Pressione alta: cosa sapere e perché è un segnale da non ignorare

La pressione alta è spesso silenziosa, ma può avere gravi conseguenze. Scopri come riconoscerla e quali abitudini aiutano a proteggerci nel tempo.

Michela del Zoppo

7 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Cos’è l’ipertensione arteriosa e cosa si intende per “pressione alta”
    • Come si rileva la pressione e cosa indicano i valori
    • Quali sono gli orari migliori per misurare la pressione arteriosa?
  • Come ci accorgiamo di avere la pressione alta?
  • Quali problemi può comportare la pressione alta
  • Cosa bisogna fare se la pressione è alta
    • Alimentazione e pressione
    • Attività fisica
    • Altri fattori che fanno la differenza
  • La pressione arteriosa come indicatore di salute

La pressione alta, o ipertensione, è una condizione molto diffusa che, nella maggior parte dei casi, non provoca sintomi evidenti. Proprio questa assenza di segnali porta spesso a sottovalutarla.

Tuttavia, è tra le cause che possono favorire lo sviluppo di malattie cardiovascolari se non gestite tempestivamente. Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia l’ipertensione colpisce il 49% degli uomini e il 39% delle donne.

In occasione della XXI Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa, la SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa) ha evidenziato che questa condizione non riguarda più solo persone anziane o in là con gli anni, ma è in aumento anche tra giovani e adolescenti, soprattutto in relazione a fattori di rischio rilevanti come l’obesità. Questo significa che la salute del cuore, tra le basi per la longevità, si costruisce molto prima di quanto si pensi.

Ma facciamo un passo indietro: cosa sono la pressione arteriosa, l’ipertensione e quando è il caso di preoccuparci?

Cos’è l’ipertensione arteriosa e cosa si intende per “pressione alta”

Nel linguaggio quotidiano usiamo spesso i termini “pressione alta” e “ipertensione” come sinonimi. In ambito medico il termine corretto è ipertensione arteriosa, e indica lo stato in cui la pressione sistolica e/o diastolica resta costantemente al di sopra di valori considerati normali.

Chiariamo subito che l’ipertensione non è di per sé una malattia, ma una condizione legata all’aumento dei parametri pressori che può portare a infarto, fibrillazione atriale o ictus cerebrali. Grazie alla ricerca, oggi sappiamo che nella maggioranza dei casi possiamo prevenirla o ridurla con interventi sullo stile di vita. Inoltre, disponiamo di trattamenti farmacologici in grado di ridurre notevolmente il rischio di degenerazione.

Andiamo ora ad approfondire come si individua un livello pressorio elevato, cosa indica e perché è importante per la prevenzione cardiovascolare. Impareremo, in questa guida, a leggere con maggiore consapevolezza un dato molto rilevante per la tutela del cuore e dei vasi sanguigni e quando rivolgerci al medico.

Come si rileva la pressione e cosa indicano i valori

Per capire se abbiamo la pressione alta, è utile sapere come viene misurata e cosa rappresentano i numeri riportati in un referto.

La pressione si legge in millimetri di mercurio (mmHg) e comprende:

  • pressione sistolica (la cosiddetta “massima”), che indica la forza esercitata dal sangue quando il cuore si contrae e lo pompa nelle arterie;

  • pressione diastolica (la “minima”), che indica la pressione nei vasi quando il cuore si rilassa tra un battito e l’altro.

Possiamo controllare i nostri valori in un ambulatorio con uno strumento chiamato sfigmomanometro, oppure a casa, con dispositivi validati secondo standard clinici. Per ottenere letture affidabili dobbiamo:

  • essere a riposo da almeno 5 minuti prima della misurazione;

  • evitare di fumare, consumare caffè o fare attività fisica intensa nei 30 minuti precedenti;

  • sedersi con la schiena appoggiata e il braccio all’altezza del cuore.

