Igiene del sonno: cos’è e come migliorarla per proteggere la salute

Dormire bene è fondamentale per la nostra salute: scopri cos’è l’igiene del sonno e quali abitudini possono aiutarci a dormire meglio.

Marco Pirani

8 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Cos’è l’igiene del sonno
  • Cosa influenza il sonno
  • Il ritmo circadiano
  • La melatonina, l’ormone “del sonno”
  • Fattori ambientali e comportamentali
  • Come si misura la qualità del sonno
  • Come migliorare la qualità del sonno
  • Regolarità e durata
  • Esporsi alla luce naturale al mattino
  • Stare a contatto con la natura
  • Ridurre stimoli serali
  • Attività fisica regolare
  • Caffeina e alcol
  • Alimentazione e stile di vita
  • Ambiente
  • Mettere nero su bianco le preoccupazioni prima di coricarsi
  • Come dormire senza svegliarsi di notte
  • I professionisti che si occupano del sonno
  • Il sonno, un investimento quotidiano per favorire la longevity

C’è un’attività che compiamo ogni notte e che può influenzare il nostro benessere più di una dieta o un integratore: dormire. Non si tratta semplicemente di “riposare”, ma di concedere all’intero organismo il tempo per ricaricarsi, come facciamo con i nostri dispositivi tecnologici. Questo serve a rigenerare le cellule, consolidare i ricordi, regolare gli ormoni e stabilizzare le difese immunitarie.

Lo conferma ampiamente la scienza: abitudini di sonno regolari e di buona qualità riducono il rischio di malattie croniche e possono essere associate a un invecchiamento più sano, con minori probabilità di declino cognitivo e fisico. Inoltre, dormire a sufficienza migliora attenzione e performance, riducendo errori e cali di rendimento.

Se la longevità è un percorso, il riposo notturno è una delle vie principali per attraversarlo, preservando la propria salute. È in questa cornice che si innesta l’igiene del sonno: ma cosa significa esattamente? Esistono fattori che possono aiutarci a dormire meglio? Vediamolo in questo articolo.

Cos’è l’igiene del sonno

Secondo la letteratura scientifica, l’igiene del sonno è l’insieme di abitudini e fattori ambientali che aiutano il sonno a essere più efficiente e di qualità. Studi sulla popolazione adulta indicano che dormire meno di 7 ore per notte aumenta il rischio di obesità e problemi cardiovascolari, oltre a ridurre concentrazione e rendimento cognitivo. Per questo, molte società mediche internazionali raccomandano agli adulti di dormire tra le 7 e le 9 ore per notte, come soglia minima per favorire la salute fisica e mentale. Ricordiamo, inoltre, che il sonno influisce anche sull’umore e sulle relazioni: chi dorme poco tende a essere irritabile, meno empatico e meno motivato a partecipare ad attività sociali.

Cosa influenza il sonno

Molti fattori, sia interni che esterni a noi, contribuiscono a determinare quanto e come dormiamo, e conoscerli è il primo passo per migliorare il riposo.

Il sonno è composto da 4-6 cicli notturni di circa 90 minuti ciascuno, alternando fasi NREM (Non-Rapid Eye Movement) e REM (Rapid Eye Movement), quest’ultima particolarmente rilevante per il consolidamento di ricordi ed emozioni. Il sonno profondo favorisce il recupero fisico e la rigenerazione dei tessuti, sostenendo anche le difese immunitarie, mentre la fase REM è essenziale per l’elaborazione delle emozioni e il consolidamento della memoria. Comprendere questi cicli aiuta a capire, ad esempio, perché risvegli occasionali siano normali e come ambiente e abitudini influenzino la qualità del riposo.

La scienza ha identificato alcuni elementi chiave per la qualità del sonno: il ritmo circadiano, che scandisce i cicli sonno-veglia; la melatonina, l’ormone che segnala al corpo che è il momento di dormire; le condizioni ambientali e comportamentali, come luce, rumore, temperatura e abitudini serali.

Il ritmo circadiano

Il ritmo circadiano è il nostro “cronometro interno” che scandisce i cicli sonno-veglia ogni 24 ore. Gli studi evidenziano come la luce naturale, gli orari regolari e l’attività fisica aiutino a sincronizzarlo con l’alternanza giorno-notte, per favorire un sonno profondo e rigenerante. Di contro, quando il ritmo circadiano è sfasato – per esempio a causa di jet-lag o turni lavorativi che impattano sulla routine – il sonno può risultare frammentato, influenzando l’umore, l’attenzione e persino la salute cardiovascolare.

