Biodiversità a tavola: significato e impatto sulla longevità

Scopriamo qual è il significato di biodiversità, perché è importante tutelarla e qual è il legame tra biodiversità alimentare e salute. Url: biodiversita-alimentare-significato-impatto-sulla-salute

Alessia Rossi

8 minuti
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In questo articolo
  • Il significato di “biodiversità”: le tre diverse anime
  • Perché è importante tutelare la biodiversità?
  • Che relazione c’è tra biodiversità e salute?
    • Longevità e riduzione della mortalità
    • La varietà molecolare: il caso dei flavonoidi
    • Cosa svela il sangue: l’impronta metabolica della biodiversità alimentare
    • Biodiversità e microbiota: la resilienza intestinale
    • La densità nutritiva contro il declino alimentare
  • In cosa consiste la biodiversità che caratterizza il territorio italiano?
  • Dalla teoria alla pratica: come aumentare la diversità alimentare?
  • Biodiversità e longevità: un tassello da inserire in un quadro più grande

Quante volte abbiamo sentito ripetere che, per stare bene, bisogna “mangiare in modo vario"? È uno dei consigli nutrizionali più citati in assoluto, al punto da suonare ormai come uno slogan. Eppure, dietro questa raccomandazione così ripetuta potrebbe nascondersi un concetto scientifico preciso, quello della biodiversità alimentare. Quando sentiamo parlare di “biodiversità”, spesso il pensiero corre quasi automaticamente a ecosistemi lontani e fragili, come foreste pluviali e barriere coralline, o a specie a rischio di estinzione… meno immediato è collegare questa parola ai piatti che abbiamo davanti tutti i giorni. Ma è proprio lì, sulla varietà del cibo che consumiamo, che la ricerca si sta concentrando: esiste una correlazione tra biodiversità alimentare e longevità? Basandosi sulla letteratura scientifica ad oggi disponibile, proviamo a capire cosa si intende con questa espressione e quali sono gli effetti di una dieta variegata sulla salute umana.

Il significato di “biodiversità”: le tre diverse anime

Cominciamo con la definizione. Con biodiversità si intende la variabilità tra gli organismi viventi di ogni provenienza in un dato ambiente, e si articola su tre livelli interconnessi tra loro:

  • la diversità genetica all’interno di una stessa specie;

  • la diversità tra le specie;

  • la diversità degli ecosistemi.

Quando applichiamo questo concetto al cibo, allora parliamo di biodiversità alimentare (food biodiversity), ossia il pilastro di sistemi alimentari sani e sostenibili che include piante, animali e microrganismi consumati direttamente, o che supportano indirettamente la produzione di cibo.

Da questa definizione derivano poi altre espressioni che si sentono sempre più spesso, come “agrobiodiversità” (o biodiversità agricola), che riguarda le varietà vegetali e le razze animali allevate o coltivate; la biodiversità vegetale, legata alla varietà di specie e cultivar di piante commestibili e, infine, la biodiversità animale, che comprende le razze zootecniche autoctone e le specie ittiche consumate.

Perché è importante tutelare la biodiversità?

La biodiversità è un patrimonio da preservare in sé, anche perché è anche alla base di una serie di beni e risorse indispensabili per la vita sul pianeta e dei cosiddetti “servizi ecosistemici”. Sono i benefici che gli ecosistemi offrono alle comunità umane, animali e vegetali, come la disponibilità di acqua dolce, la fertilità dei suoli, l’impollinazione, la regolazione naturale di parassiti e malattie, la qualità dell’aria e dell’acqua. A questa ricchezza si aggiunge il contributo diretto alla salute umana: per fare un esempio, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre la metà dei farmaci oggi in uso deriva da fonti naturali, ed è dalla biodiversità che provengono anche molte medicine tradizionali utilizzate in diverse culture nel mondo.