L’interpretazione dei dati pressori si basa su linee guida standardizzate della Società Europea di Cardiologia. In accordo con le classificazioni internazionali più diffuse, possiamo distinguere le seguenti categorie:

  • pressione normale: inferiore a 120/80 mmHg;

  • pressione sistolica o diastolica elevata (spesso definita “alta-normale”): circa 120–129 sistolica e sotto 80 diastolica;

  • ipertensione di grado 1: circa 130-139 mmHg di sistolica o 80-89 mmHg di diastolica;

  • ipertensione di grado 2: circa 140 mmHg o oltre di sistolica o 90 mmHg o oltre di diastolica;

  • valori molto elevati (ad esempio ≥180/120 mmHg) possono indicare una crisi ipertensiva che richiede attenzione urgente.

Queste categorie ci aiutano a valutare se i valori sono “alti”, quanto lo sono e quali potrebbero essere i rischi associati. Una singola rilevazione in un momento particolare non è sufficiente per una diagnosi.

La pressione, infatti, può variare durante la giornata e la conferma di soffrire di ipertensione avviene in seguito a rilevazioni ripetute nel tempo.

Quali sono gli orari migliori per misurare la pressione arteriosa?

La pressione arteriosa cambia nell’arco delle 24 ore poiché è influenzata da attività fisica, stress, pasti, sonno e ritmi ormonali. Per questo motivo, quando vogliamo monitorarla a casa, è importante che scegliamo momenti della giornata che ci consentano di confrontare i risultati sul lungo periodo.

In genere gli specialisti consigliano di rilevare la pressione al mattino, prima di colazione e dopo essere rimasti seduti e a riposo per alcuni minuti. Una seconda misurazione dovrebbe avvenire la sera, in condizioni di tranquillità simili, preferibilmente prima di cena o comunque lontano dal pasto.

Questo controllo doppio, mattina e sera, aiuta a capire se i valori sono sempre elevati o se variano molto nel corso della giornata. Per far sì che il raffronto offra un quadro chiaro dello stato di salute, cerchiamo di misurare la pressione sempre alla stessa ora e nelle stesse condizioni.

Come ci accorgiamo di avere la pressione alta?

A differenza di molte condizioni acute, non sempre l’ipertensione provoca sintomi evidenti o immediati, soprattutto nelle fasi iniziali o nelle forme lievi. Per questo viene spesso definita un “killer silenzioso”: chi la vive può non accorgersi di nulla finché non emergono complicanze a lungo termine.

Detto ciò, alcune persone riferiscono di avere disturbi che possono essere correlati a valori pressori elevati, pur non essendo specifici, né costanti. Tra i sintomi più frequentemente segnalati ci sono:

  • mal di testa, in particolare nella parte posteriore della testa o al risveglio al mattino;

  • sensazione di pressione o pesantezza alla testa;

  • vertigini o instabilità;

  • acufene, cioè fischi o ronzii nelle orecchie;

  • sangue dal naso (epistassi), soprattutto se la pressione è molto alta;

  • affaticamento o sensazione di spossatezza.

Questi segnali non sono specifici dell’ipertensione e possono essere associati a molte altre condizioni. Per questo motivo non è possibile diagnosticare la pressione alta solo sulla base dei sintomi. L’unico modo affidabile per accertare la condizione è, come abbiamo detto, controllare i valori con regolarità e valutarne l’andamento nel tempo.


misurazione della pressione

Quali problemi può comportare la pressione alta

La pressione alta è un fattore di rischio cumulativo che può avere, se trascurata, conseguenze sistemiche significative e predisporre a eventi potenzialmente invalidanti o fatali. L’ipertensione agisce in modo silente e continuo sulle pareti delle arterie e sulla funzione degli organi, incrementando gradualmente il rischio di eventi cardiovascolari gravi.

