Neuroplasticità: cos’è e come stimolarla

Scopriamo cos’è la plasticità cerebrale, come cambia il cervello quando impariamo qualcosa di nuovo, da cos’è influenzata e come possiamo migliorarla.

Andrea Porta

6 minuti
/donna%20anziana%20che%20gioca%20a%20scacchi
Argomenti trattati
In questo articolo
  • Che cos’è la neuroplasticità: cenni di fisiologia del sistema nervoso
  • I meccanismi biologici della neuroplasticità
    • I fattori neurotrofici
  • Come migliorare la neuroplasticità
    • Neuroplasticità, apprendimento e concentrazione
    • Attività fisica e plasticità cerebrale
    • Sonno e plasticità cerebrale
    • Relazioni sociali ed emozioni: il ruolo della psicoterapia
    • Alimenti: quali favoriscono la plasticità cerebrale
  • Il ruolo di ambiente e natura
  • TMS e tDCS: stimolazione cerebrale non invasiva
    • Stimolazione magnetica transcranica (TMS)
    • Stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS)
  • La neuroplasticità e la riabilitazione
  • Invecchiamento, longevità e prospettive future

La neuroplasticità, o plasticità cerebrale, è una delle proprietà più interessanti del nostro sistema nervoso ed è uno dei concetti oggi più consolidati delle neuroscienze. Per molti anni, infatti, si è creduto che il cervello adulto fosse una struttura relativamente statica, incapace di modificarsi in modo significativo dopo lo sviluppo avvenuto durante l’infanzia.

Le ricerche neuroscientifiche degli ultimi decenni hanno invece dimostrato il contrario: il cervello è un organo dinamico, adattabile e in continuo cambiamento, capace di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’esperienza, all’apprendimento e agli stimoli ambientali. Questa capacità è alla base di fenomeni come la memoria e i cambiamenti psicologici indotti dalle esperienze emotive vissute, ed è centrale persino nel recupero delle funzioni neurofisiologiche dopo danni cerebrali. Scopriamo di più sulla neuroplasticità e su come migliorarla.

Che cos’è la neuroplasticità: cenni di fisiologia del sistema nervoso

Il sistema nervoso centrale, costituito da cervello e midollo spinale, è formato da circa 86 miliardi di neuroni, cellule specializzate nella trasmissione dell’informazione. Questi comunicano tra loro attraverso connessioni chiamate sinapsi, che sono pertanto alla base di pensieri, emozioni e dell’elaborazione delle informazioni. Il termine “neuroplasticità” si riferisce alla capacità del cervello di modificare costantemente la propria organizzazione attraverso cambiamenti nei neuroni e nelle sinapsi. Ecco in che modo.

I meccanismi biologici della neuroplasticità

La plasticità cerebrale coinvolge diversi processi cellulari e molecolari:

  • Neurogenesi adulta: si tratta della formazione di nuovi neuroni oltre l’infanzia, soprattutto in alcune regioni come l’ippocampo.

  • Sinaptogenesi e pruning sinaptico: con il primo termine si indica la formazione da zero di nuove sinapsi, mentre il secondo consiste nell’eliminazione delle connessioni meno utilizzate.

  • Long-Term Potentiation o LTP (potenziamento a lungo termine): è uno dei fenomeni più studiati e consiste in un aumento duraturo dell’efficacia della trasmissione sinaptica. In pratica, quando due neuroni si attivano ripetutamente insieme la sinapsi che li collega si rafforza. È evidente come tale meccanismo sia una delle basi biologiche dell’apprendimento e della memoria.

  • Long-Term Depression o LTD (depressione a lungo termine): è il fenomeno opposto che riduce l’efficacia di alcune sinapsi permettendo di eliminare connessioni non più utili perché poco utilizzate.

  • Rimodellamento dendritico: è l’insieme delle modifiche nella forma e nel numero delle spine dendritiche, cioè le piccole protrusioni dei dendriti (le fibre minori che si ramificano a partire dal neurone) dove si formano molte sinapsi.

