Marco Pirani

In questo articolo
- OSA e OSAS: quali differenze?
- Che cos'è l'apnea notturna e come riconoscerla?
- Russamento o apnea notturna? Come distinguerli
- Perché si va in apnea durante il sonno?
- A partire da quale età si manifestano le apnee notturne?
- Il ruolo dell'obesità e dell'insulino-resistenza
- Le cause psicologiche possono provocare l'apnea notturna?
- I rischi per la salute e le ricadute sulla longevità
- Quando le apnee notturne diventano pericolose?
- Qual è il legame tra apnea notturna e longevità?
- Diagnosi, esami e soluzioni mediche
- Sfatiamo i miti: i "rimedi della nonna" funzionano davvero?
- Terapie per le apnee notturne: dalla CPAP agli altri trattamenti
- L’apnea notturna dà diritto all’invalidità?
- Si può guarire dalle apnee notturne?
- Sonno, salute e longevità: le direzioni della ricerca
Per molte persone, russare è soltanto un fastidio, spesso motivo di notti insonni per chi dorme accanto. A volte, però, dietro questo “rumore” si nasconde qualcosa di più: la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), una condizione cronica in cui la respirazione si interrompe ripetutamente quando dormiamo. Non si tratta soltanto di un disturbo del riposo, ma di un problema che, se non riconosciuto e trattato, può avere conseguenze sulla nostra salute. Come sottolinea infatti l'International Consensus Statement on Obstructive Sleep Apnea, pubblicato nel 2023, l'OSAS è una patologia sistemica che richiede un approccio multidisciplinare.
In questo articolo scopriremo come riconoscere i sintomi delle apnee notturne, quali sono le cause e perché è importante non sottovalutarle. Conosceremo poi quali esami permettono di arrivare alla diagnosi e quali sono oggi le principali opzioni terapeutiche per gestirla, approfondendo infine il ruolo che la qualità del sonno può avere nella prevenzione e nella longevità.
Vi ricordiamo che le informazioni riportate hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere del medico: la diagnosi delle apnee notturne, infatti, necessita sempre di una valutazione specialistica.
OSA e OSAS: quali differenze?
Prima di proseguire, dobbiamo chiarire una distinzione terminologica. Con OSA (Obstructive Sleep Apnea) si indica il singolo episodio di ostruzione delle vie aeree durante il sonno, mentre OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) identifica la sindrome, cioè la condizione clinica caratterizzata dal ripetersi di questi momenti e dalle loro conseguenze sulla salute. Nel linguaggio comune i due termini vengono spesso usati come sinonimi, ma dal punto di vista medico la differenza è importante.
In Italia l'acronimo OSAS è ampiamente utilizzato nella pratica clinica e nelle informazioni rivolte ai pazienti: è quindi quello che adotteremo anche in questo approfondimento.
Che cos'è l'apnea notturna e come riconoscerla?
Le linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine (AASM) definiscono l'apnea ostruttiva del sonno come ripetuti episodi di ostruzione parziale (ipopnea) o completa (apnea) delle vie aeree superiori, con conseguente riduzione dell'ossigenazione e frequenti micro-risvegli di cui la persona, nella maggior parte dei casi, non è consapevole. Questi episodi possono verificarsi anche decine di volte ogni ora, frammentando il riposo e impedendo all'organismo di raggiungere e mantenere le fasi più profonde. Il risultato è un sonno lungo, ma poco ristoratore.
Spesso il primo campanello d’allarme arriva grazie al partner, che nota le tipiche pause respiratorie delle apnee notturne, seguite da un improvviso ansimare o da un russamento particolarmente intenso. Sono episodi transitori, ma se si ripetono frequentemente possono compromettere la qualità del riposo.
I sintomi più frequenti comprendono:
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russamento abituale e intenso;
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pause respiratorie;
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risvegli con sensazione di soffocamento;
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bocca secca al mattino;
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cefalea al risveglio;
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sonnolenza diurna;
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difficoltà di concentrazione;
-
riduzione delle prestazioni cognitive.
Non è raro che chi soffre di OSAS attribuisca questi segnali allo stress, all'età o a un periodo particolarmente impegnativo. In realtà una stanchezza che non passa mai, nonostante molte ore trascorse a letto, merita sempre un approfondimento.
La presenza di uno o più di questi sintomi, infatti, costituisce un segnale da non sottovalutare, soprattutto se associato a fattori di rischio come sovrappeso, obesità, ipertensione arteriosa o familiarità. In questi casi è consigliabile rivolgersi al medico, che potrà indirizzarci verso uno specialista in medicina del sonno per gli accertamenti necessari.
Russamento o apnea notturna? Come distinguerli
Russare non significa automaticamente soffrire di apnee notturne. Il russamento abituale (roncopatia) è causato dalla vibrazione dei tessuti molli delle vie aeree superiori (come palato molle, ugola e pareti della gola). Nell'OSAS, invece, il russamento è spesso intervallato da pause respiratorie, seguite da un improvviso sussulto o da un respiro molto rumoroso.