Per comprendere appieno le conseguenze di questa condizione, lo studio SPRINT pubblicato nel 2015 sul New England Journal of Medicine, ha monitorato quasi 10.000 persone con ipertensione ad alto rischio cardiovascolare, confrontando due obiettivi di trattamento. I risultati hanno mostrato che mantenere valori sistolici (pressione massima) inferiori a 120 mmHg, rispetto a soglie più tradizionali (circa 140 mmHg), riduce di circa un terzo il rischio di infarti, ictus e decessi legati a cause cardiovascolari. Lo studio ha dimostrato quanto un controllo più accurato possa incidere sulla prevenzione delle complicanze a lungo termine.

In termini pratici, la pressione alta può esporci a un rischio maggiore di:

  • infarto del miocardio per danno progressivo ai vasi coronarici;

  • ictus ischemico o emorragico per alterazioni dei vasi cerebrali;

  • scompenso cardiaco per sovraccarico continuo del cuore;

  • danno renale cronico per stress sui vasi renali;

  • arteriopatia periferica e microangiopatie con effetti su occhi, reni e altri distretti.

Cosa bisogna fare se la pressione è alta

Dopo aver visto le conseguenze che può avere l’ipertensione su cuore, cervello e vasi sanguigni, la domanda diventa concreta: come comportarci quando i valori iniziano a salire?

Il primo passo è raccogliere misurazioni affidabili e condividerle con il medico. Le più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia sottolineano proprio questo punto: è l’andamento osservato su periodi lunghi a orientare le decisioni cliniche e definire il livello di rischio cardiovascolare.

In questo percorso, il cardiologo ha il ruolo di interpretare correttamente i risultati, considerandoli in riferimento all’età, alla familiarità, alla presenza di altri fattori di rischio e ad eventuali segnali di danno d’organo. Può indicare anche approfondimenti diagnostici di supporto da eseguire per avere un quadro clinico più chiaro, che offra le basi per azioni correttive.

L’obiettivo non è “abbassare” il numero che vediamo sullo sfigmomanometro, ma ridurre la probabilità che, nel tempo, si sviluppino problematiche cardiovascolari.

I dati del Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità ricordano l’importanza di questo passaggio: molte persone convivono con l’ipertensione senza saperlo e accorgersene tempestivamente è il primo passo per intervenire con efficacia.

Se abbiamo accertato di avere la pressione alta, possiamo gestirla cambiando anche di poco il nostro stile di vita: le scelte quotidiane , come indicato dalla lifestyle medicine, possono integrare e addirittura sostituire nel tempo la terapia prescritta dallo specialista. Infatti, abitudini sane come la perdita dell’eccesso di grasso viscerale, l’attività fisica quotidiana e costante e le attività utili al contenimento del distress come bagni forestali, yoga, mindfulness hanno un impatto positivo e sistemico sul benessere di tutto l’apparato cardiovascolare.

In questo modo possiamo mitigare il problema e, in alcuni casi, assistere a una remissione della condizione.

Alimentazione e pressione

Quello che portiamo in tavola ogni giorno, unito ad altre abitudini, impatta sulla salute del cuore e dei vasi sanguigni. Alcuni nutrienti, come il sodio, tendono ad alzare la pressione, mentre una dieta mediterranea ricca di fibre, potassio e grassi insaturi aiuta a sostenere il buono stato del sistema vascolare. Non serve stravolgere le nostre abitudini, ma fare delle scelte alimentari più favorevoli al nostro benessere. Per esempio, possiamo:

  • ridurre il consumo di sale e di alimenti particolarmente salati;

  • dare più spazio a verdura e ortaggi freschi;

  • consumare frutta in modo regolare e variato;

  • inserire con frequenza legumi nei nostri pasti;

  • preferire cereali integrali a quelli raffinati;

  • usare olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi;

  • includere pesce e piccole quantità di frutta secca al naturale.

