La città dei 15 minuti e il futuro del vivere urbano

La città dei 15 minuti mette al centro la prossimità. Ecco in cosa consiste, i suoi benefici e a che punto siamo in Italia per il suo sviluppo.

Marco Pirani

5 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Che cos’è la “città dei 15 minuti”?
    • La differenza tra smart city e “città dei 15 minuti”
  • Carlos Moreno e i 4 pilastri della “città dei 15 minuti”
    • Prossimità (proximité)
    • Diversità/mix funzionale (mixité)
    • Densità (densité)
    • Accessibilità diffusa (ubiquité)
  • Come tutto questo si traduce nella pratica
  • Città dei 15 minuti: i benefici nella vita quotidiana
  • Possibili sfide e criticità
  • Città dei 15 minuti in Italia: a che punto siamo?
  • La città come infrastruttura della longevità
  • Come saranno le città nel 2030?

Scuole, lavoro, ospedale, alimentari, cultura e sport. E se tutto questo fosse raggiungibile a piedi o in bicicletta in un quarto d’ora da casa? La “città dei 15 minuti” nasce proprio da questa missione: riportare i servizi essenziali vicino alle persone, riducendo le distanze e restituendo il tempo.

Il concetto è diventato popolare nel 2020, quando la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, lo ha trasformato in uno dei pilastri della sua campagna elettorale, ispirandosi all’intuizione dell’urbanista Carlos Moreno. La vicenda ha suscitato un grande dibattito: quanto incide l’organizzazione della città sulla nostra salute, sulla qualità delle nostre giornate, sulla durata della nostra vita?

Se la longevità non è solo influenzata da genetica e medicina, ma anche da ambiente e abitudini, la forma delle città diventa un tema nevralgico e una parte decisiva del nostro benessere.

Che cos’è la “città dei 15 minuti”?

“La città dei 15 minuti” è un modello urbanistico che propone di organizzare i quartieri in modo che ogni persona possa soddisfare i bisogni fondamentali della quotidianità entro un raggio percorribile a piedi o in bicicletta in circa quindici minuti. Si stima che nel mondo decine di città – almeno 98, secondo uno studio recente – abbiano già avviato iniziative ispirate a questo principio, sebbene il livello di attuazione vari da luogo a luogo.

Alla base c’è un’intuizione importante: il tempo è la struttura portante delle nostre vite. La città dei 15 minuti non riduce semplicemente le distanze fisiche: diminuisce il tempo che trascorriamo negli spostamenti e restituisce spazio alla vita quotidiana.

Oggi esistono anche strumenti di analisi – spesso indicati con l’espressione 15 Minute City Index – sviluppati da università e centri di ricerca per misurare quanto una città o un quartiere siano realmente accessibili in quindici minuti.

La differenza tra smart city e “città dei 15 minuti”

Spesso si confonde questo concetto con quello di “smart city” che, pur essendo affine, fa riferimento a qualcosa di diverso. La smart city, infatti, utilizza tecnologie digitali per migliorare l’efficienza dei servizi, la gestione delle risorse e la partecipazione dei cittadini. Una smart city può facilitare lo sviluppo di una città dei 15 minuti, per esempio attraverso strumenti di analisi dei dati per individuare zone carenti di servizi, app che supportano la mobilità attiva o piattaforme per la partecipazione civica.

Carlos Moreno e i 4 pilastri della “città dei 15 minuti”

Il modello della “città dei 15 minuti” nasce a partire dal 2016 grazie all’urbanista Carlos Moreno, professore alla Sorbona e, all’epoca, consulente scientifico della municipalità di Parigi. Il concetto si basa sul “crono-urbanismo”, un approccio che mette al centro il tempo delle persone nella progettazione urbana. Nel 2020 Moreno ne espone i fondamenti in un primo saggio, mentre nel 2025 pubblica un secondo libro in cui illustra il modello dei 15 minuti e le sue applicazioni in diversi contesti urbani.

Per superare la frammentazione tipica delle città contemporanee, Carlos Moreno individua quattro componenti strutturali che rendono possibile una città orientata alla prossimità. Vediamoli uno per uno.

Prossimità (proximité)

È il cuore del modello. I servizi fondamentali della vita quotidiana – lavoro, scuola, salute, commercio, cultura, tempo libero – devono essere raggiungibili in un tempo breve: circa quindici minuti a piedi o in bicicletta. La prossimità riduce la dipendenza dall’automobile, alleggerisce il traffico e restituisce tempo alle persone.

Diversità/mix funzionale (mixité)

La prossimità funziona solo se i quartieri sono “misti”, eterogenei per funzioni, età e condizioni sociali. Abitare, lavorare, studiare, incontrarsi non sono attività da separare in comparti stagni, ma da intrecciare fra loro.

