Blue Zone: cosa sono, dove si trovano e cosa accomuna le aree in cui si vive più a lungo

Cosa accomuna le cinque Blue Zone, dove la percentuale di centenari è più alta della media? Dieta, relazioni e stile di vita concorrono alla longevità.

Monica Face

5 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Cosa sono le Blue Zone e perché si chiamano così
  • I luoghi della longevità: le cinque Blue Zone
  • Il “segreto” della lunga vita in Sardegna: territorio, tradizione e relazioni
  • I Power 9: cosa accomuna le persone nelle Blue Zone
    • Epigenetica e stile di vita: perché le abitudini influenzano la longevità
    • Consuetudini e lunga vita: cosa ci dice oggi la ricerca

Quante volte, festeggiando un compleanno, abbiamo augurato “cento di questi giorni”? È una formula rituale, pronunciata quasi senza pensarci. Eppure, in alcune aree del mondo, la longevità è talmente diffusa che in molti sembrano aver preso quell’augurio alla lettera, spegnendo le candeline ben oltre il secolo di vita. Non si tratta di casi isolati, ma di luoghi ben definiti, dove la presenza di centenari e, in alcuni casi, di ultracentenari, è abbastanza ricorrente da attirare l’attenzione di studiosi e ricercatori.


A partire da questa evidenza, alcune zone del pianeta sono state progressivamente identificate e indicate con il nome di Blue Zone: aree in cui le persone vivono più a lungo e in condizioni di salute migliori.


Grazie agli studi possiamo capire non solo dove si vive di più, ma anche quali fattori ambientali e sociali rendano possibile questo risultato, quali abitudini quotidiane lo accompagnino e fino a che punto si tratti di fenomeni legati a realtà specifiche, più che di modelli da imitare.

Scopriamo cosa sono le Blue Zone e se sia possibile riprodurre condizioni simili anche altrove.

Cosa sono le Blue Zone e perché si chiamano così

Il termine Blue Zone, o Zone Blu, non indica una categoria scientifica formalmente riconosciuta, né un modello biologico codificato. L’espressione compare all’inizio degli anni Duemila, durante uno studio condotto in Sardegna dal demografo Michel Poulain, in collaborazione con il medico e ricercatore Gianni Pes. Non sappiamo con esattezza come mai a queste aree sia stato dato il nome di Blue Zone, ma pare che, nel corso dell’analisi, i paesi con il maggior numero di centenari venissero semplicemente cerchiati in blu sulle mappe per facilitarne l’individuazione. Da quel segno grafico sarebbe nata l’etichetta Blue Zone.


In seguito, il termine è stato ripreso e reso popolare dal giornalista ed esploratore Dan Buettner, che lo ha utilizzato per indicare cinque contesti geografici in cui l’invecchiamento avviene, in media, più a lungo e con minore incidenza di malattie cardiovascolari, obesità, patologie legate allo stress e suicidi.


In pratica, si vive più a lungo e in condizioni di salute migliori.


Oggi Blue Zone è quindi una definizione descrittiva e divulgativa, utile per osservare fenomeni legati a fattori ambientali e stili di vita ricorrenti, ma che da sola non spiega le cause della longevità.

I luoghi della longevità: le cinque Blue Zone

Le Zone Blu riconosciute a livello internazionale sono cinque. Nonostante si trovino in contesti molto diversi dal punto di vista geografico e culturale, notiamo molte analogie nelle traiettorie di invecchiamento: legami sociali solidi, ritualità quotidiane e abitudini ricorrenti sembrano accomunare queste comunità.


Le Zone Blu individuate da Buettner sono:

  • Okinawa (Giappone): questo arcipelago è noto per l’eccezionale longevità femminile. Qui emergono concetti culturali come l’ikigai, ovvero la sensazione di avere uno scopo che dà significato alle proprie giornate, anche in età avanzata. Sentirsi utili e parte attiva di un gruppo sociale contribuisce alla salute psicologica e riduce lo stress. Un altro principio radicato è l’hara hachi bu, la pratica di smettere di mangiare quando si è sazi all’80%, un esercizio quotidiano di moderazione che aiuta a prevenire sovrappeso e malattie metaboliche.