La differenza, tuttavia, non può essere stabilita soltanto osservando i sintomi. Per confermare o escludere una sindrome delle apnee ostruttive del sonno è necessario eseguire uno specifico percorso diagnostico, generalmente basato sulla polisonnografia o su altri esami prescritti dallo specialista.
Perché si va in apnea durante il sonno?
La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) si verifica quando, durante il riposo, i muscoli della gola si rilassano eccessivamente. Questo provoca un restringimento, o una temporanea chiusura, delle vie aeree superiori, impedendo il normale passaggio dell'aria. Quando questa interruzione del flusso respiratorio dura almeno 10 secondi, si parla di apnea. Questi episodi possono ripetersi decine o, nei casi più gravi, centinaia di volte nel corso della notte, compromettendo la qualità della dormita e l'ossigenazione dell'organismo.
A partire da quale età si manifestano le apnee notturne?
L'OSAS può comparire a qualsiasi età ed è più frequente negli uomini. Nelle donne, invece, il rischio aumenta sensibilmente dopo la menopausa: un cambiamento, secondo una recente review su pazienti femminili, attribuito non solo all'età, ma anche al calo di estrogeni e progesterone, che contribuisce a ridurre il tono delle vie aeree superiori e la stabilità del respiro durante il sonno.
Il ruolo dell'obesità e dell'insulino-resistenza
Una revisione pubblicata dalla European Respiratory Society descrive obesità e OSAS come condizioni strettamente interconnesse, che tendono ad alimentarsi reciprocamente attraverso meccanismi respiratori, metabolici e infiammatori.
Il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto a livello del collo e dell'addome, può favorire il restringimento delle vie aeree durante il sonno e rendere più difficile la respirazione. Allo stesso tempo, le apnee notturne possono contribuire ad alterazioni dell'equilibrio metabolico, coinvolgendo la regolazione del glucosio e favorendo l'insulino-resistenza.
Le cause psicologiche possono provocare l'apnea notturna?
Una delle domande più frequenti riguarda il possibile ruolo delle condizioni psicologiche sulle apnee notturne. È importante chiarire che ansia, stress o sindrome di burnout non sono considerati cause dirette dell'OSAS. Tuttavia, possono peggiorare la qualità del riposo, aumentare i risvegli notturni e favorire altri disturbi del sonno, rendendo più evidenti sintomi come stanchezza, difficoltà di concentrazione e sonnolenza diurna.
Inoltre, chi dorme poco o male tende più facilmente ad aumentare di peso e a sviluppare alterazioni metaboliche che possono favorire o aggravare l'apnea ostruttiva.
I rischi per la salute e le ricadute sulla longevità
Le apnee notturne, se non vengono riconosciute e trattate, possono aumentare il rischio di sviluppare diverse patologie croniche, soprattutto a carico dell'apparato cardiovascolare e del metabolismo. Per questo motivo l'OSAS è oggi considerata una condizione che merita attenzione anche nell'ambito della prevenzione cardiovascolare e dei controlli mediciperiodici.
Una review del 2024 ha evidenziato come gli episodi ripetuti di riduzione dell'ossigeno nel sangue (ipossia intermittente) e i continui micro-risvegli attivano una serie di meccanismi biologici, tra cui infiammazione, aumento dello stress ossidativo e iperattivazione del sistema nervoso simpatico. Nel tempo, questi processi possono favorire lo sviluppo di pressione alta, aritmie, malattia coronarica, ictus e alterazioni del metabolismo del glucosio.
Oltre alle complicanze sopra citate, un riposo continuamente frammentato può tradursi in stanchezza persistente e riduzione dell'efficienza cognitiva.
Quando le apnee notturne diventano pericolose?
Un singolo episodio di apnea non è normalmente causa di decesso improvviso, ma un'OSAS moderata o grave non trattata può aumentare, nel tempo, il rischio di eventi cardiovascolari e di altre complicanze, soprattutto se associata ad altri fattori critici come obesità, diabete, ipertensione o fumo.
Ma il rischio non riguarda soltanto le conseguenze nel lungo periodo. La frammentazione del sonno e la sua scarsa qualità possono infatti provocare una marcata sonnolenza diurna, con ripercussioni anche sulla capacità di mantenere l'attenzione, soprattutto durante la guida. Chi soffre di apnee notturne può guidare, ma solo se la malattia è adeguatamente controllata e non provoca una sonnolenza tale da compromettere la sicurezza alla guida.
La normativa europea, recepita anche in Italia, prevede infatti particolari attenzioni per i pazienti con OSAS moderata o grave, la cui idoneità alla guida viene verificata da uno specialista dopo aver valutato i sintomi e l'efficacia della terapia.
Qual è il legame tra apnea notturna e longevità?