I fattori neurotrofici

Particolarmente attivi durante l’infanzia e l’adolescenza, quando infatti la neuroplasticità è molto elevata, questi processi non cessano in età avanzata, come abbiamo visto. A permetterli, tra le altre cose, sono alcune proteine dette fattori neurotrofici che agiscono come “nutrimento” dei neuroni. I più noti sono il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor, fattore neurotrofico cerebrale), che è fondamentale per la crescita e la plasticità delle sinapsi, e il NGF (Nerve Growth Factor, Fattore di crescita nervosa), scoperto nel 1954 dai premi Nobel Rita Levi-Montalcini e Stanley Cohen: entrambi concorrono a mantenere il cervello plastico a tutte le età.

Come migliorare la neuroplasticità

In che modo la conoscenza dei meccanismi della plasticità cerebrale può migliorare la nostra vita e il nostro benessere psichico, sociale e relazionale? Contano l’esercizio mentale, l’attività fisica, la qualità del sonno, le emozioni l’alimentazione e il contesto ambientale. Scopriamo di più.

Neuroplasticità, apprendimento e concentrazione

Imparare significa modificare la struttura e l’attività delle reti neuronali: ogni volta che acquisiamo una nuova competenza il cervello rafforza e riorganizza le connessioni sinaptiche coinvolte. Pertanto, mantenere il cervello attivo favorisce la plasticità cerebrale e quindi migliora la capacità di apprendimento, la concentrazione e la memoria. Per mantenere il cervello “giovane” e longevo può essere utile, ad esempio:

  • studiare e apprendere nuove competenze (una lingua straniera o uno strumento musicale, ad esempio);

  • mantenere una forte curiosità intellettuale: leggere, informarsi e aggiornarsi;

  • svolgere attività creative, come dipingere o cantare;

  • dedicarsi ad attività di problem solving o di ragionamento, come giochi da tavolo o enigmistici.

La conoscenza dei meccanismi della neuroplasticità ha pertanto importanti implicazioni anche nel campo dell’educazione: ambienti di apprendimento ricchi di stimoli favoriscono lo sviluppo cognitivo, nei bambini e negli adulti.


donna giovane che legge sul divano

Attività fisica e plasticità cerebrale

L’esercizio fisico non agisce solo sui muscoli ma anche sul cervello. In particolare, l’attività aerobica (basata su sforzi ridotti ma duraturi, come camminare a velocità sostenuta, correre o andare in bicicletta) aumenta la produzione di fattori neurotrofici come il BDNF, stimolando la neurogenesi e migliorando la plasticità sinaptica. Ad esempio, una review pubblicata già una decina di anni fa su Cellular and Molecular Life Sciences arrivava alla conclusione che lo sport può:

  • migliorare apprendimento spaziale e memoria, funzioni che dipendono principalmente dall’ippocampo, una delle aree cerebrali più plastiche;

  • aumentare fattori neurotrofici e molecole coinvolte nella plasticità, come il BDNF;

  • attivare il Long-Term Potentiation;

  • avere un ruolo preventivo e terapeutico per preservare la salute cerebrale, rallentare il declino cognitivo e supportare il trattamento di malattie neurodegenerative o disturbi cognitivi.

Sonno e plasticità cerebrale

Dormire un sonno riposante è alla base del buon funzionamento del nostro cervello: questo svolge infatti un ruolo fondamentale nei processi di consolidamento di riorganizzazione delle connessioni sinaptiche, rafforzandone alcune ed eliminandone altre meno utili. Uno studio pubblicato su Neuron dal titolo “Sleep—A brain-state serving systems memory consolidation” (2023) analizza ad esempio il ruolo del riposo notturno nei processi di consolidamento della memoria e nella neuroplasticità dimostrando che mentre dormiamo, in particolare nella fase di sonno profondo, i neuroni dell’ippocampo riattivano spontaneamente gli stessi schemi di attività che si erano verificati durante l’apprendimento. Questo fenomeno rafforza le tracce mnemoniche e le integra nelle conoscenze già esistenti.

