Andrea Porta

In questo articolo
- La storia dell’epigenetica: quando è nata e cosa studia
- Le alterazioni epigenetiche sono ereditarie? La differenza tra genetica ed epigenetica
- Come funzionano i meccanismi epigenetici
- L’epigenetica in pratica: esempi e fattori ambientali coinvolti
- Il ruolo dell’alimentazione nell’epigenetica
- Epigenetica e cancro
- Le implicazioni mediche
- Nuovi farmaci antitumorali?
Da tempo sentiamo parlare sempre più spesso di epigenetica. Questo termine, che deriva dal greco epi- (“sopra, al di fuori, intorno”) e -genetica (riferito ai geni), indica il filone di ricerca che si concentra su come l’ambiente influenza il patrimonio genetico producendo modificazioni sul nostro corpo. È stato infatti dimostrato che alimentazione, stile di vita, quantità di attività fisica, ambiente e persino i nostri comportamenti e le emozioni che ne derivano possono influenzare il modo in cui si esprimono i geni con cui nasciamo.
Queste scoperte hanno rivoluzionato il panorama scientifico e hanno smentito una certezza da sempre incrollabile, cioè quella secondo cui ciò che siamo è determinato una volta per tutte dai geni, sui quali non abbiamo alcun controllo.
L’epigenetica mostra infatti come l’espressione del nostro genoma possa essere largamente influenzato dalle nostre scelte, con un impatto sulla nostra longevità, e come queste alterazioni possano essere tramandate alle generazioni successive.
La storia dell’epigenetica: quando è nata e cosa studia
L’epigenetica è un campo di studio relativamente recente: fu negli anni Quaranta che il biologo britannico Conrad Waddington introdusse per primo questo concetto riferendosi al fatto che il fenotipo di un individuo (cioè le sue caratteristiche visibili) non è influenzato esclusivamente dal genotipo, ovvero dalle caratteristiche immutabili dettate dal Dna. Negli anni questa disciplina ha assunto una rilevanza crescente: i suoi sviluppi ci permettono e ci permetteranno sempre più di comprendere i meccanismi alla base dell’insorgenza di alcune malattie e quindi di esplorare nuovi possibili trattamenti.
Le alterazioni epigenetiche sono ereditarie? La differenza tra genetica ed epigenetica
Le colpe dei padri ricadono sui figli, si dice. In un certo senso anche l’epigenetica funziona in questo modo: così come i geni, dai nostri genitori ereditiamo anche le modificazioni epigenetiche dannose accumulatesi nel corso delle generazioni precedenti in funzione di stili di vita e scelte alimentari scorretti di chi ci ha preceduto. L’insieme di queste alterazioni è oggi definito epigenoma.
C’è però una grande differenza tra genoma ed epigenoma: laddove il primo è più o meno stabile nel corso di tutta la vita, il secondo si altera in continuazione. Questo implica che possiamo sempre invertire la rotta e “ripristinare” corrette modifiche del nostro epigenoma cambiando i nostri stili di vita.
Le alterazioni epigenetiche, infatti, possono condurre a esiti patologici ma possono anche essere virtuose: fattori come un’alimentazione sana, l’esercizio fisico, un ambiente naturale e una vita relazionale positiva con uno stress gestibile possono infatti determinare cambiamenti epigenetici in grado di promuovere la salute.
Come funzionano i meccanismi epigenetici
Ma esattamente in che modo i fattori ambientali possono alterare l’espressione dei nostri geni? Ciò avviene per mezzo di molecole che si attaccano o si staccano da porzioni del Dna, alterando l’attivazione di vari geni e quindi la produzione di proteine che esplicano diverse funzioni nel nostro organismo. Così, tali alterazioni possono portare a modifiche nell’aspetto e nella funzione di cellule, tessuti e organi, il tutto però senza che il patrimonio genetico sia modificato.
A differenza delle alterazioni genetiche causa di specifiche malattie, infatti, quelle epigenetiche non cambiano la struttura del Dna ma solo il modo in cui questo si esprime.