  • Sardegna (Italia): nelle aree montuose dell’Ogliastra e della Barbagia c’è una concentrazione insolitamente alta di centenari maschi. Elementi come la struttura familiare intergenerazionale e la continuità dei legami sociali sembrano svolgere un ruolo importante. Questa forma di stabilità è considerata molto rilevante nei processi di invecchiamento e, come vedremo a breve, si integra con un modus vivendi semplice e radicato nel territorio.

  • Nicoya (Costa Rica): nella penisola dell’America Centrale la vita lunga è associata a legami familiari solidi e al plan de vida, un orientamento simile all’ikigai. Una direzione condivisa, che integra lavoro, famiglia e comunità, concorre a rafforzare salute mentale e stabilità emotiva.

  • Ikaria (Grecia): in questa isola del Mar Egeo i ritmi di vita lenti, i bassi livelli di stress e alcune pratiche come il riposo pomeridiano creano un ambiente che favorisce equilibrio emotivo e benessere. Questa gestione dei tempi e delle pause sembra incidere positivamente sullo stato fisico.

  • Loma Linda (California, USA): è una comunità inserita in un contesto industrializzato e composta in larga parte da Avventisti del Settimo Giorno. Per questo gruppo religioso, la salute è un valore centrale della fede: la maggior parte degli abitanti segue una dieta vegetariana o vegana, si astiene da alcol e fumo e trascorre molto tempo con gli altri membri della collettività. Il risultato? Un’aspettativa di vita superiore alla media statunitense.

Il “segreto” della lunga vita in Sardegna: territorio, tradizione e relazioni

La Sardegna è il luogo in cui il concetto di Blue Zone ha preso forma. Qui le persone vivono seguendo ritmi antichi, frutto di un equilibrio profondo tra territorio, lavoro e struttura sociale.

Le giornate iniziano presto, tra il lavoro nei campi o con il bestiame, i percorsi a piedi su strade in salita e i piccoli riti quotidiani che scandiscono il tempo. L’alimentazione è semplice, legata ai prodotti locali e stagionali, con pochi cibi industriali e un bicchiere di vino rosso a tavola.


Lo sport non è un’attività da ritagliare a fine giornata, perché il movimento è parte integrante del ritmo quotidiano.


Al centro della comunità ci sono gli anziani, che non vengono isolati ma restano parte attiva della vita familiare e sociale. La loro presenza è riconosciuta e valorizzata, e questo senso di appartenenza aiuta a ridurre la solitudine, a contenere lo stress e ad affrontare l’invecchiamento con uno spirito migliore.

Foto di famiglia  

I Power 9: cosa accomuna le persone nelle Blue Zone

Il ricercatore Dan Buettner e il suo team hanno individuato – in uno studio del 2016 – nove fattori frequenti, noti come Power 9, in tutte le Zone Blu. Non sono regole o prescrizioni, ma condizioni che tendono a ripresentarsi, con forme diverse, all’interno di specifici ecosistemi sociali.

1

Movimento funzionale

L’attività fisica è parte integrante della vita quotidiana e non è organizzata come allenamento: camminare, lavorare la terra, spostarsi a piedi, salire scale o svolgere attività manuali mantiene il corpo costantemente in attività.

2

Regola dell’80% (hara hachi bu)

È l’abitudine di smettere di mangiare prima di sentirsi sazi. Niente dieta, solo una moderazione calorica costante. Un’alimentazione senza eccessi ricorre in tutte le Zone Blu. Questo senso della misura aiuta a prevenire l'eccesso di cibo e riduce lo stress ossidativo, contribuendo a mantenere bassa l’età biologica.

3

Alimentazione prevalentemente vegetale

L’attività fisica è parte integrante della vita quotidiana e non è organizzata come allenamento: camminare, lavorare la terra, spostarsi a piedi, salire scale o svolgere attività manuali mantiene il corpo costantemente in attività.