Un quartiere che ospita solo uffici o solo abitazioni tenderà a svuotarsi in alcune ore del giorno; uno spazio misto, invece, resterà vivo, sicuro e dinamico. Questo tema si collega a soluzioni abitative come il senior housing, un esempio di come la prossimità possa tradursi in qualità della vita.

Densità (densité)

Una densità urbana equilibrata e piacevole è la condizione di base per garantire servizi accessibili, vitalità economica e spazi pubblici vissuti. Questo porta ad abitare meglio gli spazi, evitando dispersione e vuoti urbani che rendono tutto più distante.

Accessibilità diffusa (ubiquité)

Ubiquité non significa essere ovunque fisicamente, ma poter accedere ai servizi senza spostarsi di continuo. Si traduce nella possibilità di svolgere alcune attività – lavorare, prenotare una visita, usufruire dei servizi pubblici, formarsi – riducendo la necessità della presenza fisica. Le tecnologie digitali facilitano questo: lavoro da remoto, servizi online e telemedicina permettono di limitare gli spostamenti superflui.

Nel dibattito contemporaneo, a questi quattro elementi indicati da Moreno si stanno affiancando altri valori trasversali – sostenibilità ambientale, partecipazione civica, inclusione sociale – che ne ampliano il significato e ne rafforzano l’impatto culturale.

Come tutto questo si traduce nella pratica

Di seguito, alcuni degli elementi più ricorrenti nelle politiche e negli interventi ispirati a questo approccio.

  • Mix funzionale dei quartieri: un quartiere dovrebbe essere sempre vivo, con abitazioni, uffici, negozi, servizi e spazi culturali integrati, evitando zone che si “svuotano” in certi momenti della giornata.

  • Priorità alla mobilità dolce: marciapiedi ampi, piste ciclabili protette, trasporto pubblico capillare ed efficiente. L’automobile diventa meno centrale nel quotidiano.

  • Riqualificazione dell’esistente: la città dei 15 minuti punta a valorizzare ciò che già esiste: ex aree industriali, edifici dismessi, spazi poco utilizzati possono diventare luoghi multifunzionali.

  • Servizi diffusi e accessibili: l’accesso ai servizi non dovrebbe dipendere dall’auto né richiedere lunghi spostamenti.

  • Spazi pubblici di qualità: piazze, giardini e aree verdi curate dovrebbero diventare luoghi deputati al relax e al benessere, che invitano a incontrarsi e costruire relazioni.

Città dei 15 minuti: i benefici nella vita quotidiana

Quando la città si organizza assecondando il principio della prossimità, il cambiamento si sente e si respira ogni giorno. Ecco alcuni dei principali benefici:

  • Recupero di tempo per riposare, stare con la famiglia, dedicarsi a interessi personali. La città dei 15 minuti migliora il work life balance, riequilibrando il rapporto tra vita professionale e dimensione privata.

  • Sicurezza urbana e sostenibilità ambientale poiché la diminuzione del traffico significa meno congestione stradale e riduzione delle emissioni di CO₂ e di altri inquinanti come il monossido di carbonio, idrocarburi incombusti e particolato.

  • Vitalità dei quartieri, resa possibile da un commercio di prossimità più forte, spazi pubblici più animati e presenza costante di persone, elementi che migliorano anche la percezione di sicurezza.

  • Attività fisica, favorita dal fatto che muoversi diventa un gesto quotidiano e facilitata da spazi all’aperto appositamente disegnati e attrezzati.


Uomo e donna in bici nella città dei 15 minuti

Possibili sfide e criticità

Il modello della città dei 15 minuti è ambizioso: non tutte le città italiane o europee hanno le stesse caratteristiche e ci sono vari fattori da tenere in considerazione. Tessuti urbani ormai consolidati, centri storici difficilmente modificabili, presenza di barriere infrastrutturali e disuguaglianze territoriali possono rendere complesso garantire a tutti l’accesso ai servizi entro 15 minuti.

Ecco perché si tratta di una trasformazione che richiede tempo, risorse, governance coordinata e una forte capacità di coinvolgimento delle comunità interessate. Tutto parte da un’adeguata visione politica e sociale, che preveda misure redistributive mirate per evitare che la prossimità diventi un privilegio di zone già centrali. Diversamente, il rischio è che il modello accentui le diseguaglianze, piuttosto che ridurle.

Città dei 15 minuti in Italia: a che punto siamo?