In particolare, come illustrato da uno studio americano pubblicato nel 2009 da Seminars in Reproductive Medicine, sono tre le modalità con cui il fenomeno avviene:
-
la metilazione del Dna: meccanismo epigenetico a oggi più studiato, si tratta di un processo che prevede l’aggiunta di un gruppo chimico chiamato metile in siti specifici della molecola di Dna. Questo meccanismo riduce o impedisce l’attività di un gene, ostacolando l’azione delle proteine da esso prodotte. Al contrario, la rimozione del gruppo metile, detta demetilazione, può favorire la riattivazione del gene e consentirne nuovamente l’espressione;
-
la modificazione degli istoni: con questa espressione si indica l’aggiunta di specifici gruppi chimici agli istoni, proteine attorno alle quali il Dna si avvolge per essere organizzato e compattato all’interno del nucleo cellulare. Questi, insieme al Dna, formano i nucleosomi da cui ha origine la cromatina, che costituisce i cromosomi. Queste modifiche possono avvenire attraverso processi come acetilazione, metilazione, fosforilazione e altre reazioni chimiche capaci di modulare l’attività dei geni;
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Rna non codificanti: la cellula può regolare l’attività dei geni anche attraverso gli Rna non codificanti (molecole di RNA che non vengono tradotte in proteine, a differenza dell’Rna codificante) che si legano agli Rna messaggeri (destinati a trasportare informazioni durante la trascrizione dal Dna), bloccandone l’azione.
Questi meccanismi possono avere vari effetti: ad esempio possono arrivare a silenziare geni oncosoppressori (che inibiscono le cellule tumorali), favorendo il cancro, oppure, al contrario, possono favorire meccanismi protettivi nei confronti delle malattie oncologiche.
L’epigenetica in pratica: esempi e fattori ambientali coinvolti
Più nel dettaglio, quali sono i fattori ambientali alla base dei fenomeni epigenetici? Come spiegato da un interessante articolo pubblicato sul portale dei Centers for Disease Control and Prevention, l’organismo che controlla la sanità pubblica americana, alcuni sono legati ai nostri genitori, altri alla nostra infanzia e altri ancora alle nostre abitudini attuali.
Tra i primi, legati alla familiarità, troviamo:
-
la dieta in gravidanza di nostra madre;
-
lo stato di salute generale di nostra madre durante la gravidanza;
-
lo stile di vita e le abitudini di nostra madre durante la gravidanza
Tra i fattori connessi alla nostra infanzia, vanno citati:
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l’alimentazione che abbiamo ricevuto da neonati e nei primi anni di vita;
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i traumi psicofisici;
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le esperienze di apprendimento e le interazioni sociali;
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l’esposizione al fumo di sigaretta;
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l’esposizione agli inquinanti atmosferici;
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l’uso di alcuni farmaci;
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la varietà di attività fisiche praticate.
Tra gli elementi correlati alle nostre abitudini attuali, ci sono invece:
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l’alimentazione;
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il livello di attività fisica;
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l’uso di alcol;
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l’uso di droghe;
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il fumo di sigaretta;
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il livello di stress quotidiano;
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frequentare e vivere in presenza di paesaggi naturali o parchi verdi e opere d’arte;
-
relazioni stabili positive.
Controllare questi ultimi fattori, quelli che riguardano il nostro stile di vita attuale, è dunque importante quanto meno per compensare ciò che è avvenuto durante la gravidanza e l’infanzia.
Di tutti questi aspetti, quelli maggiormente studiati sono sicuramente l’inquinamento atmosferico, l’esposizione al fumo e l’alimentazione.
Il ruolo dell’alimentazione nell’epigenetica
Gli inquinanti possono causare modifiche negli istoni, mentre il tabacco può alterare lo stato di metilazione. È però l’alimentazione l’aspetto su cui oggi disponiamo di maggiori conoscenze: i cibi che consumiamo vengono metabolizzati dall’organismo e i prodotti di questa trasformazione possono avere un impatto rilevante sull’epigenetica, ad esempio favorendo la formazione di gruppi metile.