Ma il ritmo circadiano non regola solo l’alternanza sonno-veglia: influisce anche sul rilascio di ormoni fondamentali per il metabolismo (cortisolo, testosterone, GH e melatonina), supportando la funzione cognitiva.

La melatonina, l’ormone “del sonno”

La melatonina – ormone naturale prodotto dalla ghiandola pineale – segnala al corpo che è il momento di dormire in base al buio rilevato. Il suo livello comincia ad aumentare dopo il tramonto, preparandoci al sonno, mentre inizia a calare alle prime luci dell’alba, comunicando all’organismo che è ora di svegliarsi. Questa funzione è dunque fondamentale per facilitare l’addormentamento e regolare il ritmo circadiano. Di contro, quando l’esposizione alla luce naturale è irregolare (ad esempio in caso di jet lag o di turni di lavoro notturni) il ritmo circadiano può essere sfasato, con conseguente difficoltà ad addormentarsi o a mantenere un sonno rigenerante.

La produzione di melatonina può essere ostacolata dall’esposizione a luce artificiale intensa nelle ore serali, soprattutto quella blu emessa da telefoni, tablet e computer, come evidenziano le ricerche.

Fattori ambientali e comportamentali

Oltre ai ritmi biologici, anche luoghi e comportamenti giocano un ruolo decisivo. Rumore, temperatura, qualità del materasso e dei cuscini, posizione assunta nel letto, alimentazione serale e uso di dispositivi elettronici possono influenzare in maniera significativa l’addormentamento e la continuità del sonno, interagendo con il ritmo circadiano e la produzione di melatonina.

Come si misura la qualità del sonno

È possibile dormire tante ore, ma svegliarsi comunque spossati se il sonno è frammentato o poco profondo. I ricercatori utilizzano esami diagnostici come la polisonnografia e l’actigrafia per indagarne la qualità. La prima, attraverso gli elettrodi, registra attività cerebrale, respirazione, battiti cardiaci e movimenti; la seconda, invece, monitora i movimenti del corpo 24 ore su 24, tramite sensori indossabili, per stimare i periodi di sonno e di veglia. Queste misurazioni aiutano a decifrare aspetti chiave come:

  • il “latent period” (latenza di addormentamento), ossia il tempo necessario per passare dalla veglia al sonno;

  • l’efficienza del sonno, ovvero la percentuale di tempo effettivamente dormito;

  • i risvegli notturni e la frammentazione del riposo.

In ambito non clinico, molte persone usano tracker del sonno su smartwatch o app: è bene precisare che queste soluzioni possono fornire una stima riguardo la continuità e la struttura del sonno, ma non sostituiscono strumenti diagnostici accademici.

In definitiva, non è determinante soltanto il numero di ore trascorse a letto, ma soprattutto quanto di quel tempo sia effettivamente occupato da un sonno di qualità. In questo senso, l’efficienza del sonno – ossia il rapporto tra tempo dormito e tempo trascorso a letto – è un indicatore utile per valutare la continuità del riposo. Tuttavia, anche con una buona efficienza, un sonno frammentato o poco profondo può lasciare una sensazione di stanchezza al risveglio.

Come migliorare la qualità del sonno

Una volta consolidate le buone abitudini appena viste, possiamo avvalerci di strategie mirate utili a portare miglioramenti concreti nella qualità del riposo. Vediamole insieme.

Regolarità e durata

Gli studi indicano che mantenere una finestra di sonno regolare e costante (ad esempio, andare a letto sempre alla stessa ora) può ridurre il rischio di effetti negativi sulla salute.

Esporsi alla luce naturale al mattino

La luce del mattino è uno dei segnali più potenti per sincronizzare il ritmo circadiano. L’esposizione alla luce naturale nelle prime ore della giornata segnala al cervello che il ciclo giorno-notte è iniziato, aiutando a regolare correttamente la produzione di ormoni come cortisolo e melatonina.

Questo allineamento favorisce una maggiore vigilanza diurna e, paradossalmente, rende più facile addormentarsi la sera e mantenere un sonno continuo durante la notte.


igiene del sonno e donna che si espone alla luce al mattino

Stare a contatto con la natura

Trascorrere almeno 20 minuti in ambienti ricchi di verde, natura e alberi di alto fusto: la vista della natura, insieme alle sostanze volatili liberate da alberi e arbusti, facilita l’abbassamento del cortisolo (ormone dello stress).

