L’ecosistema che vive in noi: cosa sono il microbioma e il microbiota e come interagiscono con l’organismo

Microbiota e microbioma: cosa sono, in cosa si differenziano e perché sono fondamentali per salute, immunità e longevità. Funzioni, eubiosi e disbiosi.

Andrea Porta

6 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Che cos’è il microbiota
    • Come si sviluppa il microbiota
  • Che cos’è il microbioma
  • Microbiota e microbioma intestinale: il fulcro della salute
  • Il microbiota non è solo intestinale
    • Microbiota cutaneo
    • Microbiota vaginale
    • Microbiota orale
  • Quando un microbiota è sano?
    • Eubiosi e disbiosi intestinale
  • I fattori che influenzano microbiota e microbioma
  • Strategie per mantenere o ripristinare l’eubiosi
    • Cos’è il trapianto di microbiota fecale
  • Microbiota, microbioma e longevità

Non siamo soli: dentro di noi risiedono forme di vita che sono parte integrante del nostro corpo. È soprattutto negli ultimi decenni che la ricerca biomedica ha progressivamente scoperto il ruolo svolto nel nostro organismo da batteri, virus e funghi che convivono con noi: oggi sappiamo, infatti, che l’uomo è in un certo senso un “superorganismo” costituito da cellule umane e da una quantità enorme di tali microrganismi che stabiliscono con il corpo una relazione di reciproco beneficio.

Questo complesso sistema prende il nome di microbiota, ed è oggi considerato uno dei principali determinanti della salute fisica e mentale e della longevità. Comprendere come funziona questo ecosistema invisibile potrebbe facilitare la comprensione del perché alcune persone invecchiano meglio di altre e come intervenire in modo concreto per promuovere un invecchiamento sano.

Che cos’è il microbiota

Il microbiota è l’insieme dei microrganismi vivi - batteri, virus e funghi in particolare - che popolano il nostro corpo. La loro distribuzione non è casuale: ogni distretto anatomico ospita comunità microbiche specifiche, adattate alle condizioni locali di pH, ossigeno e nutrienti.

Come si sviluppa il microbiota

Lo sviluppo dell’ecosistema batterico inizia molto precocemente e segue diverse fasi:

  • nascita: sebbene il dibattito scientifico sia ancora aperto sulla totale sterilità dell’ambiente uterino, è invece certo che il momento della nascita sia fondamentale. Il parto naturale, come illustrato da uno studio americano del 2017 dal titolo Introduction to the human gut microbiota, consente infatti al neonato di entrare in contatto con il microbiota vaginale materno e quindi di acquisirne gli effetti positivi. Il parto cesareo, al contrario, impedisce questa prima esposizione: ciò, secondo alcune ipotesi, potrebbe avere effetti negativi a lungo termine sulla salute del neonato;

  • infanzia: nel corso dei primi mesi e poi anni di vita, l’allattamento (materno o artificiale), l’alimentazione, l’ambiente, l’attività fisica, l’esposizione a infezioni e l’uso di antibiotici contribuiscono a modellare la composizione e la varietà dei microrganismi che vivono con noi;

  • età adulta: una volta adulti il profilo microbico tende a stabilizzarsi, seppur con variazioni non irrilevanti legate all’ambiente e all’alimentazione;

  • vecchiaia: nell’anziano si osserva spesso una riduzione della diversità di composizione, con un impatto negativo sulla sua salute.


Che cos’è il microbioma

Spesso il termine “microbioma” è utilizzato erroneamente come sinonimo di “microbiota”. Il primo è infatti il patrimonio genetico dell’insieme dei microrganismi che costituiscono il microbiota. Questo “genoma esteso” amplia enormemente le capacità biologiche dell’organismo umano, permettendo funzioni metaboliche, immunitarie e regolatorie che il solo DNA umano non potrebbe garantire.

Conoscere il microbioma è cruciale poiché costituisce il 90% circa del totale dei geni di cui siamo portatori.

Inoltre, comprenderne la struttura ci aiuta a capire la composizione del microbiota e le sue funzioni sull’organismo.

Microbiota e microbioma intestinale: il fulcro della salute

Quando si parla di microbiota si pensa generalmente a quello intestinale. Come detto, però, non è l’unico anche se è certamente il più complesso di tutto il corpo umano, oltre che quello più studiato. Ospita oltre mille miliardi tra batteri, virus, funghi e protozoi che, in totale, arrivano a pesare addirittura un chilogrammo e mezzo.

