glicemia ed emoglobina glicata (HbA1c)

Questi valori servono a valutare il metabolismo degli zuccheri e a individuare condizioni come il diabete o il prediabete, che aumentano il rischio cardiovascolare anche in assenza di sintomi evidenti.

Elettrocardiogramma (ECG)

Questo esame registra l’attività elettrica del cuore ed è in grado di evidenziare eventuali segni di sofferenza cardiaca o aritmie. È un esame rapido, indolore e spesso inserito nei controlli periodici dopo una certa età o in presenza di fattori di rischio.

Ecocardiogramma

L'esame ecocardiografico (o ecocardiogramma) è una tecnica che utilizza gli ultrasuoni per visualizzare la struttura e il funzionamento del cuore. Offre dettagli fondamentali sulle valvole, sulle camere e sulla capacità contrattile del muscolo cardiaco.

Holter cardiaco

Il monitoraggio Holter è la registrazione continuativa dell'attività elettrica del cuore nell’arco di 24 ore o più. Si tratta di un esame fondamentale quando è necessario rilevare aritmie che potrebbero non essere individuate durante un elettrocardiogramma standard effettuato in ambulatorio.

Altri esami mirati

In determinate situazioni, il medico potrebbe suggerire accertamenti aggiuntivi, ad esempio esami utili a valutare lo stato infiammatorio del sistema cardiovascolare o indagini di imaging per esaminare le arterie. La decisione di effettuarli si basa principalmente sul rischio cardiovascolare individuale.

Tra gli accertamenti che possono essere richiesti troviamo, ad esempio:

  • Proteina C Reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP): si tratta di un marcatore che rileva l’infiammazione sistemica cronica di basso grado, ed è spesso associato a un rischio aterosclerotico aumentato, anche senza ipercolesterolemia.

  • Omocisteina: livelli elevati di questo amminoacido sono considerati un fattore di rischio indipendente per la malattia cardiovascolare e l’ictus.

  • Ecocolordoppler Carotideo e Periferico: questo esame di imaging consente una visualizzazione diretta delle arterie per misurare lo spessore medio-intimale (IMT) e identificare la presenza di placche aterosclerotiche.

  • Angiografia TC Coronarica (CTCA): in casi specifici (come sintomi atipici, o quando i risultati del test da sforzo sono discordanti rispetto al profilo di rischio), la CTCA fornisce immagini dettagliate delle coronarie, consentendo di identificare con precisione stenosi e placche aterosclerotiche.


prevenzione cardiovascolare e donna che misura la pressione

I fattori di rischio che concorrono allo sviluppo di una malattia cardiovascolare

I controlli di cui abbiamo parlato servono a individuare qualcosa di fondamentale: l’insieme di condizioni che, nel tempo, possono modificare la struttura e la funzione dei vasi sanguigni e del cuore. Le malattie cardiovascolari, infatti, raramente dipendono da una sola causa: più spesso derivano dall’interazione prolungata di diversi fattori di rischio che agiscono in parallelo.

I principali li abbiamo accennati nel corso dell’articolo: vanno dall’ipertensione alle alterazioni del metabolismo dei lipidi, da iperglicemia e diabete allo stile di vita, in particolare in riferimento a fumo di sigaretta, sovrappeso e sedentarietà. A questi si aggiungono fattori non modificabili, come età e familiarità.

Più numerosi sono i fattori di rischio presenti in contemporanea, maggiore tende a essere la probabilità che si instaurino alterazioni progressive del sistema cardiovascolare. È proprio questa visione d’insieme a guidare la prevenzione.

Come si misura il rischio cardiovascolare

Come si traduce tutto questo in una valutazione concreta? Il rischio cardiovascolare si determina attraverso una stima integrata che combina parametri clinici, esami di laboratorio e informazioni sulle abitudini di vita. Il medico, quindi, valuterà una serie di elementi oggettivi tra i quali pressione arteriosa, livelli di colesterolo, trigliceridi, glicemia, peso corporeo e circonferenza addominale. Tutti aspetti fondamentali, come abbiamo già visto, ai quali si aggiungono i dati relativi a età, sesso, fumo e familiarità per malattie cardiovascolari precoci.

Per fornire una misura più chiara di questa stima, in ambito clinico si utilizzano strumenti come carte o punteggi di rischio cardiovascolare, che elaborano i dati clinici per collocare la persona in una fascia di rischio più o meno elevata, aiutando a orientare le scelte cliniche e i programmi di prevenzione. Un esempio pratico è lo strumentomesso a disposizione dall’Istituto Superiore di Sanità, che permette di calcolare il proprio rischio cardiovascolare in base ai principali fattori di rischio presenti. Supporti come questo non sostituiscono la valutazione medica, naturalmente, ma possono offrire una prima indicazione utile per orientare controlli e interventi.

Oggi le linee guida ufficiali usate per stimare il rischio cardiovascolare, come SCORE2 e SCORE2-OP, sono raccomandate e applicate dagli specialisti per quantificare con maggiore precisione la probabilità di eventi fatali e non fatali nei successivi 10 anni, in base ai principali fattori di rischio clinici e demografici.