La stessa varietà che sostiene gli ecosistemi naturali è fondamentale anche nei sistemi agricoli. Oggi, però, sappiamo bene quanto questa ricchezza sia a rischio: è infatti minacciata dalla distruzione degli habitat, a causa di fattori umani e ambientali, dalla crisi climatica, dall’introduzione di specie invasive e dall’erosione genetica, cioè la progressiva scomparsa di varietà vegetali e razze animali locali a favore di poche colture e produzioni più uniformi che per tutelare i raccolti utilizzano grandi quantità di prodotti chimici come pesticidi e fitofarmaci. La conseguenza riguarda anche ciò che arriva nel nostro piatto: un’agricoltura basata su un numero limitato di varietà riduce la possibilità di una dieta diversificata, mentre ecosistemi impoveriti restringono la base naturale da cui attingere nuove risorse. Tutelare la biodiversità significa quindi proteggere non solo gli equilibri ambientali, ma anche le condizioni che sostengono, direttamente e indirettamente, la nostra alimentazione e la nostra salute.

Che relazione c’è tra biodiversità e salute?

La ricerca ha smesso da tempo di considerare l’alimentazione solo come la semplice somma di calorie: l’abbiamo visto, ad esempio, parlando dei benefici della dieta mediterranea. Ciò che mangiamo ha un impatto sulla nostra salute, a breve ma anche a lungo termine, forse più di quanto possiamo immaginare. Proprio su questo aspetto si sta concentrando la ricerca, iniziando a mappare come la biodiversità alimentare agisca da modulatore della longevità umana attraverso diversi meccanismi. Come per ogni campo di ricerca ancora giovane, resta un margine di prudenza: gli studi disponibili sono soprattutto osservazionali, ma vediamo cos’è emerso finora.

Longevità e riduzione della mortalità

Diversi studi hanno usato un indicatore chiamato dietary species richness (DSR), cioè il numero di specie vegetali e animali diverse effettivamente consumate da una persona, come indicatore della biodiversità alimentare individuale.

Su una coorte spagnola di 7.210 anziani ad alto rischio cardiovascolare, seguiti nell’ambito dello studio PREDIMED (PREvención con DIeta MEDiterránea), i ricercatori hanno osservato che a ogni specie alimentare aggiuntiva nella dieta corrispondeva una riduzione del 9% della mortalità totale. Nello specifico, una maggiore ricchezza di specie nella dieta è stata collegata a una diminuzione del 7% dei decessi per malattie cardiovascolari e dell’8% per cancro. Questi dati trovano conferma in una meta-analisi di studi osservazionali longitudinali, secondo la quale un’elevata diversità alimentare totale riduce il rischio di mortalità per tutte le cause del 22%.

Un’analisi condotta sulla coorte europea EPIC, che ha coinvolto oltre 451.000 adulti di 9 paesi europei seguiti per un follow-up mediano di 17 anni, è arrivata a conclusioni nella stessa direzione: nel quinto di popolazione con la dieta più ricca in termini di specie diverse, il tasso di mortalità era sensibilmente più basso rispetto al quinto con la dieta meno varia. Anche uno studio comparativo condotto su 137 paesi ha trovato un’associazione positiva tra diversità alimentaree healthy life expectancy (l’aspettativa di vita in buona salute), significativa anche dopo aver tenuto conto del PIL pro capite di ciascun paese.

La varietà molecolare: il caso dei flavonoidi

Un altro aspetto importante che la letteratura scientifica sembra suggerire è che non conta solo quante specie mangiamo, ma la diversità dei composti bioattivi che esse contengono. Uno studio pionieristico del 2025 su oltre 124.000 partecipanti della UK Biobank ha dimostrato che chi consuma la più ampia varietà di flavonoidi (preziosi polifenoli presenti in tè, frutti di bosco, mele e agrumi) ha un rischio inferiore del 6-20% di sviluppare malattie croniche, tra cui diabete di tipo 2, cancro e patologie respiratorie. Un dato fondamentale emerso è che la quantità e la diversità dei flavonoidi sono “predittori indipendenti”: consumare molti flavonoidi ma da una sola fonte (ad esempio solo tè) non è protettivo quanto assumerne la stessa quantità da fonti botaniche diverse. In altre parole: un solo alimento, per quanto possa essere considerato un “superfood”, non può sostituire la sinergia creata da un intero ecosistema nel piatto.