Attività fisica

Il movimento regolare è una delle risorse più efficaci per aiutare il nostro sistema cardiovascolare a funzionare al meglio. L’attività fisica rende arterie e vene più elastiche, migliora la circolazione e contribuisce ad abbassare la pressione. Anche attività semplici, se svolte con costanza, fanno la differenza. Possiamo, ad esempio:

  • camminare a passo sostenuto;

  • usare la bicicletta per piccoli spostamenti;

  • dedicare qualche ora a nuoto, ginnastica dolce o attività aerobiche moderate;

  • ridurre il tempo trascorso seduti, inserendo più moto nelle routine quotidiane;

  • praticare cardio fitness in palestra ed esercizi di potenziamento con carichi moderati e alte ripetizioni (10-15), curando sempre la respirazione durante l’esecuzione.

Altri fattori che fanno la differenza

Ci sono anche aspetti meno evidenti della nostra quotidianità che influenzano l’equilibrio della pressione arteriosa. Il corpo funziona infatti come un sistema integrato e variabili come peso (soprattutto se il grasso si concentra nella zona addominale), qualità del riposo e livello di stress possono incidere in modo significativo sulla nostra pressione.

Sono aspetti che, presi singolarmente, possono sembrare trascurabili, ma contribuiscono a sostenere il buono stato del sistema vascolare.

Rimanere nel nostro peso forma, per esempio, aiuta il cuore a lavorare con meno sforzo e riduce la resistenza che il sangue incontra nei vasi. Anche variazioni moderate del peso hanno effetti positivi sull’andamento della pressione.

Il sonno è un altro elemento spesso sottovalutato. Infatti, quando rispettiamo i ritmi circadiani e dormiamo un numero sufficiente di ore tali da farci svegliare freschi e riposati, il nostro corpo regola meglio la pressione arteriosa e la mantiene su livelli normali.

Anche imparare a gestire lo stress riduce il rischio di picchi di pressione alta perché ha effetti positivi sul sistema nervoso. Ciascuno di noi può trovare le sue strategie per ridurre la tensione – come attività rilassanti, movimento, relazioni sociali o pause durante la giornata – e favorire il benessere dell’organismo.

La pressione arteriosa come indicatore di salute

La pressione arteriosa racconta molto del nostro stato di salute, anche quando non dà segnali evidenti. La medicina guarda sempre più alla pressione arteriosa come a un indicatore da interpretare all’interno della storia clinica e delle abitudini quotidiane.

Negli ultimi anni stanno emergendo anche nuove modalità di monitoraggio che rendono più facile e immediato controllare la nostra pressione. Le linee guida pubblicate dalla Japanese Society of Hypertension nel 2025 evidenziano come strumenti digitali e dispositivi indossabili aiutino a tenere sotto controllo i nostri valori e ci offrano dati utili per personalizzare meglio il percorso di prevenzione e gestione del rischio cardiovascolare.

In questa prospettiva, monitorare la pressione, adottare abitudini favorevoli e sottoporsi a controlli medici regolari diventano parte di un’attenzione continua al proprio stato fisico. Un’attenzione che guarda avanti, alla qualità della vita negli anni.


Michela del Zoppo

Scritto da

Michela del Zoppo

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), 2025, XXI Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa

  • Istituto Superiore di Sanità, 2025, Giornata mondiale contro l’ipertensione. Iss: gli ipertesi tra i 35 e i 74 anni in Italia sono il 49% degli uomini e il 39% delle donne. E circa un terzo è inconsapevole di esserlo

  • The SPRINT Research Group, 2015, A Randomized Trial of Intensive versus Standard Blood-Pressure Control

  • McEvoy, McCarthy, Bruno, et al., 2024, 2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension: Developed by the task force on the management of elevated blood pressure and hypertension of the European Society of Cardiology (ESC) and endorsed by the European Society of Endocrinology (ESE) and the European Stroke Organisation (ESO), European Heart Journal

  • Ohya, Sakima, Arima, et al., 2025, Key highlights of the Japanese Society of Hypertension Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension 2025 (JSH2025), Nature

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