Monica Face

In questo articolo
- Quanti anziani vivono da soli in Italia?
- Solitudine e isolamento sociale non sono la stessa cosa
- Perché alcuni anziani tendono a “lasciarsi andare”
- I segnali da non sottovalutare nei genitori anziani soli
- Solitudine e salute: perché non è solo una questione emotiva
- Solitudine e declino cognitivo
- Il legame tra solitudine e depressione
- Isolamento e impatto sulla salute fisica
- Cosa può fare davvero la famiglia
- Come aiutare un anziano a socializzare
- La solitudine nell’anziano: come si muove la ricerca
La solitudine di un genitore anziano che vive per conto proprio non si manifesta sempre in modo evidente. A volte, questa condizione entra a far parte della quotidianità gradualmente: meno uscite, meno telefonate, meno interesse per le attività di sempre possono diventare, giorno dopo giorno, una presenza sempre più radicata. Tuttavia, per i familiari non è sempre facile cogliere immediatamente certi segnali, capire se si tratti di una fase temporanea o se qualcosa stia cambiando più in profondità.
Negli ultimi anni, il tema della solitudine nell’anziano è entrato sempre più spesso nelle riflessioni collegate alla longevità e all’invecchiamento sano. Oggi, infatti, sappiamo che salute fisica, relazioni sociali e partecipazione alla vita quotidiana sono elementi strettamente connessi. Per questo riconoscere i segnali della solitudine, capire come intervenire e quali aiuti attivare può fare la differenza, sia per la persona sola sia per chi se ne prende cura.
Quanti anziani vivono da soli in Italia?
Come spiega l’Istat, parlando della condizione abitativa degli anziani, secondo il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2023, oltre una famiglia su quattro è composta esclusivamente da persone di 65 anni o più: si tratta di quasi 6,9 milioni di famiglie su un totale di 26,5 milioni. Inoltre, le famiglie costituite da una sola persona con almeno 75 anni sono circa 2,7 milioni, pari al 10% di tutte le famiglie italiane.
Tuttavia, questi dati raccontano solo una parte della storia, quando si parla di solitudine nella terza età. Molti anziani, infatti, mantengono relazioni, autonomia e una buona qualità della vita, pur vivendo per conto proprio. Il problema emerge quando si manifestano chiusura, perdita di interesse per le attività e riduzione progressiva dei contatti. Una condizione di isolamento, dunque, di cui Passi d’Argento – il sistema di sorveglianza dedicato alla popolazione over 65 – fornisce alcuni dati, riportati dall’Istituto Superiore di Sanità: il 14% degli over 65 in Italia è a rischio di isolamento sociale, quindi non ha nessun contatto con altre persone durante la settimana.
Solitudine e isolamento sociale non sono la stessa cosa
Solitudine e isolamento sociale sono concetti differenti ed è importante distinguerli. L’isolamento sociale, come abbiamo visto, riguarda la quantità di contatti: una persona tende a uscire poco, a incontrare poche persone o ad avere una rete di supporto fragile. La solitudine, invece, riguarda il modo in cui quella condizione viene vissuta: ci si può sentire soli anche quando non si è completamente isolati.
Per questo due anziani che abitano da soli potrebbero trovarsi in situazioni molto diverse: uno potrebbe mantenere una routine stabile, relazioni frequenti e attività quotidiane soddisfacenti; un altro sentirsi progressivamente escluso, anche senza dirlo apertamente.
Per un caregiver familiare, questa distinzione è importante. Il punto non è soltanto se un genitore vive per conto proprio, ma osservare come sta vivendo quella condizione nella vita di tutti i giorni: se mantiene interessi, se continua a cercare relazioni, se cura la casa e la propria persona, oppure se tende a chiudersi sempre di più.
Perché alcuni anziani tendono a “lasciarsi andare”
Dietro al progressivo allontanamento dalla socialità e dalle attività che prima interessavano, possono esserci cause diverse, ad esempio:
-
un lutto può ridurre il desiderio di cercare compagnia;
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in generale, la perdita di amici coetanei tende a ridurre la rete degli affetti;
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anche il pensionamento può incidere, modificando routine, ruolo sociale e occasioni di incontro;
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allo stesso modo, la perdita di autonomia o una malattia cronica sono condizioni che possono rendere più difficili gli spostamenti e le abitudini di sempre.