donna che mangia frutta seguendo biodiversità alimentare 

Cosa svela il sangue: l’impronta metabolica della biodiversità alimentare

Per capire perché la varietà a tavola sia così strettamente legata alla longevità, dobbiamo guardare cosa succede dentro i nostri vasi sanguigni. Una possibile risposta arriva da uno studio condotto su quasi 8.000 adulti sani della coorte EPIC. I ricercatori hanno analizzato oltre 190 biomarcatori nel sangue per vedere come cambiavano in base alla varietà dei cibi consumati. Il risultato è molto interessante: la biodiversità alimentare lascia una vera e propria “impronta digitale” chimica nel nostro sangue. Chi mangia molti cibi diversi mostra infatti un profilo metabolico tipico delle diete più sane, coerente con i benefici osservati negli studi di mortalità: il loro sangue è ricco di sostanze che agiscono come una sorta di scudo naturale, mantenendo il corpo in equilibrio e proteggendo le cellule dalle infiammazioni e dallo stress ossidativo.

Biodiversità e microbiota: la resilienza intestinale

Una delle strade attraverso cui la diversità alimentare potrebbe tradursi in un beneficio per la nostra salute passa anche dal microbiota intestinale. La comunità di microrganismi che abita il nostro intestino si nutre, in buona parte, delle fibre e dei composti vegetali che introduciamo con la dieta. Più le fonti alimentari sono varie, più questo ecosistema microbico diventa diversificato e, di conseguenza, sano e resiliente. Il nostro intestino è quindi lo specchio della biodiversità che portiamo nel piatto, come suggeriscono diversi studi.

Questa resilienza microbica è un’alleata fondamentale per contrastare l’inflammaging, l’infiammazione cronica legata all’età che funge da terreno fertile per le malattie degenerative. Elaborando polifenoli e fibre, il microbiota produce particolari molecole – i metaboliti – capaci di modulare le risposte immunitarie e contenere lo stress ossidativo. È bene però essere chiari: una dieta varia non rende “immuni”, ma garantisce una funzione barriera e una reattività immunitaria molto più efficienti rispetto a una comunità microbica impoverita, tipica delle diete monotone e processate.

La densità nutritiva contro il declino alimentare

Difendere la biodiversità significa anche combattere il declino dei nutrienti osservato nei cibi industriali e iperprocessati negli ultimi decenni, come analizzato da alcuni studi. In questo contesto, le varietà locali (landraces), come alcuni tipi di fagioli o cereali antichi, rappresentano un tesoro genetico: queste varietà spesso conservano livelli di proteine e minerali essenziali (come selenio e zinco) significativamente superiori rispetto alle cultivar moderne selezionate solo per l’alta resa agricola.

In cosa consiste la biodiversità che caratterizza il territorio italiano?

L’Italia occupa una posizione particolare in questo quadro. Il Mediterraneo è riconosciuto come uno dei 33 hotspot di biodiversità a livello mondiale, e la posizione centrale del nostro Paese in questo bacino, insieme alla sua storia geologica e climatica, ha favorito lo sviluppo di un patrimonio di specie tra i più ricchi e biodiversi d’Europa: rispetto al totale delle specie presenti nel continente, in Italia si contano oltre il 30% delle specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali, su una superficie pari a circa un trentesimo di quella europea, come si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. A questa ricchezza “spontanea” si affianca un patrimonio agricolo altrettanto rilevante: centinaia di varietà vegetali locali (dai grani antichi alle cultivar di olivo, dagli ortaggi tradizionali ai vitigni autoctoni) e razze animali autoctone censite dai registri regionali e dal sistema allevatoriale nazionale, molte delle quali legate a prodotti tipici riconosciuti con marchi DOP, IGP o STG.

Questo incredibile patrimonio, però, non è affatto al sicuro. Secondo la Lista Rossa degli Ecosistemi d’Italia elaborata dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), la

superficie nazionale a rischio è il 19,6%, corrispondente a quasi la metà di quella coperta dagli ecosistemi naturali e seminaturali (46,3%) in Italia. Anche le Liste Rosse italiane sulle singole specie non lasciano molto spazio all’ottimismo: tra i vertebrati, ad esempio, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) segnala a rischio di estinzione il 48% dei pesci ossei d’acqua dolce, il 36% degli anfibi e il 27% degli uccelli nidificanti. Tutelare la biodiversità italiana, quindi, deve essere una priorità concreta.

Dalla teoria alla pratica: come aumentare la diversità alimentare?