Ridurre stimoli serali

Ridurre l’uso o spegnere i dispositivi elettronici nelle ore che precedono il sonno favorisce la naturale secrezione di melatonina e facilita l’addormentamento. La ricerca evidenzia come l’esposizione alla luce artificiale serale, in particolare quella emessa dagli schermi, possa infatti interferire con i segnali biologici che preparano il corpo al riposo. Per questo nelle ore serali andrebbero utilizzate luci calde, più ricche di infrarossi e a bassa potenza.

Ma attenzione, non è solo la luce blu del monitor a pregiudicare il sonno: anche la stimolazione cognitiva ed emotiva legata all’uso di queste tecnologie mantiene il cervello in uno stato di attivazione, ritardando la percezione della sonnolenza e l’addormentamento. Per lo stesso motivo, è sconsigliato tenere acceso il telefonino in camera da letto, magari proprio sul comodino, durante la notte. Una semplice vibrazione o notifica luminosa potrebbe infatti svegliarci o disturbare il sonno profondo.

Attività fisica regolare

Praticare esercizio moderato e regolare nel corso della giornata aiuta il corpo a equilibrare temperatura e ritmo biologico, facilitando l’addormentamento: anche una semplice camminata quotidiana è associata a miglioramenti del sonno.

Caffeina e alcol

Evitare caffeina dal pomeriggio e alcol, specialmente nelle ore serali, può migliorare profondità e continuità del sonno, poiché entrambe le sostanze interferiscono con fasi specifiche del ciclo notturno. L’alcol, in particolare, non favorisce un riposo fisiologico, ma induce una sedazione che altera la qualità del tempo trascorso a letto, rendendo il sonno meno profondo e più frammentato nella seconda parte della notte. Mentre la caffeina, pur non impedendo da sola l’addormentamento, può disturbare il riposo, riducendone la pienezza e aumentando i micro-risvegli, specialmente se assunta nelle ore tardo-pomeridiane o dopo il tramonto.

Alimentazione e stile di vita

Pasti leggeri alla sera e, in alcuni casi, cibi contenenti componenti che favoriscono la produzione di serotonina e melatonina, come i cereali integrali o i legumi, il pesce e le carni bianche che contengono triptofano, possono supportare un sonno più regolare. Restando in ambito alimentare, secondo una recente ricercala privazione di sonno altera gli ormoni della fame e della sazietà (grelina e leptina), aumentando l’appetito e la tendenza a preferire cibi ricchi di zuccheri e grassi, con le ricadute che questa condotta può comportare se diventa sistematica.

Ambiente

Una stanza buia, silenziosa e con temperatura fresca (circa 16/19 °C) è ideale per dormire. In presenza di rumori fastidiosi, si può ricorrere al cosiddetto “rumore bianco”, un suono costante e uniforme, simile a un fruscio, che può aiutare a mascherare rumori molesti o improvvisi.

Infine, usare il letto solo per dormire – e non per lavorare, giocare, guardare tablet, tv o computer – aiuta il cervello ad associarlo al riposo, favorendo quindi l’addormentamento.

Mettere nero su bianco le preoccupazioni prima di coricarsi

La mente che continua a rimuginare per ore è una delle principali cause di difficoltà nell’addormentamento. Studi in ambito psicologico mostrano come dedicare alcuni minuti – nel tardo pomeriggio o in prima serata – a scrivere pensieri, preoccupazioni o impegni da svolgere il giorno successivo possa ridurre l’attivazione mentale e facilitare l’ingresso nel sonno. Mettere per iscritto ciò che occupa la mente aiuta il cervello a “chiudere” le questioni aperte, diminuendo la ruminazione cognitiva tipica delle ore notturne.

Come dormire senza svegliarsi di notte

Risvegliarsi occasionalmente nel cuore della notte può essere normale: come abbiamo visto, durante il sonno attraversiamo più cicli – da fasi profonde ad altre più leggere. La maggior parte delle persone si riaddormenta rapidamente, senza conseguenze sul benessere complessivo. Tuttavia, quando i risvegli diventano frequenti, prolungati o associati a difficoltà nel riaddormentarsi possono compromettere la qualità del sonno e l’energia diurna: in questi casi, soprattutto se la stanchezza persiste durante il giorno, pregiudicando le normali attività, è opportuno capire perché accada.