Relazioni sociali ed emozioni: il ruolo della psicoterapia

Coltivare relazioni sociali ed esporsi a stimoli ambientali complessi aiuta a combattere monotonia e isolamento, che invece riducono l’attività neuronale. Questo è il primo passo per prevenire il decadimento cognitivo. Ma non solo: le relazioni producono emozioni, che influenzano profondamente la plasticità del cervello. Introdurre emozioni positive, come quelle permesse appunto da relazioni interpersonali sane, può aiutare il cervello a rimodellare le proprie connessioni sinaptiche introducendo cambiamenti che facilitano l’adattamento: la psicoterapia basa la sua efficacia anche su questo meccanismo. Non a caso studi di neuroimaging, come uno pubblicato da Focus. The Journal of Lifelong Learning in Psychiatry, mostrano che trattamenti psicologici efficaci per la depressione e i disturbi d’ansia sono associati a modificazioni funzionali delle reti neuronali coinvolte nella regolazione delle emozioni.

Attenzione, però: anche le emozioni negative possono influenzare la plasticità cerebrale. Ad esempio stress cronico o traumi psicologici possono alterare la plasticità di regioni come ippocampo, amigdala e corteccia prefrontale causando cambiamenti negativi stabili nel nostro modo di pensare, nelle nostre emozioni e nei nostri comportamenti: è quella che si chiama neuroplasticità maladattiva, un fenomeno alla base di condizioni come ansia, depressione ma anche dipendenze.

Alimenti: quali favoriscono la plasticità cerebrale

Migliorare la neuroplasticità è possibile anche grazie all’alimentazione. Alcuni componenti della dieta, infatti, sembrano favorire la plasticità cerebrale. Negli ultimi anni si parla molto, ad esempio, dei cosiddetti “alimenti senolitici”, composti naturali che sembrerebbero poter aiutare a eliminare cellule senescenti (cioè vecchie) contribuendo alla salute dei tessuti, incluso il cervello. Va però precisato che al momento non esistono certezze scientifiche in questo senso. Tra i cibi studiati per le loro potenziali proprietà senolitiche ci sono, ad esempio, quelli contenenti dosi importanti di quercetina come:

  • frutti di bosco;

  • mele;

  • cipolle rosse;

  • capperi.

Anche il resveratrolo ha una buona efficacia: lo troviamo ad esempio nell’uva e nel vino rosso. Molto studiati per le loro proprietà antinfiammatorie anche il tè verde e la curcuma.

Inoltre, negli ultimi anni si è sviluppato un crescente interesse per molecole coinvolte nel metabolismo cellulare come NMN (nicotinamide mononucleotide) e NAD+ (nicotinammide adenina dinucleotide) che, secondo alcuni, potrebbero avere un ruolo nella protezione dei neuroni e nei processi di invecchiamento cerebrale. Tuttavia, al momento, le evidenze sull’uomo sono ancora molto limitate. Il NAD+ viene prodotto dall’organismo a partire da diversi precursori alimentari, tra cui vitamina B3 e triptofano, mentre il NMN è presente in piccole quantità in vari alimenti di origine vegetale e animale.

Il ruolo di ambiente e natura

Un contesto ambientale ricco di bellezze naturali favorisce la neuroplasticità influenzando meccanismi biologici e psicologici. Trascorrere tempo in ambienti verdi riduce infatti rapidamente i livelli di cortisolo nel sangue e stimola la liberazione di neurotrasmettitori, migliorando, inoltre, umore ed apprendimento.

TMS e tDCS: stimolazione cerebrale non invasiva

Negli ultimi anni le neuroscienze hanno sviluppato tecniche di neuromodulazione non invasiva capaci di influenzare l’attività delle reti neuronali e, di conseguenza, i processi di neuroplasticità. Tra le più studiate e utilizzate troviamo la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS). Entrambe agiscono modulando l’eccitabilità dei neuroni e la forza delle connessioni sinaptiche, influenzando quindi i meccanismi che regolano l’apprendimento, la memoria e il recupero neurologico.

Stimolazione magnetica transcranica (TMS)

La TMS utilizza campi magnetici generati da una bobina posizionata sul cuoio capelluto che inducono correnti elettriche localizzate nella corteccia cerebrale, modificando temporaneamente l’attività dei neuroni nella regione stimolata. A seconda della frequenza utilizzata, la stimolazione può aumentare l’eccitabilità corticale, ridurla o inibirla agendo sui circuiti sinaptici analogamente ai fenomeni di potenziamento o depressione a lungo termine (LTP e LTD). Così, grazie alla sua azione sulla plasticità cerebrale, la TMS è impiegata ad esempio per:

  • trattare la depressione resistente ai farmaci;

  • trattare disturbi neurologici, come alcune forme di dolore neuropatico;

  • favorire la riabilitazione fisica dopo ictus, modulando l’attività dei circuiti motori.

Stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS)

La tDCS consiste nell’applicazione sul cuoio capelluto di due o più elettrodi attraverso i quali passa una corrente elettrica molto debole che modifica l’eccitabilità dei neuroni rendendoli più o meno propensi ad attivarsi, a seconda del tipo di stimolazione provocato. Si tratta di una tecnica promettente, ma ancora in parte sperimentale, che sembrerebbe poter produrre cambiamenti temporanei nell’attività neuronale e quindi modificazioni strutturali delle reti cerebrali, cioè processi di neuroplasticità. In particolare, alcuni studi clinici sembrano mostrare che cicli ripetuti di tDCS possano:

  • indurre cambiamenti misurabili nella struttura cerebrale in pazienti con depressione;

  • trattare disturbi neurologici, come alcune forme di facilitare l’apprendimento;

  • favorire la agevolare il recupero funzionale.

La neuroplasticità e la riabilitazione

Queste tecnologie, così come i cambiamenti negli stili di vita che abbiamo descritto, sembrano inoltre poter avere un’utilità nella riabilitazione dei pazienti dopo lesioni cerebrali come l’ictus, inducendo l’attivazione di circuiti alternativi a quelli compromessi, il rafforzamento delle connessioni residue e il rimodellamento delle mappe corticali. In questo modo, la riabilitazione neurologica post-ictus sfrutta proprio la neuroplasticità per recuperare funzioni motorie, linguistiche e cognitive.

Invecchiamento, longevità e prospettive future

La neuroplasticità rimane attiva anche in età adulta e persino nella terza età. Per questo, uno stile di vita fisicamente, psicologicamente e socialmente attivo può contribuire a rallentare il declino cognitivo, favorire un invecchiamento sano e la longevità.

Queste conoscenze, inoltre, potrebbero aprire la strada a nuovi approcci terapeutici per malattie neurodegenerative fortemente connesse all’invecchiamento della popolazione, come Alzheimer e Parkinson.


Andrea Porta

Scritto da

Andrea Porta

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Alum, Izah, Uti, Ugwu, Betiang, Basajja, Ejemot-Nwadiaro. Targeting Cellular Senescence for Healthy Aging: Advances in Senolytics and Senomorphics, 2025, Drug Des Devel Ther.

  • Antal, van Nieuwenhuizen, Chesebro, Strey, Jones, Clarke, Weistuch, Ratai, Dill, Mujica-Parodi. Brain aging shows nonlinear transitions, suggesting a midlife "critical window" for metabolic intervention, 2025, Proc Natl Acad Sci U S A.

  • Cleveland Clinic, Brainwork: The Power of Neuroplasticity

  • Brodt, Inostroza, Niethard , Born . Sleep-A brain-state serving systems memory consolidation, 2023, Neuron.

  • Harvard Health Publishing, Tips to leverage neuroplasticity to maintain cognitive fitness as you age.

  • Cabral, Mehrpour, de Souza et al. tDCS may enhance post-stroke neuroplasticity via real-time motor imagery BCI, 2025, Research on Biomedical Engineering

  • Cassilhas, Tufik, de Mello. Physical exercise, neuroplasticity, spatial learning and memory, 2016, Cellular and Molecular Life Sciences.

  • IRCCS Ospedale San Raffaele, Cosa succede al cervello durante il sonno

  • Università Cattolica del Sacro Cuore, Effetti della stimolazione transcranica con corrente continua sulla plasticità cerebrale

  • Calderone, Latella, Impellizzeri et al Neurobiological Changes Induced by Mindfulness and Meditation: A Systematic Review, 2024, Biomedicines

  • Fournier, Price, Psychotherapy and Neuroimaging, 2024, Focus (Am Psychiatr Publ)

  • Gangemi, Fabio, Falzone, Neuroplasticità e stimolazione transcranica a correnti dirette (tDCS) nei pazienti con malattia di Alzheimer, 2017, Atti del X Convegno Internazionale Codisco, Performative dimensions in Cognitive Sciences, Università degli studi di Messina