Comunicando tra loro, questi si comportano come un unico organismo che svolge funzioni fondamentali per la nostra salute attivando relazioni tra intestino, sistema immunitario, sistema endocrino, sistema nervoso e altri apparati. Le sue funzioni sono molteplici. Solo per citarne alcune, la flora batterica intestinale consente:

  • la fermentazione delle fibre alimentari;

  • la produzione di vitamine e metaboliti attivi;

  • la regolazione della permeabilità intestinale;

  • la modulazione della risposta immunitaria;

  • la protezione dai patogeni.

In particolare, la produzione di acidi grassi a corta catena (come butirrato, acetato e propionato) permessa dal microbiota dell’intestino è considerata un elemento chiave nella prevenzione dell’infiammazione cronica e quindi anche delle malattie legate all’invecchiamento: del resto oggi sempre più studi si concentrano sul concetto di inflammaging, ovvero i processi di invecchiamento precoce stimolati dall’infiammazione cronica, sostenuta, tra l’altro, anche dall’alimentazione e dall’azione dei microrganismi.

L’invecchiamento precoce è incentivato anche da altri meccanismi connessi a ciò che mangiamo: oltre a influire sul microbiota, gli alimenti possono interagire con il genoma. Ad affrontare questi temi è la nutrigenomica, scienza che studia l'interazione tra i nutrienti e il patrimonio genetico. Secondo questo filone di ricerca, la dieta può influenzare l'espressione di geni connessi anche a diverse malattie croniche. In questo senso, migliorare l'alimentazione potrebbe contribuire alla longevità rallentando l'invecchiamento.

Il microbiota non è solo intestinale

Tra gli altri distretti corporei dove sono presenti funghi e batteri vanno citati in particolare la pelle, gli organi genitali e il cavo orale.

Microbiota cutaneo

La pelle ospita comunità microbiche che concorrono alla difesa immunitaria e al mantenimento della barriera cutanea. Il microbiota cutaneo consente cioè alla pelle di proteggerci dalle minacce chimiche, biologiche e fisiche che vengono dall’esterno e consente un equilibrio tale da mantenerla sana.

Microbiota vaginale

Il microbiota degli organi genitali femminili è dominato dai lattobacilli e protegge da infezioni (anche a trasmissione sessuale) e infiammazioni ginecologiche: è illustrato ad esempio dallo studio Microbiota in health and diseases pubblicato nel 2022 da Signal Transduction and Targeted Therapy. Molte condizioni croniche che colpiscono la sfera sessuale femminile sembrano essere legate ad alterazioni dell’ecosistema batterico locale.

Inoltre, come anticipato, è proprio passando dal canale vaginale che il bambino nel corso del parto naturale acquisisce attraverso la madre un primo patrimonio batterico.

Anche gli organi sessuali maschili, e in generale l’apparato urinario di entrambi i sessi, sono caratterizzati da una loro popolazione microbica.

Microbiota orale

Anche la bocca funge da barriera verso il mondo esterno. Un microbiota sano riduce il rischio di infezioni orali e respiratorie e contribuisce anche alla salute della bocca stessa, delle gengive e dei denti.

Quando un microbiota è sano?

Il microbiota è dunque importante per la nostra salute, ma attenzione: non è formato esclusivamente da batteri benefici. Tanto a livello intestinale quanto negli altri distretti, esso è costituito anche da agenti potenzialmente patogeni.

Un microbiota è caratterizzato infatti dalla presenza di numerose specie microbiche ed è sano quando la diversità biologica dei microrganismi che lo compongono è elevata e questi convivono in modo armonico tra loro e con il corpo che li ospita.

Eubiosi e disbiosi intestinale

In condizioni ideali, ad esempio, i batteri benefici dell’intestino come bifidobatteri e lattobacilli tengono sotto controllo quelli potenzialmente dannosi, come Enterococcus faecalis e Clostridium difficile.


microbiota uomo dolore addominale

Tale condizione di armonia è definita eubiosi mentre, al contrario, la disbiosi è caratterizzata da una riduzione della diversità batterica e del numero di microrganismi utili, accompagnata da una proliferazione di batteri nocivi. La disbiosi intestinale è associata a diverse condizioni:

  • malattie e disturbi intestinali: alterazioni dell’alvo con diarrea e stitichezza, flatulenza, gonfiore e altri disturbi lievi sono tipicamente associati a una disbiosi. Tuttavia si ipotizza che l’alterazione cronica della flora intestinale sia associata anche a condizioni quali le malattie infiammatorie croniche intestinali;

  • malattie metaboliche: sempre più studi sottolineano come le alterazioni del microbiota enterico possano essere correlate a condizioni quali dislipidemie, diabete e sindrome metabolica;

  • malattie autoimmuni: dal momento che l’intestino è una “centralina di controllo” del nostro sistema immunitario, si suppone che squilibri cronici possano avere una stretta correlazione con l’insorgenza e il mantenimento di condizioni autoinfiammatorie e autoimmuni;

  • malattie neuropsichiatriche: attraverso l’asse intestino-cervello - una complessa rete di comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale mediata da nervi, ormoni e batteri - un microbiota alterato può impattare su umore, cognizione e risposta allo stress.