Tuttavia, molti anziani spesso minimizzano il disagio o non chiedono aiuto apertamente. Per questo è importante prestare attenzione ad alcuni segnali.
I segnali da non sottovalutare nei genitori anziani soli
Non esiste un singolo comportamento che indichi isolamento o solitudine, ma alcuni cambiamenti possono rappresentare dei campanelli d’allarme, ad esempio:
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riduzione progressiva dei contatti sociali;
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rifiuto di uscire o di incontrare altre persone;
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trascuratezza nella cura della casa o nell’igiene personale;
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apatia, irritabilità o sbalzi d’umore;
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perdita di interesse per le attività abituali;
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difficoltà nel mantenere la routine quotidiana.
In alcuni casi, come vedremo meglio fra poco, possono comparire anche maggiore confusione, difficoltà di memoria o una riduzione generale della lucidità.
Solitudine e salute: perché non è solo una questione emotiva
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sottolinea che isolamento sociale e solitudine possono influire su salute fisica e mentale, qualità della vita e longevità. Quando isolamento e solitudine durano nel tempo, infatti, possono ridurre stimoli, occasioni di relazione, movimento e partecipazione alla vita quotidiana. Tutto questo può favorire vulnerabilità fisica, disagio psicologico e cambiamenti nell’attenzione o nella memoria.
Solitudine e declino cognitivo
Tra gli aspetti più studiati c’è il rapporto tra solitudine, memoria e demenza. Da una revisione pubblicata suAgeing Research Reviews, per esempio, emerge un’associazione tra solitudine a aumento del rischio di demenza. Lo stesso evidenzia questo studio pubblicato suNeurology, da cui si evince che la solitudine aumenta significativamente il rischio di sviluppare questa patologia nell’arco di 10 anni. È dunque importante riconoscere che relazioni, stimoli e partecipazione sociale possono contribuire a mantenere attive attenzione e lucidità.
Il legame tra solitudine e depressione
Ansia, tristezza persistente, perdita di motivazione e disturbi emotivi possono comparire più frequentemente nelle persone che vivono condizioni di isolamento prolungato. Uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry ha osservato che, negli adulti di età pari o superiore a 50 anni, livelli più alti di solitudine erano associati a una maggiore gravità dei sintomi depressivi in un periodo di follow-up di 12 anni. In questi casi, spesso, per i familiari il passaggio più delicato è capire quando un cambiamento non dipende solo dal carattere o dall’età, ma da un disagio emotivo più profondo.
Isolamento e impatto sulla salute fisica
L’isolamento prolungato può incidere anche sulla salute fisica. Le ricerche osservano collegamenti con peggioramento del sonno, minore attività fisica, maggiore vulnerabilità generale, ipertensione e problemi cardiovascolari.
Possiamo dunque capire come il legame con la longevità passi anche da qui: relazioni stabili, partecipazione alla comunità e attività nella vita quotidiana aiutano a mantenere più a lungo autonomia e qualità della vita.
Cosa può fare davvero la famiglia
Quando un genitore anziano tende a isolarsi, spesso non servono cambiamenti drastici. Nella pratica, infatti, possono essere utili anche piccoli gesti ripetuti nel tempo: telefonate regolari, visite brevi ma frequenti e momenti condivisi aiutano a mantenere un senso di continuità e appartenenza. L’obiettivo non è riempire le giornate o forzare la socialità, ma creare occasioni semplici in cui la persona possa sentirsi ancora coinvolta, ascoltata e parte di una routine familiare.
Attività semplici, se svolte insieme o proposte con delicatezza, possono aiutare a riattivare interesse, movimento e relazione. Alcuni esempi sono:
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passeggiate brevi;
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letture condivise;
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cucina e preparazione dei pasti;
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rievocazione di bei ricordi guardando insieme fotografie di famiglia;
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giochi semplici o cruciverba;
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giardinaggio e cura delle piante.
Anche mantenere routine prevedibili e incoraggiare relazioni con amici o vicini può essere utile. Inoltre, in generale, quando la persona conserva parte della propria autonomia, è importante evitare di sostituirsi completamente a lei. Coinvolgerla nelle attività, rispettarne i tempi e incoraggiarla a fare ciò che è ancora in grado di svolgere contribuisce a preservarne l'autostima, il senso di utilità e l'indipendenza.