  • Gazerani, The neuroplastic brain: current breakthroughs and emerging frontiers, 2025, Brain Research

  • Jannati, Oberman, Rotenberg et al. Assessing the mechanisms of brain plasticity by transcranial magnetic stimulation, 2023, Neuropsychopharmacology

  • La stimolazione magnetica transcranica (TMS) nelle dipendenze patologiche, Ospedale Maria Luigia

  • Li, He, Wang et al., Stroke rehabilitation: from diagnosis to therapy, 2024, Frontiers in Neurology

  • Liang, Liu, Wang et al., Nicotinamide Mononucleotide (NMN) Improves the Senescence of Mouse Vascular Smooth Muscle Cells Induced by Ang II Through Activating p-AMPK/KLF4 Pathway, 2025, Pharmaceuticals (Basel)

  • Ma, Li, Yang, Zou et al, Therapeutic effect of nicotinamide mononucleotide on Alzheimer's disease through activating autophagy and anti-oxidative stress, 2024, Biomed Pharmacother

  • Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, News dal Policlinico, Usa la testa, prenditi cura del tuo cervello: mangia bene e resta attivo

  • Mohammadi, Induction of Neuroplasticity by Transcranial Direct Current Stimulation, 2026, J Biomed Phys Eng

  • Navakkode, Kennedy, Neural ageing and synaptic plasticity: prioritizing brain health in healthy longevity, 2024, Front Aging Neurosci

  • Stroke Association, Neuroplasticity: re-wiring the brain

  • Park, Bischof, The aging mind: neuroplasticity in response to cognitive training, 2013, Dialogues Clin Neurosci.

  • Pascual-Leone, Tarazona, Keenan et al., Transcranial magnetic stimulation and neuroplasticity, 1999, Neuropsychologia

  • Power, Schlaggar, Neural plasticity across the lifespan, 2017, Wiley Interdiscip Rev Dev Biol

  • Qader, Hosseini, Abolhasanpour et al, A systematic review of the therapeutic potential of nicotinamide adenine dinucleotide precursors for cognitive diseases in preclinical rodent models, 2025, BMC Neuroscience

  • Shade, The Science Behind NMN-A Stable, Reliable NAD+Activator and Anti-Aging Molecule, 2020, Integr Med (Encinitas)

  • Singh, Singh, Senolytics as Modulators of Critical Signaling Pathways: a Promising Strategy to Combat Brain Aging and Neurodegenerative Disorders, 2026, Molecular Neurobiology

  • Su, Pan, Chen et al, Nicotinamide mononucleotide mitigates neuroinflammation by enhancing GPX4-mediated ferroptosis defense in microglia, 2024, Brain Res

  • Xiong, Hou, Zheng et al, NAD+-boosting agent nicotinamide mononucleotide potently improves mitochondria stress response in Alzheimer's disease via ATF4-dependent mitochondrial UPR, 2024, Cell Death & Disease

  • Yao, Wei, Nielsen et al, Senolytic therapy preserves blood-brain barrier integrity and promotes microglia homeostasis in a tauopathy model, 2024, Neurobiol Dis

  • Zhou, NAD+, Senolytics, or Pyruvate for Healthy Aging?, 2021, Nutr Metab Insights

Articoli recenti

coppia anziani sul divano

16/07/2026

Scopri cosa sono i radicali liberi, come influenzano invecchiamento e salute e quali strategie adottare per contrastare lo stress ossidativo in modo efficace.

Andrea Porta

7 minuti

uomo e donna anziani in salute

13/07/2026

Scopri cosa sono le sirtuine, come agiscono nel metabolismo e nell’invecchiamento e cosa dice la scienza sul loro legame con la longevità e la salute cellulare.

Andrea Porta

4 minuti

donna stressata che si tiene le tempie

08/07/2026

Lo stress ossidativo si verifica quando i radicali liberi superano le difese dell’organismo. Ecco come si manifesta e si previene.

Angela Osti

6 minuti

laboratorio studio telomeri al microscopio

27/06/2026

Cosa sono telomeri e telomerasi e perché influenzano invecchiamento e longevità? Scopri le cause dell’accorciamento telomerico e come prevenirlo.

Andrea Porta

5 minuti

Un progetto di