I fattori che influenzano microbiota e microbioma

Ma cosa può portare a una condizione di disbiosi? Se vero che in età adulta il microbiota ha raggiunto una sua maturazione, ciò non significa che non sia fortemente influenzabile (nel bene e nel male) anche nel corso di tutta la vita. Tra i principali fattori che ne alterano la composizione troviamo:

  • alimentazione;

  • uso di farmaci, in particolare antibiotici e antiacidi;

  • stress psicofisico;

  • attività fisica;

  • qualità del sonno;

  • esposizione ambientale all’inquinamento;

  • fumo di sigaretta.

Strategie per mantenere o ripristinare l’eubiosi

Sulla base di queste evidenze è certamente possibile prevenire le disbiosi e ripristinare l'equilibrio microbico. È possibile farlo in diversi modi:

  • alimentazione: diete ricche di fibre vegetali e polifenoli, come la dieta mediterranea, favoriscono la diversità microbica. Ne sono ricchi pasta, riso e pane integrali, frutta e verdura fresca e di stagione, tè, uva rossa, frutti di bosco, cioccolato fondente, olio extravergine d’oliva e caffè. Al contrario, l’alimentazione tipica dei paesi occidentali (la cosiddetta Western Diet), caratterizzata da alimenti processati e industriali, zuccheri raffinati, eccesso di sale, proteine animali e scarsità di fibre ha un’azione opposta;

  • uso di attività fisica: condotta in modo regolare sembra favorire il benessere intestinale e quindi quello del microbiota;

  • riduzione dello stress: proprio la conoscenza dell’asse intestino-cervello permette oggi di capire come il benessere dell’ecosistema microbico, soprattutto intestinale, abbia un’influenza sulla psiche, ma anche viceversa;

  • integratori alimentari: possono essere utili in specifici contesti clinici, ma richiedono sempre un approccio personalizzato e specialistico.

Cos’è il trapianto di microbiota fecale

Da tempo si sente parlare di questa innovativa e promettente tecnica: di che si tratta? Impiegato in specifici casi selezionati, il trapianto di microbiota - lo illustra ad esempio uno studio statunitense dello scorso anno - consiste nel trasferimento da un donatore sano a un paziente con disbiosi severa di materiale fecale specificamente trattato per ricavarne il microbiota.

Al momento questa terapia è riconosciuta solo in presenza di gravi infezioni recidivanti da Clostridium difficile, specie se in presenza di malattie infiammatorie intestinali come la rettocolite ulcerosa.

Microbiota, microbioma e longevità

Un microbiota sano è quindi responsabile della prevenzione di diverse condizioni patologiche. Non stupisce che l’eubiosi sia anche un fattore che favorisce la longevità, proteggendoci da molte patologie. Del resto, numerosi studi hanno già dimostrato che una comunità microbica diversificata ed efficiente è associata a un invecchiamento più sano e che le persone che vivono a lungo presentano spesso una composizione microbica equilibrata: la ragione sta nel fatto che l’eubiosi ostacola l’infiammazione sistemica, fattore favorente l’invecchiamento precoce.

Le ricerche in questo campo sono solo agli inizi, ma fanno ben sperare: l’ipotesi, come emerge anche dagli studi sul trapianto di microbiota fecale, è quella di poter giungere in futuro a specifiche terapie dirette al microbiota che non ci consentiranno semplicemente di controllare sintomi fastidiosi, come quelli intestinali, ma forse anche di prevenire o curare patologie importanti come diabete, malattie neuropsichiatriche o persino tumori, favorendo così la longevità.


Andrea Porta

Scritto da

Andrea Porta

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • ISSalute, Istituto superiore di sanità, 2020, Flora intestinale, microbiota e microbioma

  • Hou, Wu, ZX., Chen, et al., 2022, Microbiota in health and diseases, Signal Transduction and Targeted Therapy

  • Kadyan, Park, Singh, et al., 2025, Microbiome-based therapeutics towards healthier aging and longevity, Genome Medicine

  • National Institute of Environmental Health Science (NIH), 2026, Microbiome

  • Ravizza, Vezzani, Zanier, Microbiota: cos’è, dove si trova, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS

  • Thursby, Juge, 2017, Introduction to the human gut microbiota. Biochemical Journal

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