Come aiutare un anziano a socializzare
Può essere quindi utile incrementare gradualmente le occasioni di relazione fuori casa. Anche in questo caso, può essere utile optare per attività semplici e costanti, vicine alle abitudini della persona. Possono aiutare, per esempio:
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partecipare a centri anziani e attività di quartiere;
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fare attività di volontariato compatibile con l’età e le proprie condizioni fisiche;
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frequentare l’università della terza età;
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svolgere attività con i nipoti o all’interno di programmi intergenerazionali;
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prendere parte a passeggiate e attività di gruppo.
Per favorire la socializzazione, anche tecnologia e domotica per anziani possono sostenere i contatti quotidiani, se sono strumenti semplici da usare: videochiamate semplificate, assistenti vocali, promemoria digitali o dispositivi di sicurezza collegati ai familiari tendono a favorire autonomia e comunicazione. In alcuni contesti, inoltre, può essere valutata la pet therapy, cioè attività assistite con animali che possono favorire contatto, routine e interazione, quando compatibili con la salute, le abitudini e il contesto familiare dell’anziano.
Quando invece il problema è ripensare completamente al modo in cui una persona anziana vive la quotidianità, possono entrare in gioco modelli abitativi specifici come senior housing e cohousing per anziani, formule abitative pensate per vivere in appartamenti autonomi, ma con spazi condivisi, servizi comuni e occasioni di relazione.
Accanto a queste soluzioni, restano importanti i servizi territoriali, l’assistenza domiciliare, le associazioni locali, il volontariato dedicato agli anziani soli e il supporto dei familiari di riferimento: tutti elementi essenziali per agevolare la socialità.
La solitudine nell’anziano: come si muove la ricerca
La ricerca sta osservando la solitudine negli anziani come un tema di salute pubblica, legato a benessere mentale, declino cognitivo e qualità della vita.
Accanto agli studi, stanno crescendo anche interventi territoriali, programmi intergenerazionali, tecnologie digitali e nuovi modelli abitativi pensati per mantenere gli anziani più integrati nella comunità. Un esempio recente arriva da Roma, dove è stato approvato in via sperimentale il servizio “badante di condominio”, finanziato con i fondi di Roma Capitale. Si tratta di una figura pensata per offrire supporto quotidiano agli over 65 soli, anche attraverso accompagnamento, piccole commissioni e momenti di socialità.
Il messaggio centrale è semplice: intervenire presto, in modo concreto e rispettoso dell’autonomia della persona, può aiutare a proteggere più a lungo relazioni, partecipazione e qualità della vita.
Scritto da
Monica Face
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
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Lara, Martín-María, De la Torre-Luque et al., 2019, Does loneliness contribute to mild cognitive impairment and dementia? A systematic review and meta-analysis of longitudinal studies, Ageing Research Reviews
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Boss, Kang, Branson, 2015, Loneliness and cognitive function in the older adult: a systematic review, International Psychogeriatrics
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Schoenmakers, van Tilburg, Fokkema, 2022, Loneliness and social network size as predictors of mortality in older adults: a meta-analysis, European Journal of Ageing
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Masi, Chen, Hawkley, Cacioppo, 2011, A meta-analysis of interventions to reduce loneliness, Personality and Social Psychology Review
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Lee, Pearce, Ajnakina et al., 2021, The association between loneliness and depressive symptoms among adults aged 50 years and older: a 12-year population-based cohort study, The Lancet Psychiatry
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Salinas, Beiser, PhD, Samra et al., 2022, Association of Loneliness With 10-Year Dementia Risk and Early Markers of Vulnerability for Neurocognitive Decline, Neurology
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World Health Organization, 2023, Social isolation and loneliness among older people
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Istat, Condizione abitativa degli anziani - Anno 2023
-
Istituto Superiore di Sanità, Il 14% degli over 65 in Italia a rischio isolamento e meno del 30% è una risorsa per la comunità
-
RaiNews.it, Dalla consegna dei farmaci alla compagnia, a Roma arriva il "badante di condominio"
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