Carenza di vitamina D: cosa sapere e quando intervenire

Carenza di vitamina D: scopri cause, sintomi, fattori di rischio, conseguenze e quando è indicata l'integrazione secondo le evidenze scientifiche.

Andrea Porta

7 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Da dove proviene la vitamina D?
  • A cosa serve la vitamina D
  • Quando si parla di carenza?
  • Chi è maggiormente a rischio di carenza?
  • Cosa può provocare la carenza vitamina D
    • Il ruolo del paratormone
  • La vitamina D ha un effetto preventivo?
    • La salute cardiovascolare e la vitamina D
    • Salute mentale e qualità del sonno
  • Integrazione di vitamina D: quando è indispensabile
    • Quale integratore scegliere?
  • Se la vitamina D è troppa…
  • Carenza di vitamina D: cosa ricordare

Quando parliamo di vitamina D pensiamo quasi sempre alla salute delle ossa, tuttavia negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che il ruolo nell'organismo di questo nutriente è molto più ampio e può avere effetti sulla nostra longevità. Nonostante sia molto importante, però, la sua carenza è estremamente diffusa nella popolazione: si stima che interessi oltre un miliardo di persone nel mondo. Ma esattamente, a cosa ci riferiamo?

Da dove proviene la vitamina D?

Con il termine vitamina D si indica un gruppo di molecole, le più importanti delle quali sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo): la prima si trova in natura in funghi e lieviti, mentre la D3 è presente negli animali.

La vitamina D presente nel nostro corpo proviene da due fonti principali: in parte è assimilata tramite l’alimentazione, in parte è prodotta a livello della cute grazie all'azione del sole. Tra le due, però, quella alimentare è una fonte decisamente secondaria: la maggior parte della vitamina D proviene infatti dalla pelle che, quando esposta ai raggi ultravioletti B (UvB), trasforma il 7-deidrocolesterolo qui presente in colecalciferolo.

La quantità di vitamina D sintetizzata dipende da numerosi fattori: stagione, latitudine, orario della giornata, età, fototipo cutaneo, utilizzo di creme solari, inquinamento atmosferico e superficie corporea esposta.

Quanto alle fonti alimentari, quelle ricche di questo nutriente sono piuttosto limitate:

  • pesci grassi (come salmone, sgombro, aringa e sardine);

  • olio di fegato di merluzzo;

  • fegato;

  • tuorlo d'uovo;

  • alcuni latticini, anche se in misura minore;

  • alimenti arricchiti: in diversi paesi sono infatti disponibili prodotti come latte, yogurt, cereali e bevande vegetali integrati da vitamina D.

A cosa serve la vitamina D

A livello delle ossa, la vitamina D svolge una funzione di mantenimento dell'equilibrio dei corretti livelli di calcio e fosforo: favorendo l'assorbimento intestinale di questi minerali, contribuisce alla normale mineralizzazione dello scheletro.

Il recettore della vitamina D è espresso in numerosi tessuti dell'organismo, comprese le cellule del sistema immunitario, dei muscoli, del pancreas e dell'apparato cardiovascolare. Per questo motivo la vitamina D partecipa a diversi processi fisiologici, oltre al mantenimento della salute delle ossa: contribuisce alla normale funzione muscolare contrastando la sarcopenia, modula la risposta immunitaria e interviene nella regolazione di numerosi processi cellulari.

Quando si parla di carenza?

Come anticipato, la carenza di vitamina D è molto diffusa. Da un lato, infatti, gli alimenti che ne contengono quantità significative sono pochi, dall’altro lo stile di vita moderno porta buona parte della popolazione del mondo a trascorrere oltre il 90% del tempo in spazi chiusi, impedendo al sole di fare il suo lavoro. Bisogna poi considerare che sono molte le persone che vivono in paesi in cui l’irradiazione solare è limitata e che quando si espongono al sole si proteggono – giustamente – con creme solari, che però riducono la quantità di UvB che raggiungono la cute.

Nella pratica clinica per valutare la concentrazione di vitamina D si considerano i valori di 25-idrossivitamina D, chiamata anche 25(OH)D, ovvero la principale forma circolante della vitamina D nel corpo, rilevata tramite un semplice esame del sangue.

A oggi non esiste un consenso unanime sui valori ideali: le diverse società scientifiche adottano parametri diversi, che peraltro vanno adattati in funzione delle caratteristiche di ciascun paziente. Volendo sintetizzare le diverse posizioni, possiamo considerare validi questi valori:

  • carenza: valori inferiori a 20 ng/mL;

  • sufficienza: valori compresi tra 20 e 30 ng/mL;

  • ottimale: valori compresi tra 30 e 50 ng/mL).

Al di sopra dei 50 ng/mL non sono dimostrati maggiori benefici. Anzi, oltre i 100 ng/mL occorre una valutazione clinica in quanto aumenta il rischio di tossicità per l’organismo.

Chi è maggiormente a rischio di carenza?