La letteratura scientifica indica diverse cause potenziali, alcune fisiologiche, altre comportamentali o ambientali. Vediamo le più diffuse:

  • fisiologia del sonno: come anticipato, tra un ciclo e l’altro si verificano brevi fasi di transizione verso stadi più superficiali, durante le quali l’attività cerebrale si avvicina a quella della veglia, rendendoci più sensibili agli stimoli interni ed esterni;

  • età e cambiamenti ormonali: con l’avanzare dell’età, e nelle donne in menopausa, i risvegli tendono a essere più frequenti;

  • fattori ambientali: luce, rumore, temperatura non ideale, letto scomodo sono tutti fattori che interrompono il riposo profondo;

  • Abitudini e stile di vita: caffeina, alcool, pasti pesanti o dispositivi elettronici usati poco prima di dormire interferiscono con il ciclo sonno-veglia, oltre a rallentare l’addormentamento, come abbiamo visto;

  • Condizioni mediche: disturbi come apnee notturne, reflusso gastroesofageo, nicturia (necessità di urinare di notte), ansia o dolore cronico aumentano le probabilità di svegliarsi.

Se gli episodi sono frequenti(più notti a settimana), prolungati o associati a difficoltà nel riaddormentarsi, è utile parlarne con uno specialista, poiché potrebbero esserci condizioni mediche o disturbi sottostanti.

Gli stessi comportamenti che migliorano l’igiene del sonno in generale – routine regolari, ambiente buio e silenzioso, limitazione degli stimoli serali – aiutano a mantenere il sonno continuo, così come gestire lo stress prima di coricarsi e praticare attività fisica regolare durante il giorno.

I professionisti che si occupano del sonno

Il sonno è una funzione biologica complessa e, quando diventa difficoltoso o disturbato, può richiedere l’attenzione di professionisti come:

  • medici del sonno, che hanno competenze in disturbi del sonno e ritmi circadiani;

  • neurologi, per disturbi neurologici che possono influenzare il riposo notturno;

  • pneumologi, per apnee notturne, o problemi respiratori correlati al sonno;

  • psichiatri o psicologi clinici, quando ansia, depressione o stress influenzano il sonno.

La medicina del sonno, in particolare, è una disciplina che combina competenze di neurologia, respirazione, psicologia e medicina comportamentale per affrontare problemi complessi legati al riposo notturno. Chi si occupa di medicina del sonno, dunque, è spesso uno specialista in questi ambiti che ha seguito formazione aggiuntiva specifica.

In generale, la scelta dello specialista dipende dal tipo di difficoltà sperimentata, dalla durata dei sintomi e dal loro impatto sulla qualità di vita. Il primo passaggio, comunque, è sempre rivolgersi al medico di base, che può valutare i sintomi, escludere cause generali e indicare il percorso più appropriato verso lo specialista.

Il sonno, un investimento quotidiano per favorire la longevity

Il sonno è un processo fondamentale per la nostra salute. Le premesse per una sana longevità non si costruiscono solamente attraverso abitudini alimentari salutari o praticando regolare attività fisica – entrambe fondamentali – ma anche grazie a un riposo di qualità, che permetta al corpo e alla mente di rigenerarsi.

Oggi la medicina del sonno è una disciplina in rapida evoluzione. La ricerca si sta orientando verso approcci sempre più personalizzati, integrando cronobiologia, genetica e monitoraggio digitale attraverso dispositivi indossabili, per comprendere meglio i ritmi individuali e intervenire in modo mirato. Cresce inoltre l’interesse verso il legame tra sonno e prevenzione delle malattie cardiovascolari e neurodegenerative, così come verso il ruolo che il riposo riveste nella regolazione metabolica e nei processi infiammatori.

La scienza ci viene incontro con strumenti e conoscenze per capire cosa influenzi il sonno e quali strategie possano aiutarci a dormire meglio. Mantenere abitudini corrette e riconoscere quando rivolgersi a uno specialista, in caso di difficoltà, sono passi utili per migliorare il nostro benessere: perché il “dolce dormire” non è un privilegio per pochi, ma una funzione regolabile. E, come tutte le altre, può essere appresa e ottimizzata.


Marco Pirani

Scritto da

Marco Pirani

Redazione ViviReale

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