Oggi il sonno è considerato uno dei pilastri dell'invecchiamento in salute. Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a esplorare il possibile legame tra OSAS e processi di invecchiamento biologico, soffermandosi sui meccanismi dell'inflammaging, ovvero la condizione di infiammazione cronica di basso grado associata all'età, e sul ruolo della qualità del riposo notturno come possibile fattore di prevenzione e mantenimento di una buona condizione psicofisica nel lungo periodo.
Diagnosi, esami e soluzioni mediche
In caso di sospetta apnea notturna, il primo passo è parlarne tempestivamente con il medico di medicina generale, che può valutare i sintomi e indirizzarci verso uno specialista in medicina del sonno. A seconda dei casi, il percorso diagnostico può essere seguito da uno pneumologo, un neurologo o un otorinolaringoiatra con competenze specifiche. In altre circostanze, soprattutto quando si valuta l'utilizzo di dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD), può essere coinvolto anche un odontoiatra con formazione nei disturbi respiratori del sonno.
L'indagine di riferimento per confermare l’OSAS è la polisonnografia, che durante il sonno registra parametri come respirazione, ossigenazione del sangue, frequenza cardiaca, attività cerebrale e movimenti corporei. In pazienti selezionati, lo specialista può prescrivere anche un monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare, meno complesso ma comunque adeguato in molte situazioni.
Una volta effettuato l'esame, la gravità del disturbo e la scelta del trattamento più appropriato viene definita attraverso l'Indice di Apnea-Ipopnea (AHI), cioè il numero medio di apnee e ipopnee per ora dormita.
Sfatiamo i miti: i "rimedi della nonna" funzionano davvero?
La risposta breve è no: non esistono rimedi casalinghi in grado di curare l'apnea notturna. Alcuni accorgimenti legati a una corretta igiene del sonno possono contribuire a ridurre i sintomi, soprattutto nelle forme lievi, ma non sostituiscono una diagnosi né le terapie specifiche.
Anche cerotti nasali, spray, integratori e altri presunti rimedi non hanno dimostrato un'efficacia comprovata nel trattamento dell'OSAS. Di fronte a russamento abituale, pause respiratorie o marcata sonnolenza diurna, è quindi importante evitare il fai-da-te e rivolgersi a un medico.
Terapie per le apnee notturne: dalla CPAP agli altri trattamenti
La terapia dipende dalla gravità dell'OSAS, dalle cause che la determinano e dalle caratteristiche del paziente. Nelle forme lievi può essere sufficiente intervenire sullo stile di vita, ad esempio favorendo la perdita di peso quando necessaria, aumentando l'attività fisica, limitando il consumo di alcol ed evitando altri fattori che possono peggiorare il disturbo.
Quando l'OSAS è moderata o grave, il trattamento di riferimento è generalmente la CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), un dispositivo che, attraverso un flusso continuo di aria erogato tramite una maschera, mantiene aperte le vie aeree durante il sonno e previene gli episodi di apnea.
In alcuni pazienti possono rappresentare un'alternativa i dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD), indicati in alcune forme lievi o moderate di OSAS e quando la CPAP non risulta tollerata.
L’apnea notturna dà diritto all’invalidità?
Per quanto riguarda l'invalidità civile, l'apnea notturna non comporta automaticamente il riconoscimento di una percentuale di invalidità. L'eventuale diritto viene valutato caso per caso dalle commissioni medico-legali dell'INPS, considerando la gravità della malattia e il suo impatto sulla capacità lavorativa e sulla vita quotidiana.
Si può guarire dalle apnee notturne?
Più che di guarigione, è corretto parlare di controllo della malattia. Ad ogni modo, oltre a migliorare la qualità del sonno e ridurre la sonnolenza diurna, seguire con regolarità la terapia può avere effetti positivi anche sulla salute nel lungo periodo. Una meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha coinvolto oltre 1,17 milioni di persone, ha osservato un'associazione tra l'uso della terapia PAP e una riduzione del 37% della mortalità per tutte le cause e del 55% della mortalità cardiovascolare rispetto ai pazienti non trattati. I benefici risultano maggiori nelle persone che seguono la terapia con continuità.
Sonno, salute e longevità: le direzioni della ricerca
La conoscenza dell'OSAS sta evolvendo rapidamente: dalla semplice gestione dei sintomi si sta passando a un modello che considera la sindrome all'interno di una lettura più ampia della salute e della longevità. In questo contesto, le apnee notturne suscitano grande interesse perché mettono in relazione qualità del sonno, ritmi circadiani, metabolismo, benessere cardiovascolare, funzioni cognitive e processi biologici dell'invecchiamento.
Parallelamente, si sta affermando un approccio sempre più personalizzato, con l'obiettivo di individuare strategie terapeutiche diverse in base alle caratteristiche del paziente e ai meccanismi che determinano il disturbo. Tra gli ambiti di studio più promettenti rientrano anche l'identificazione di nuovi biomarcatori, che potrebbero contribuire in futuro a classificare meglio i diversi profili di malattia e a personalizzare ulteriormente le terapie.
Scritto da
Marco Pirani
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
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