Alcuni gruppi di individui presentano un rischio nettamente superiore alla popolazione generale di andare incontro a mancanza di vitamina D. Tra questi figurano:

  • gli anziani, nei quali la capacità della pelle di sintetizzare vitamina D diminuisce fisiologicamente;

  • le persone che vivono in strutture assistenziali o trascorrono poco tempo all'aperto;

  • chi ha pelle molto scura, poiché la maggiore quantità di melanina ne riduce la produzione cutanea;

  • gli individui con obesità, nei quali la vitamina tende a essere sequestrata nel tessuto adiposo;

  • le donne in gravidanzae durante l'allattamento, soprattutto se si espongono poco al sole o presentano altri fattori di rischio;

  • i neonati alimentati esclusivamente con latte materno, poiché questo contiene quantità relativamente basse di vitamina D;

  • i pazienti affetti da malattie o con condizioni che causano malassorbimento intestinale, come la celiachia, le malattie infiammatorie croniche intestinali (malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa), la fibrosi cistica e chi si è sottoposto a chirurgia bariatrica per perdere peso;

  • persone con insufficienza epatica o renale cronica, in quanto risulta compromessa la trasformazione della vitamina nelle sue forme biologicamente attive.

Cosa può provocare la carenza vitamina D

Nelle fasi iniziali il deficit di vitamina D può essere completamente asintomatico, mentre con il tempo possono comparire dolore articolare e osseo, debolezza muscolare e stanchezza cronica.

donna stanca per carenza di vitamina d 

È solo quando la carenza è importante e protratta nel tempo che si possono verificare conseguenze anche gravi. Come illustrato da uno studio del 2008 pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition, le principali riguardano naturalmente lo scheletro:

  • rachitismo, condizione che nei bambini si caratterizza da un'inadeguata mineralizzazione dell'osso in accrescimento e deformità scheletriche;

  • osteomalacia, patologia caratterizzata da ridotta mineralizzazione della matrice ossea che provoca dolore diffuso, fragilità e debolezza muscolare;

  • osteoporosi: disturbo che causa fragilità ossea e maggiore incidenza di fratture, soprattutto quando si associa a un insufficiente apporto di calcio. Numerosi studi dimostrano che correggere un deficit documentato di vitamina D contribuisce a ridurre il rischio di fratture nelle persone anziane, specie se ricoverate in strutture, e nei soggetti a elevato rischio, soprattutto se la supplementazione viene associata a un adeguato apporto di calcio.

Il ruolo del paratormone

La relazione con la salute dell’osso sembra fondarsi anche su un altro aspetto di più recente acquisizione da parte della comunità scientifica. Come illustrato da un altro studio uscito sull’American Journal of Clinical Nutrition, quando i livelli di vitamina D diminuiscono, l'assorbimento intestinale del calcio si riduce. Per mantenere stabile la concentrazione di questo minerale nel sangue, le ghiandole paratiroidi, situate dietro la tiroide, aumentano la produzione dell’ormone paratormone (PTH).

Questo però dà luogo a un iperparatiroidismo secondario, che stimola il riassorbimento dell'osso per liberare calcio nell'organismo. Tale meccanismo, se protratto nel tempo, contribuisce alla perdita di massa ossea e favorisce osteoporosi e fratture. Numerosi studi dimostrano però che la correzione di una carenza di vitamina D determina generalmente una riduzione dei livelli di PTH, soprattutto nei soggetti con deficit marcato.

La vitamina D ha un effetto preventivo?

Negli ultimi vent'anni numerosi studi, come ad esempio una review narrativa pubblicata da Nutrients nel 2025, hanno ipotizzato un ruolo della vitamina D anche a scopo di prevenzione: si ipotizza che assumerla come integratore possa avere un ruolo contro l’insorgenza di tumori, diabete, infezioni, depressione e patologie autoimmuni.

Quanto c’è di vero? Sebbene molti studi osservazionali abbiano evidenziato un'associazione tra bassi livelli di vitamina D e maggiore incidenza di queste patologie, i grandi trial clinici randomizzati non hanno dimostrato benefici consistenti della supplementazione nella popolazione generale.

La salute cardiovascolare e la vitamina D

Un caso particolare è quello delle malattie cardiovascolari, per le quali da tempo si ipotizza un possibile ruolo protettivo della vitamina D. Sono stati proposti diversi meccanismi biologici attraverso cui questo nutriente potrebbe influenzare il rischio cardiovascolare, tra cui la regolazione del sistema renina-angiotensina, il mantenimento della funzione endoteliale, la modulazione dei processi infiammatori e dello stress ossidativo.

Alcuni studi osservazionali hanno inoltre rilevato che bassi livelli di vitamina D tendono ad associarsi a concentrazioni più elevate di omocisteina, un amminoacido che, quando presente in eccesso nel sangue, è considerato un fattore di rischio cardiovascolare. Tuttavia questa relazione non dimostra un rapporto di causa-effetto e, a oggi, i grandi studi clinici randomizzati non hanno evidenziato che la supplementazione di vitamina D riduca in modo significativo né i livelli di omocisteina, né il rischio di eventi cardiovascolari nella popolazione generale.

