Cohousing per anziani: come funziona e quali sono i benefici

Il cohousing per anziani è un modello abitativo che promuove un invecchiamento attivo e ben inserito a livello sociale. Ecco come funziona e i vantaggi.

Marco Pirani

8 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Cos’è il cohousing?
    • Cohousing e coliving, quali differenze?
  • Cohousing per anziani: come funziona?
  • I vantaggi del cohousing per la terza età
  • I principali limiti del senior cohousing
  • A chi è adatto il cohousing (e a chi non lo è)
  • Quanto costa vivere in un cohousing?
  • Come sta evolvendo la formula del cohousing in Italia?
  • Normativa e requisiti d’accesso per il senior cohousing
  • Abitare la longevità per favorire un invecchiamento attivo

La longevità sta cambiando profondamente il nostro modo di immaginare la terza età e, al tempo stesso, gli spazi in cui viene vissuta. La casa, da sempre simbolo di sicurezza e stabilità, può infatti trasformarsi con il tempo in un luogo di isolamento, soprattutto nella terza età. Tante persone, in questa fase della vita, si trovano purtroppo a fare i conti con la solitudine, a causa di reti sociali che si assottigliano e una quotidianità che perde di stimoli.

È qui che il tema dell’abitare diventa centrale, perché può contribuire a creareun ecosistema di relazioni e benessere. Per questo, specie in alcuni Paesi europei, stanno emergendo nuovi modelli abitativi, pensati per rispondere a bisogni che vanno oltre la semplice assistenza.

Uno di questi è il cohousing per anziani, una soluzione che prova a tenere insieme indipendenza e comunità, offrendo un modo diverso e più sereno di affrontare la terza età. Vediamo insieme di cosa si tratta, che vantaggi comporta e dove trovarlo in Italia.

Cos’è il cohousing?

Il “cohousing” è un modello abitativo in cui le persone scelgono di vivere in un contesto di prossimità, mantenendo la propria abitazione privata ma condividendo alcuni spazi e momenti della quotidianità.

La versione contemporanea del cohousing nasce in Scandinavia, in particolare in Danimarca, tra gli anni Sessanta e Settanta, come risposta ai limiti dell’abitare tradizionale e al crescente senso di isolamento nelle città. Il termine “cohousing” venne poi introdotto negli Stati Uniti negli anni Ottanta dagli architetti Kathryn McCamant e Charles Durrett, pionieri della progettazione socialmente sostenibile e inclusiva.

Con questo termine, pertanto, non si intende una convivenza forzata, né una struttura assistenziale. Al contrario, il cohousing è una scelta volontaria, un abitare collaborativo che nasce dal desiderio di unire autonomia e relazione: ognuno ha il proprio spazio personale, ma non vive in isolamento.

Alla base di questo modello c’è dunque l’idea che la casa non sia solo un luogo privato, ma possa diventare un ambiente sociale, capace di sostenere la vita quotidiana attraverso la collaborazione e la presenza reciproca.

Cohousing e coliving, quali differenze?

Cohousing e coliving sono termini spesso confusi, ma indicano due concetti differenti:

  • Il cohousing nasce come progetto abitativo stabile e intenzionale, ed è orientato alla lunga permanenza e alla costruzione di una comunità strutturata.

  • Il coliving, invece, è un modello diffuso soprattutto tra giovani professionisti e studenti e si basa su una logica di condivisione funzionale degli spazi, con minore partecipazione alla governance della comunità e una permanenza spesso più breve.

Cohousing per anziani: come funziona?

Quando si parla di cohousing per anziani (senior cohousing), il focus si concentra sulla qualità della vita nella terza età e sulla possibilità di invecchiare in modo attivo e condiviso, fra supporto reciproco e collaborazione.

A differenza del senior housing – che spesso prevede servizi centralizzati, assistenza dedicata e una gestione più strutturata – il cohousing si basa soprattutto sull’autonomia dei residenti e sulla partecipazione alla vita comunitaria. L’obiettivo non è soltanto offrire servizi, ma creare relazioni di prossimità e reti informali di sostegno reciproco.

Nel senior cohousing ogni residente dispone di un’abitazione privata, solitamente un piccolo appartamento indipendente, mentre alcuni ambienti vengono messi in comune per favorire la vita collettiva. Tra questi spazi si possono trovare, ad esempio, cucine condivise, palestre, sale comuni per praticare hobby, salotti, giardini e aree relax. In diversi progetti sono presenti anche servizi pratici come lavanderie o stanze per lo svolgimento di alcune attività domestiche.