In particolare, l’alimentazione della madre in gravidanza e quella del bambino nei primi anni di vita contribuiscono in modo significativo a modellare il profilo epigenetico: questo avviene ad esempio in funzione dell’assunzione più o meno adeguata di nutrienti quali le vitamine del gruppo B, che svolgono un ruolo fondamentale nei processi che portano alla formazione di gruppi metile.
Gli alimenti che ne sono ricchi possono quindi influenzare rapidamente l’espressione genica, soprattutto nelle prime fasi della vita, quando l’epigenoma è ancora in via di definizione.
Epigenetica e cancro
Oggi sappiamo che l’epigenetica può intervenire anche nello sviluppo dei tumori attraverso diversi meccanismi. Ad esempio, la perdita di metilazione può portare all’attivazione di geni che favoriscono la proliferazione cellulare o aumentare l’instabilità dei cromosomi. Ma anche un eccesso di metilazione ha conseguenze: può spegnere geni fondamentali per il controllo della crescita, per la riparazione del Dna danneggiato o per l’attivazione della morte cellulare programmata.
Le implicazioni mediche
Queste scoperte hanno sempre di più un impatto in termini di prevenzione, ma potranno avere ricadute anche sulle terapie.
In particolare, è proprio in ambito oncologico che la conoscenza dell’epigenetica si propone di raggiungere la formulazione di farmaci sempre più efficaci. Del resto, sono più di quarant’anni che si batte questa strada: già nel 1983 due studiosi, Andrew Paul Feinberg e Bert Vogelstein, scoprirono che nei pazienti affetti da tumore del colon-retto i tessuti tumorali presentavano livelli di metilazione inferiori rispetto ai tessuti sani dello stesso individuo: fu la prima evidenza di un legame tra alterazioni epigenetiche e malattia oncologica.
Nuovi farmaci antitumorali?
Uno degli obiettivi principali delle strategie antitumorali basate sulla conoscenza dell’epigenetica è la possibilità di correggere le alterazioni anomale intervenendo proprio sui processi di metilazione del Dna, ma anche sulla modificazione degli istoni: diversi studi, come uno pubblicato su Digestive Diseases già nel 2011 da James P. Hamilton della Johns Hopkins University School of Medicine, illustrano come ciò sia del tutto auspicabile. Del resto, sono già stati sviluppati farmaci in grado di modificare il profilo epigenetico delle cellule tumorali, come gli inibitori della metilazione e gli inibitori delle istone deacetilasi. Tuttavia, restano aperte molte questioni: ad esempio, non sappiamo ancora come veicolare alcuni di questi farmaci nel gene giusto, nel tessuto corretto e nel momento più appropriato.
Le conoscenze relative all’epigenetica hanno e avranno sempre più un ruolo importante nella comprensione dei meccanismi alla base della qualità e della durata della vita, aprendo nuove prospettive in termini di prevenzione e benessere a lungo termine.
Come abbiamo visto, inoltre, le nostre scelte e l’attenzione all’ambiente possono essere veri e propri strumenti di intervento: adottare comportamenti favorevoli alla salute significa agire anche a livello molecolare, contribuendo così a sostenere la qualità della vita e i processi legati alla longevità.
Scritto da
Andrea Porta
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
-
Dupont, Armant, Brenner, 2009, “Epigenetics: definition, mechanisms and clinical perspective”, National Institute of Health
-
AIRC, Epigenetica
-
Merck, Epigenetica
-
LMCome, J&J con Te, 2024, “Epigenetica, modifiche “leggere” che possono cambiare le carte in tavola”
-
Cleveland Clinic, Epigenetics
-
CDC, “Epigenetics, Health, and Disease”, Genomics and Your Health
-
I ragazzi di Pasteur, Istituto Pasteur Italia, IBSA Foundation, Fatica A, 2017, “Epigenetica. Il complesso mondo della regolazione genica”
-
Hamilton, 2011, “Epigenetics: principles and practice”, Digestive Disease
-
Tontonoz, 2018, “What Is Epigenetics, and Why Is Everyone Talking about It?”
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