4

Vino e alcol limitati

Dove presente, il consumo di alcol è moderato e inserito in contesti sociali, spesso durante i pasti. Fa eccezione la comunità di Loma Linda, dove l’astensione è legata alla fede avventista, che incoraggia condotte sobrie come forma di rispetto del corpo e della salute.

5

Scopo della vita

Avere una ragione per alzarsi ogni mattina - come l’ikigai a Okinawa o il plan de vida a Nicoya - aiuta a dare continuità e senso alle giornate, anche in età avanzata.

6

Riduzione dello stress

La vita non è mai completamente priva di tensioni, ma esistono rituali condivisi per contenerle. Il riposo pomeridiano, la preghiera, la sospensione periodica del lavoro o momenti sociali riconosciuti come pause.

7

Appartenenza

La maggior parte dei centenari appartiene a un gruppo spirituale o religioso che fornisce supporto sociale, regolarità nelle relazioni e senso di appartenenza.

8

Famiglia al primo posto

I legami familiari sono solidi e intergenerazionali. Genitori e nonni restano vicini, sono coinvolti nella vita quotidiana e riconosciuti nel loro ruolo.

9

Cerchie sociali stabili

Le relazioni amicali sono durature e strutturate. A Okinawa, per esempio, spiccano i moai, gruppi di supporto sociale reciproco, formati da piccoli gruppi di amici che si sostengono a vicenda, emotivamente e finanziariamente, per tutta la vita.

Epigenetica e stile di vita: perché le abitudini influenzano la longevità

Quando si parla di età avanzata, entra spesso in gioco anche il termine epigenetica, una branca della genetica che studia i meccanismi attraverso cui l’ambiente e le abitudini quotidiane influenzano l’espressione dei geni, senza modificarne la struttura.

Una review del 2025 suggerisce che stili di vita caratterizzati da scarsa o nulla esposizione a inquinamento ambientale, basso stress cronico, movimento regolare, alimentazione sobria e relazioni stabili possano favorire, nel tempo, un equilibrio biologico più solido, con effetti osservabili su infiammazione, metabolismo e anche sulla protezione dei telomeri, indicatori dell’età cellulare.

Consuetudini e lunga vita: cosa ci dice oggi la ricerca

Possiamo davvero diventare tutti centenari replicando le condizioni delle Blue Zone? Vivere in queste aree non garantisce la una vita lunga, però gli studi ci indicano una strada: quando nelle nostre giornate viviamo in ambienti salubri, abbiamo relazioni significative con la famiglia e la comunità, ci muoviamo con costanza e seguiamo abitudini sostenibili, invecchiare bene è più probabile.

Negli ultimi anni, medici e ricercatori hanno cominciato a osservare più da vicino la quotidianità e le abitudini alimentari delle Zone Blu per capire cosa funziona, perché e come adattarlo ad altri contesti, con l'obiettivo di trasformare la longevità di queste aree in un percorso possibile, passo dopo passo, anche altrove.


Monica Face

Scritto da

Monica Face

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • ● Poulain, Herm, Pes, 2013, The Blue Zones: areas of exceptional longevity around the world, Vienna Yearbook of Population Research

  • ● Buettner, Skemp, 2016, Blue Zones: Lessons From the World’s Longest Lived, American Journal of Lifestyle Medicine

  • ● Aliberti, Capunzo, Galimberti et al., 2025, Ageing Trajectories: Exposome-Driven Pathobiological Mechanisms and Implications for Prevention from Blue Zones and Italian Longevity Hotspots Such as Cilento and Sicilian Mountain Villages, International Journal of Molecular Sciences

  • ● International Longevity Science Association, 2024, Cosa accomuna i centenari delle Blue Zone

  • ● Istituto europeo di oncologia, 2024, Blue Zones: cosa sono?

  • ● Harvard Medical School, 2025, Living in the Blue Zone

  • ● Pes, Dore, Tsofliou, et al., 2022, Diet and longevity in the Blue Zones: A set-and-forget issue?, Maturitas

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