Un elemento centrale è la gestione partecipata: in molti cohousing, le decisioni sulla vita comunitaria vengono prese insieme dai residenti, creando un senso di responsabilità condivisa che rafforza la coesione del gruppo. Altrettanto importante è lo “sfondo”: per funzionare, questo modello ha bisogno di quartieri accessibili, servizi di prossimità, spazi pubblici vissuti e luoghi d’incontro. In altri termini, qualcosa di riconducibile al modello della città dei 15 minuti.

I vantaggi del cohousing per la terza età

Il cohousing può quindi rappresentare una forma di equilibrio tra indipendenza e presenza degli altri. Tra i principali vantaggi emergono:

  • Dimensione sociale: la vita quotidiana non è scandita solo dagli spazi privati, ma anche da micro-interazioni continue (un pranzo condiviso, una conversazione in giardino, una decisione presa insieme ecc.). Tutti elementi capaci di ridurre il senso di isolamento.

  • Aspetti pratici e qualità della vita: in molti progetti alcuni servizi sono in comune, dalle pulizie degli spazi in condivisione alla gestione delle utenze, dal wi-fi alla manutenzione. Ciò consente di alleggerire il peso delle incombenze quotidiane.

  • Sicurezza e supporto reciproco: la presenza di altre persone, senza essere invasiva, crea una rete informale di attenzione reciproca che può fare la differenza nella vita di tutti i giorni.

  • Aspetto economico: la condivisione di alcuni servizi può rendere la gestione abitativa più sostenibile rispetto a una soluzione completamente individuale.

I principali limiti del senior cohousing

I possibili svantaggi del cohousing interessano specialmente due aspetti:

  • Questo modello abitativo richiede di confrontarsi con dinamiche di gruppo. Serve quindi disponibilità al confronto e apertura al compromesso: non tutti si trovano a proprio agio in circostanze e ambienti di questo tipo.

  • Questo sistema è ancora diffuso in Italia: ciò significa che l’accesso può essere limitato e spesso legato a progetti specifici, non sempre facilmente raggiungibili, sia per localizzazione sia per i costi, che possono variare sensibilmente a seconda del progetto e dei servizi offerti.

A chi è adatto il cohousing (e a chi non lo è)

Come abbiamo appena visto, il cohousing non è una scelta adatta a tutti. Oltre alla predisposizione alla vita condivisa, c’è un tema fondamentale legato all’autonomia personale.

Questo modello è adatto a persone anziane autosufficienti che desiderano mantenere la propria indipendenza, ma allo stesso tempo non vogliono affrontare la quotidianità in solitudine. In alcuni casi, può rivolgersi anche a persone con un livello di autonomia ridotto, purché siano ancora in grado di gestire la propria quotidianità con un supporto esterno limitato. Tuttavia, non è un’opzione idonea per situazioni di non autosufficienza avanzata, dove sono necessari servizi sanitari continuativi o assistenza h24.

Quanto costa vivere in un cohousing?

Il costo di un cohousing può variare molto, perché dipende dalla tipologia del progetto, dalla posizione geografica e dal livello di servizi inclusi.

In generale, esistono tre formule per accedere a questo modello abitativo:

  • acquisto dell’abitazione, spesso all’interno di progetti immobiliari condivisi e concepiti per questa opportunità;

  • affitto: può trattarsi di progetti promossi da associazioni, enti del terzo settore o iniziative sperimentali ancora in fase di sviluppo;

  • modelli cooperativi, in cui i residenti partecipano più attivamente anche all’organizzazione e alla gestione del progetto abitativo, contribuendo alle scelte progettuali, alla definizione dei servizi comuni o alla governance della comunità.

Il cohousing non sempre rappresenta la strada più economica rispetto al mercato tradizionale, ma può diventare più sostenibile nel corso del tempograzie alla condivisione di alcune spese e servizi (es. manutenzione degli spazi comuni, utenze, internet, attività condivise o piccoli servizi di supporto quotidiano).

anziani che trascorrono tempo insieme in cohousing 

Come sta evolvendo la formula del cohousing in Italia?

Il senior cohousing è presente in diversi Paesi europei, dove ha trovato una diffusione più strutturata rispetto all’Italia. Nel Regno Unito, in Germania e in Francia si trovano, ad esempio, piccoli complessi residenziali destinati a persone over 60, condomini con appartamenti indipendenti e spazi condivisi oppure soluzioni più evolute che integrano anche servizi di supporto leggero alla vita quotidiana.

