Angela Osti

In questo articolo
- Qual è l’aspettativa di vita media in Italia?
- Nord vs Sud: dove si vive più a lungo in Italia?
- I centenari in Italia: la Blue Zone della Sardegna e il primato di Molise e Liguria
- Che aspettativa di vita hanno le donne in Italia?
- Speranza di vita nel Bel Paese: quali sono le previsioni per il futuro?
- Le sfide legate all’aumento dell’aspettativa di vita
L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi d’Europa e del mondo. Secondo il più recente rapporto EU Country Health Profiles 2025 dell'Ocse, nel 2024 l’aspettativa di vita media in Italia è salita a 84,1 anni: un primato che il nostro Paese, in Europa, condivide con la Svezia. Tuttavia, dietro il dato della longevità si nascondono sfide complesse legate alla qualità della vita e alle disuguaglianze territoriali.
In questo articolo scopriremo non solo quanto viviamo, ma anche come viviamo e quali scenari si delineano per il futuro. Vedremo quindi come si posiziona l’aspettativa di vita in Italia rispetto agli altri Paesi europei, e toccheremo anche il fenomeno in espansione dei centenari.
Qual è l’aspettativa di vita media in Italia?
Nel 2024 l’aspettativa di vita media alla nascita in Italia ha raggiunto gli 84,1 anni, il livello più alto registrato nell’Unione Europea insieme alla Svezia. Un dato che ha segnato un nuovo record storico. Con un aumento di circa 0,6 anni rispetto all’anno precedente, l’Italia si colloca quasi due anni e mezzo sopra la media UE (che risulta essere di 81,7), oltre a segnare il completo recupero dall’impatto della pandemia di COVID-19, con un’aspettativa di vita che oggi supera di sei mesi il livello pre-pandemia del 2019.
Ma guardiamo più attentamente chi è salito sul podio europeo dell’aspettativa di vita media: dietro a Italia e Svezia, al secondo posto troviamo la Spagna, con una media di 84,0 anni, e al terzo posto il Lussemburgo con 83,5. Classificata all’ultimo posto, invece, è la Bulgaria con una media di 75,9 anni.
Questo risultato è frutto di una serie di fattori, tra cui importanti progressi nella prevenzione delle principali cause di mortalità, come le malattie cardiovascolari e i tumori, anche se queste ultime continuano comunque a rappresentare le principali cause di morte nel nostro Paese. Perché se da un lato i nuovi dati dimostrano la capacità dell’Italia di incrementare la durata della vita, dall’altro evidenziano anche la necessità di affiancare politiche di salute pubblica orientate alla riduzione della perdita di anni in buona salute e all’equità nell’accesso alle cure.
Nord vs Sud: dove si vive più a lungo in Italia?
La mappa della longevità in Italia restituisce un Paese diviso, con il Nord che registra valori più elevati rispetto al Sud. Dai dati ISTAT emerge una differenza di circa 3 anni tra la zona del Paese con una speranza di vita più alta e quella più bassa. A guidare la classifica, nel 2024, sono le Province autonome di Trento e Bolzano (rispettivamente con un’aspettativa di 84,7 e 84,6 anni) e le Marche (84,2). Occupano invece le ultime posizioni la Campania, la Sicilia e la Calabria, rispettivamente con una speranza di vita di 81,7, 82,1 e 82,3 anni. Anche nel confronto con il periodo precedente alla pandemia, le regioni del Nord hanno registrato una ripresa completa e, in molti casi, un superamento dei livelli del 2019, mentre lo stesso non si osserva in diverse regioni del Mezzogiorno.
Questo schema riflette un persistente divario territoriale in termini di condizioni socio-economiche, accesso alle cure e stili di vita, con impatti rilevanti sulla salute e sulla durata della vita.
I centenari in Italia: la Blue Zone della Sardegna e il primato di Molise e Liguria
L’ISTAT lo conferma con chiarezza: tra il 2024 e il 2025, i centenari in Italia sono aumentati di oltre 2 mila unità, passando da 21.211 a 23.548, di cui quasi l’83% sono donne. Un balzo significativo, che racconta come raggiungere età molto avanzate non sia più un evento raro, ma un fenomeno in espansione.