Per mangiare in modo più vario, gli esperti suggeriscono che non bisogna stravolgere la propria alimentazione: basta iniziare a puntare, con gradualità, sulla ricchezza delle specie che portiamo in tavola. Ecco alcune indicazioni:

  • Scegliamo varietà diverse dello stesso gruppo: ad esempio, se mangiamo i fagioli, non prediligiamo soltanto i borlotti, ma anche i cannellini, o le varietà locali che si trovano al mercato; questo è un modo semplice per aumentare la DSR senza cambiare del tutto abitudini.

  • Aumentiamo la gamma di cibi vegetali che portiamo in tavola, per ampliare anche la varietà dei polifenoli e degli altri composti bioattivi assunti, gli stessi che secondo la ricerca contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo generato dai radicali liberi.

  • Ruotiamo le fonti di proteine e cereali nel corso della settimana – legumi diversi, cereali integrali alternati, pesce di specie differenti – invece di ripetere sempre le stesse scelte.

  • Quando possibile, scegliamo prodotti stagionali, legati a filiere corte e il più possibile sostenibili, che valorizzano varietà locali e piccoli produttori.

Variare molto gli alimenti serve anche come strumento difensivo verso il potenziale accumulo di sostanze inquinanti presenti purtroppo in piccole quantità in diversi cibi sia animali che vegetali (come metalli pesanti nei pesci di grande taglia, per fare un esempio).

Biodiversità e longevità: un tassello da inserire in un quadro più grande

Quello che emerge da questo insieme di studi e analisi è un quadro sempre più coerente: la biodiversità alimentare può essere un alleato prezioso per supportare non soltanto la nostra salute a breve termine, ma anche quella sul lungo periodo. È un filone di ricerca relativamente giovane ma in crescita rapida, che si sta affiancando sempre più spesso agli altri grandi temi della scienza della longevità – dal ruolo del microbiota alla nutrizione di precisione – e che sta iniziando a spiegare perché ciò che mangiamo faccia la differenza.

Proprio per questo, variare ciò che portiamo in tavola resta una delle leve più semplici e immediate su cui puntare fin da oggi, per costruire una vita lunga e in salute, un tassello alla volta. Come per ogni pilastro della longevità, va comunque letta nel suo contesto, insieme all’esercizio fisico, a una buona igiene del sonno, alla gestione dello stress, a scelte ambientali salubri e alla cura delle relazioni sociali.


Alessia Rossi

Scritto da

Alessia Rossi

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • WHO, Biodiversity

  • Hanley-Cook Huybrechts, Biessy et al., 2021, Food biodiversity and total and cause-specific mortality in 9 European countries: An analysis of a prospective cohort study, PLOS Medicine

  • Shyam Babio Paz-Graniel et al., 2025, Food biodiversity and mortality in older Mediterranean adults with high cardiovascular risk, Science of the Total Environment

  • Mozaffari Hosseini Lafrenière et al., 2022, Is eating a mixed diet better for health and survival?: A systematic review and meta-analysis of longitudinal observational studies, Critical reviews in Food Science and Nutrition

  • Lachat Raneri Smith et al., 2018, Dietary species richness as a measure of food biodiversity and nutritional quality of diets, PNAS (Proceedings of the National Academy of Science)

  • Parmenter Thompson Bondonno et al., 2025, High diversity of dietary flavonoid intake is associated with a lower risk of all-cause mortality and major chronic diseases, Nature Food

  • Nickel Jannasch Schulze et al., 2026, Systematic review of diet quality scores including diet diversity in relation to major chronic diseases, obesity and mortality in healthy adults, European Journal of Nutrition

  • Baan Hofman Bannenberg Cavero Dötsch-Klerk et al., 2025, Food biodiversity in relation to diet quality, health outcomes, and environmental impact: a systematic scoping review, Advances in Nutrition

  • Celmeli Sari Canci et al., 2018, The Nutritional Content of Common Bean (Phaseolus vulgaris L.) Landraces in Comparison to Modern Varieties, Agronomy

  • The IUCN Red List of Threatened Species, International Union for Conservation of Nature

  • Jacob, Chaves, Rocha et al., 2021, Biodiversity Towards Sustainable Food Systems: Four Arguments, Local Food Plants of Brazil (Springer)

  • ISPRA, Come si presenta la situazione della biodiversità in Italia?

  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Biodiversità

  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Liste Rosse Nazionali

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