In Italiail fenomeno si trova ancora in una fase iniziale, ma in crescita. L’offerta è limitata e frammentata, legata a iniziative locali promosse da enti del terzo settore o cooperative.

Vanno in questa direzione, per esempio, le iniziative di HousingLab a Milano, un laboratorio di ricerca e sperimentazione sui modelli abitativi collaborativi, che hanno contribuito a diffondere il senior cohousing all’interno del contesto metropolitano, mostrando come queste realtà possano integrarsi anche in realtà urbane molto dense e articolate. Citiamo inoltre le attività promosse nell’ambito dell’housing sociale a Milano, dove la Fondazione Housing Sociale ha contribuito allo sviluppo di modelli abitativi innovativi che integrano spazi privati e spazi comuni, e il progetto “Numero Zero”, iniziativa di cohousing nata a Torino nel quartiere Porta Palazzo e sviluppata nell’ambito dell’associazione CoAbitare. Il progetto combina appartamenti privati e numerosi spazi condivisi, con una forte attenzione alla dimensione comunitaria e alla gestione partecipata.

Normativa e requisiti d’accesso per il senior cohousing

Dal punto di vista normativo, il cohousing non ha ancora una regolamentazione unica nazionale. In molti casi viene inquadrato attraverso strumenti urbanistici, cooperative o progetti di edilizia sociale, con differenze significative tra regione e regione. Ciò significa che non esiste un unico modello giuridico: ogni realtà può avere una struttura diversa, anche sul piano contrattuale e gestionale.

Non sono previstirequisiti di accessostandard, anche se possono essere richiesti criteri legati all’età, al livello di autonomia o alla disponibilità a partecipare alla vita comunitaria.

Proprio questa flessibilità rappresenta sia un’opportunità che un limite: da un lato, consente di adattare il modello a contesti diversi, dall’altro rende meno immediata la comprensione e l’accesso da parte di chi si avvicina per la prima volta a questa soluzione.

Il cohousing si colloca all’interno di un ecosistema più ampio di soluzioni abitative rivolte alla terza età, con diversi gradi di assistenza, in base alle necessità della persona. Tra queste possiamo citare le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) strutture pensate per persone non autosufficienti, in cui l’aspetto assistenziale e sanitario è centrale e continuativo. Esistono poi le case di riposo e le comunità alloggio per anziani, che solitamente possono rappresentare un’opzione intermedia.

Un’ulteriore possibilità consiste nell’assistenza domiciliare, che consente alla persona anziana di rimanere nella propria abitazione, ricevendo aiuto nello svolgimento delle attività quotidiane o nelle necessità sanitarie.

Abitare la longevità per favorire un invecchiamento attivo

Il cohousing per anziani non è solamente un nuovo modello abitativo, ma un radicale cambio di prospettiva. In una società che invecchia, il tema non è “solo” vivere più a lungo, ma costruire contesti in cui la longevità non coincida con la solitudine.

In Italia, pur con numeri ancora limitati, si stanno sviluppando progetti pilota che mostrano un interesse crescente verso l’abitare collaborativo, soprattutto nelle aree urbane e nei contesti di rigenerazione sociale. In questo senso, il senior cohousing può contribuire a migliorare la vita quotidiana delle persone anziane, offrendo un equilibrio tra indipendenza e supporto reciproco.


Marco Pirani

Scritto da

Marco Pirani

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • CNA, Senior co-housing: un nuovo modo di vivere la terza età

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Co-housing e senior housing destinati a persone anziane

  • Fondazione Housing Sociale, Abitare Senior

  • The Cohousing Company, Charles Durrett

  • Senior Housing Italia, Cos’è il Senior Housing

  • CoAbitare, SENIOR cohousing

  • Percorsi di Secondo Welfare, Come supportare il senior housing in Italia?

  • Percorsi di Secondo Welfare, 2024, Abitare e anziani (fragili): evidenze e spunti per coprogettare nuove forme di housing

  • ISTAT, 2022, Gruppo di lavoro sulle politiche per la casa e l’emergenza abitativa

  • Hwang, In Ok Sim, 2021, Association of living arrangements with happiness attributes among older adults, BMC Geriatrics

  • Lin, Yin, Juan, 2023, Association of home and community-based services and cognitive function of Chinese older adults: social participation as a mediator, BMC Geriatrics

  • Borowczyk, 2018, Sustainable Urban Development: Spatial Analyses as Novel Tools for Planning a Universally Designed City, Sustainability

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