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Prevenire le malattie cardiovascolari attraverso lo stile di vita

Le guidelines europee di prevenzione cardiovascolare, basate sulle revisioni sistematiche della letteratura, sottolineano che l’approccio multidimensionale – cioè quello che combina stili di vita sani, monitoraggio dei fattori di rischio e, quando indicato, terapie mirate – riduce la probabilità di eventi come infarto e ictus. La buona notizia è che possiamo tenere sotto controllo molti dei fattori che incidono negativamente sul benessere cardiovascolare proprio attraverso scelte che compiamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto.

Ecco i principali elementi su cui possiamo agire:

  • alimentazione, in quanto ha un impatto diretto sull'equilibrio del sistema cardiovascolare: in particolare, una ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali e fonti di grassi insaturi aiuta a mantenere sotto controllo colesterolo, glicemia e pressione arteriosa;

  • attività fisica, perché il movimento regolare aiuta il cuore a lavorare in modo più efficiente, contribuisce a mantenere l’elasticità dei vasi sanguigni, favorisce il controllo del peso e contribuisce alla regolazione della pressione arteriosa;

  • peso corporeo, in quanto sovrappeso e obesità sono tra i principali fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari, così come fumo e alcol;

  • ambienti il più possibile liberi da inquinanti e rispettosi dei criteri biofilici;

  • sonno e stress: in quest'ottica, diventa fondamentale lavorare sulla qualità del sonno e sulla gestione dello stress. Un riposo notturno insufficiente può portare a un aumento prolungato della frequenza cardiaca, fino all'ipertensione e all'infiammazione sistemica, mentre lo stress cronico elevato può determinare una disregolazione della pressione arteriosa, oltre che alimentare comportamenti dannosi, come eccesso di cibo e sedentarietà.

Prevenzione cardiovascolare: uno sguardo al futuro

Negli ultimi anni la prevenzione cardiovascolare sta diventando sempre più personalizzata. Accanto ai controlli tradizionali e agli interventi sugli stili di vita, infatti, la ricerca sta approfondendo aspetti che, fino a poco tempo fa, erano difficili da misurare, come l’infiammazione dei vasi, la qualità del tessuto adiposo e le differenze individuali nella risposta ai fattori di rischio.

Oggi sappiamo che non tutte le persone sviluppano malattie cardiovascolari nello stesso modo, anche a parità di livelli di colesterolo o di pressione arteriosa. Per questo gli studi più recenti si stanno concentrando sull’integrazione tra genetica, metabolismo e ambiente, con l’obiettivo di individuare in anticipo chi potrebbe essere più vulnerabile e intervenire prima che compaiano danni evidenti.

Parallelamente, stanno migliorando anche gli strumenti diagnostici: esami di imaging sempre più precisi e nuovi biomarcatori consentono di affinare la valutazione del rischio e di modulare meglio le strategie di prevenzione.

Iniziare presto a prendersi cura del cuore, mantenere controlli regolari e adottare abitudini salutari restano il fondamento di una strategia di prevenzione efficace. Le nuove conoscenze ampliano le possibilità di intervento, ma la vera differenza la fa la costanza con cui scegliamo, giorno dopo giorno, di proteggere la nostra salute e la sana longevità.


Michela del Zoppo

Scritto da

Michela del Zoppo

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Quotidiano Sanità, Malattie cardiovascolari. In Italia 230.000 decessi all’anno, circa 47.000 associati al colesterolo. Il richiamo dei cardiologi ospedalieri

  • ISS, Cuore: Il 41% degli italiani tra 18 e 69 anni ha almeno tre fattori di rischio

  • ISS, Calcolo del punteggio individuale

  • Ministero della Salute, 29 settembre, World Heart Day

  • European Society of Cardiology, 2021 ESC Guidelines on Cardiovascular Disease Prevention in Clinical Practice

  • American Heart Association, Heart-Health Screenings

  • European Society of Cardiology, SCORE2 and SCORE2-OP Calculators

  • Aburto, Ziolkovska, Hooper, et al., 2013, Effect of lower sodium intake on health: systematic review and meta-analyses, British Medical Journal

  • Filippini, Malavolti, Whelton, et al., 2021, Blood Pressure Effects of Sodium Reduction: Dose–Response Meta-Analysis of Experimental Studies, Circulation

  • Adler, Taylor, Martin, et al., 2014, Reduced dietary salt for the prevention of cardiovascular disease, Cochrane Database of Systematic Reviews

  • Mukamal, 2006, The Effects of Smoking and Drinking on Cardiovascular Disease and Risk Factors, Alcohol Research & Health

  • Albuquerque, Medeiros Moreira, da Silva, Fattah, 2009, Association between Smoking and Alcohol Consumption and the Severity of Coronary Artery Injuries in Patients with AMI, International Journal of Cardiovascular Sciences

  • British Heart Foundation, Alcohol and heart disease: what are the risks?

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