Se in valore assoluto è la Lombardia a contare più centenari, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, è osservando l’incidenza sulla popolazione che emerge la vera mappa della longevità italiana. Il Molise guida la classifica nazionale, con circa 61 centenari ogni 100mila residenti, un primato che, pur legato a una popolazione numericamente contenuta, segnala condizioni favorevoli all’invecchiamento in salute. Subito dopo si colloca la Liguria, che con 59,4 centenari ogni 100mila abitanti si conferma una delle regioni più longeve del Paese e un caso strutturale di invecchiamento di successo, sostenuto da una delle età medie più alte d’Italia.
Accanto a queste realtà si inserisce la storica Blue Zone sarda: nelle province di Nuoro e Oristano, che comprendono aree della Barbagia e dell’Ogliastra, la concentrazione di centenari resta tra le più elevate, rafforzando il legame tra stile di vita, contesto territoriale e durata della vita.
Che aspettativa di vita hanno le donne in Italia?
In Italia le donne vivono in media quasi quattro anni più degli uomini, un divario di genere che si sta progressivamente assottigliando ma che resta tra i più evidenti nella demografia nazionale. Tuttavia, la longevità femminile porta con sé un paradosso: molti anni “extra” non corrispondono necessariamente a più anni in salute. Le donne, infatti, arrivano più spesso alla vecchiaia con patologie croniche e limitazioni funzionali, e questo si riflette in un’aspettativa di vita in buona salute che può risultare inferiore rispetto a quella maschile.
Dietro questo fenomeno incidono fattori di accesso differenziato alle cure. L’ipertensione, per esempio, resta una condizione ancora troppo spesso diagnosticata ma non trattata, soprattutto tra le donne, e rappresenta un campanello d’allarme sulle barriere reali che ostacolano la gestione delle malattie croniche. A rendere il quadro ancora più complesso è il divario territoriale: la prevenzione e l’offerta sanitaria non sono omogenee sul territorio nazionale, e le aree del Sud risultano spesso penalizzate.
Il risultato è un equilibrio fragile in cui le donne vivono più a lungo, ma con una qualità di vita che rischia di essere più compromessa rispetto agli uomini. Un dato che non riguarda solo le generazioni più anziane, perché stili di vita a rischio – dal fumo all’inattività fisica – stanno crescendo anche tra le giovani donne, prospettando un futuro in cui la longevità potrebbe non coincidere con salute e benessere.
Speranza di vita nel Bel Paese: quali sono le previsioni per il futuro?
Le proiezioni demografiche testimoniano un continuo invecchiamento della popolazione italiana. La quota di persone con più di 65 anni continua a crescere e si prevede che raggiungerà circa il 34% della popolazione entro il 2050, sempre secondo i dati del EU Country Health Profiles 2025, ossia la percentuale più alta tra i Paesi UE. Questo invecchiamento demografico rappresenta una sfida per i sistemi sanitari e sociali, poiché i progressi nella longevità dovranno essere accompagnati da un miglioramento della qualità di vita in salute per sostenere la crescente popolazione anziana.
Infatti, se da un lato l’aumento dell’aspettativa di vita riflette i progressi clinici e la riduzione della mortalità per molte cause, dall’altro i rischi legati alla sedentarietà, alla cattiva alimentazione, all’esposizione ad ambienti malsani, all’ipertensione e al diabete non diagnosticati, ai comportamenti a rischio e alle disuguaglianze regionali mettono in luce come gli anni guadagnati siano sempre più spesso caratterizzati da fragilità e necessità assistenziali.
Le sfide legate all’aumento dell’aspettativa di vita
Tutto questo suggerisce come la longevità, intesa come semplice aumento dell’aspettativa di vita, non sia più sufficiente. La sfida per la salute pubblica italiana – e per chi ci governa – oggi è lampante: non basterà continuare ad allungare la vita media, ma sarà fondamentale promuovere strategie e interventi che permettano alle persone di vivere gli anni “in più” in buona salute, autonomia e benessere. Solo così la longevità degli italiani potrà davvero trasformarsi in una vita di qualità e di benessere.
Scritto da
Angela Osti
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
-
European Commission, Country Health Profiles 2025
-
ISTAT, 2025, BES 2024 – Il benessere equo e sostenibile in Italia
-
ISTAT, 2025, I centenari in Italia - Al 1° gennaio 2025
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