Salute mentale e qualità del sonno

Le evidenze scientifiche indicano che bassi livelli di vitamina D sono associati anche a un aumento del rischio di depressione e, in misura minore, di ansia e disturbi del sonno. Tuttavia, le prove che la supplementazione migliori in modo clinicamente rilevante queste condizioni sono limitate e riguardano soprattutto le persone con una carenza documentata.

Per questo motivo la vitamina D non rappresenta una terapia per depressione, ansia o insonnia, ma la correzione di un deficit può costituire un utile complemento nell'ambito di un approccio terapeutico più ampio.

Integrazione di vitamina D: quando è indispensabile

Dunque, quando è opportuno assumere vitamina D? Intanto è bene mantenere buoni livelli naturalmente, semplicemente adottando uno stile di vita adeguato: un'esposizione regolare e prudente al sole e un’alimentazione varia basata sulla dieta mediterranea sono già un ottimo punto di partenza.

Quando ciò non è sufficiente, l’integrazione diventa importante. Va precisato però che le principali linee guida concordano sul fatto che non sia necessario assumere vitamina D indiscriminatamente. Questa andrebbe integrata solo dopo controlli medici:

  • nei soggetti con carenza documentata dal dosaggio della 25(OH)D;

  • nelle persone appartenenti a categorie ad alto rischio;

  • nei pazienti affetti da osteoporosi o altre malattie dell'osso.

In Italia anche l'AIFA raccomanda un impiego appropriato della vitamina D, evitando prescrizioni routinarie in soggetti sani senza fattori di rischio. L'obiettivo è trattare solo chi può realmente beneficiare della supplementazione, limitando esami e terapie non necessari.

Quale integratore scegliere?

La forma più utilizzata di integratore in commercio è il colecalciferolo, generalmente preferito rispetto all'ergocalciferolo per la maggiore efficacia nel mantenere livelli adeguati di 25(OH)D. Tali integratori sono disponibili in varie forme (oli, gocce e capsule, ad esempio) da assumere giornalmente, settimanalmente, mensilmente oppure a cadenze più ridotte. La scelta del dosaggio e dello schema terapeutico deve essere personalizzata dal medico in base ai livelli ematici, all'età, alle eventuali patologie e ai farmaci assunti: l'autoprescrizione è invece sempre da evitare.

Se la vitamina D è troppa…

Sebbene la carenza rappresenti il problema più frequente, anche un eccesso di vitamina D può infatti essere dannoso: la tossicità è quasi sempre dovuta all'assunzione prolungata di integratori al di fuori delle indicazioni mediche. Una quantità troppo alta di vitamina D può provocare ipercalcemia, che può manifestarsi con nausea, vomito, stipsi, sete intensa, poliuria (aumento della quantità di urina prodotta), debolezza, alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi più gravi, danno renale e calcificazioni dei tessuti molli.

Carenza di vitamina D: cosa ricordare

La carenza di vitamina D è una condizione molto comune che, se trascurata, può compromettere soprattutto la salute delle ossa e dei muscoli, in particolare nelle persone più fragili e in ottica di longevità. Mantenere livelli adeguati di vitamina D attraverso una corretta esposizione al sole, un'alimentazione equilibrata e, quando necessario, un'integrazione prescritta dal medico è la strategia più efficace per prevenire le conseguenze di un deficit.

In presenza di fattori di rischio o di sintomi sospetti, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico per valutare l'eventuale necessità di eseguire il dosaggio della 25(OH)D e impostare un percorso personalizzato.


Andrea Porta

Scritto da

Andrea Porta

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Ospedale Niguarda, 2020, Carenza di vitamina D: alimenti, sole, farmaci ed osteoporosi

  • DeLuca, 2004, Overview of general physiologic features and functions of vitamin D23, The American Journal of Clinical Nutrition

  • Grant Wimalawansa Pludowski, et al., 2025, Vitamin D: Evidence-Based Health Benefits and Recommendations for Population Guidelines, Nutrients

  • Holick Chen, 2008, Vitamin D deficiency: a worldwide problem with health consequences, The American Journal of Clinical Nutrition

  • Kaur Khare Givler, 2025, Vitamin D Deficiency, In: StatPearls [Internet]. Treasure Island

  • Agenzia Italiana del Farmaco - AIFA, Scheda Vitamina D - Cittadino

  • Tangpricha V, 2024, Vitamin D Deficiency and Related Disorders, Medscape

  • National Library of Medicine, Vitamin D Deficiency, MedlinePlus

  • Yale Medicine, Vitamin D Deficiency

  • Mayo Clinic, 2025, Vitamin D

  • National Institute of Health - NIH, 2025, Vitamin D

  • National Health Service - NHS, 2020, Vitamin D, Vitamins and minerals

  • ISSalute, Istituto Superiore di Sanità, 2026, Vitamina D

  • AIRC, 2026, Vitamina D: a cosa serve, benefici e quando integrarla

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