In Italia, la città dei 15 minuti sta entrando nelle agende di diverse amministrazioni locali, soprattutto attraverso programmi di rigenerazione urbana e pianificazione integrata finanziati anche dal PNRR. Vediamo alcuni esempi:

  • A Roma, il concetto di “città dei 15 minuti” è stato inserito tra gli indirizzi strategici e nei programmi di riqualificazione dei quartieri periferici, con l’obiettivo di rafforzare la prossimità dei servizi essenziali, riducendo le disuguaglianze territoriali tra centro e aree più marginali.

  • Anche Milano sta lavorando su una logica di prossimità, sebbene non sempre etichettata come “15 minuti”: il Piano di Governo del Territorio e i progetti di rigenerazione degli scali ferroviari e delle ex aree industriali puntano a creare quartieri misti, ben serviti e percorribili a piedi, integrando residenze, servizi, verde e mobilità dolce.

  • A Torino il nuovo Piano regolatore prevede un rafforzamento della prossimità, con servizi fondamentali e opportunità accessibili e distribuiti con più equilibrio tra comunità e quartieri.

  • Anche realtà di dimensioni più contenute, come Ancona, stanno sperimentando mappature di accessibilità e piani di mobilità sostenibile per distribuire in modo più equilibrato servizi e funzioni, rendendo i quartieri più autonomi e vivibili.

La città come infrastruttura della longevità

Possiamo dunque capire che c’è un forte legame tra la promozione di una “città dei 15 minuti” e il tema della longevità. Una città che incoraggia a camminare, che facilita l’incontro e che riduce il tempo trascorso fermi nel traffico crea condizioni favorevoli a un invecchiamento attivo. Non a caso nelle Blue Zones, le aree del mondo caratterizzate da un’elevata longevità, il movimento quotidiano e le relazioni di comunità sono elementi cardine.

Al tempo stesso, la possibilità di accedere facilmente a servizi sanitari e a spazi pubblici riduce le barriere che spesso limitano l’autonomia con l’invecchiamento.

Come saranno le città nel 2030?

Spostando lo sguardo al domani, le tendenze attuali suggeriscono alcune traiettorie: una maggiore integrazione tra lavoro e vita quotidiana, grazie alla diffusione del lavoro ibrido, infrastrutture per la mobilità elettrica e dolce sempre più presenti, e una pianificazione urbana che tiene conto realmente di quanto, come e dove si spostano le persone.

Il modello può diventare una bussola per orientare le trasformazioni urbane verso quartieri più accessibili, sostenibili e socialmente connessi.


Marco Pirani

Scritto da

Marco Pirani

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Carlos Moreno, La città dei 15 minuti. Per una cultura urbana democratica, add editore, 2024

  • Carlos Moreno, La Ville d’un quart d’heure: Une Solution pour préserver notre temps et notre planète, Eyrolles, 2025

  • eHabitat, Città dei 15 minuti, un modello urbano sostenibile basato sulla prossimità

  • Ezio Manzini, Abitare la prossimità: Idee per la città dei 15 minuti, Egea, 2021

  • Marchigiani, 2021, Il progetto della “città dei 15 minuti”: esercizi critici di prospettiva e di memoria, Urbanistica e informazioni

  • Natalie Whittle, La città dei 15 minuti: Come cambiare il mondo partendo dal proprio quartiere, Il Margine, 2023

  • Rotondo, 2021 Abitare la prossimità: la città dei 15 minuti, Trattato di medicina dell’ambiente

  • Bruno, Monteiro Melo, Campanelli & Loreto, 2024, A universal framework for inclusive 15-minute cities | Nature Cities, Nature Cities

  • Teixeira, Silva, Seisenberger, Büttner, McCormick, Papa, Cao, 2024, Classifying 15-minute Cities: A review of worldwide practices - ScienceDirect, Transportation Research Part A: Policy and Practice

  • Yasin, Mohino, Carpio-Pinedo, 2025, Exploring the Relationship Between 15 Minute Access and Life Satisfaction, Land

  • Popescu, Nicolescu, 2025, How ’Smart’ is the 15-Minute City? Evaluating the Role of Technology in Advancing Accessibility, Mobility, and Well-being, Transportation Research Part A: Policy and Practice

  • Chiardia, Lelo, Monni, Tomassi, 2024, The 15-Minute City: An Attempt to Measure Proximity to Urban Services in Rome, Sustainability

  • Frontiere, Politecnico Milano, L’inventore della città dei 15 minuti

  • Comune di Roma, Città dei 15 minuti

  • Comune di Roma, Roma a portata di mano: la città deo 15 minuti

  • Ricerca Magazine, La città dei 15 minuti: una città a passo d’uomo

  • Leyden, Hogan, D’Arcy, Bunting, Bierema, 2023, Walkable Neighborhoods, Journal of The American Plan Association

  • Oishi, Saeki, Act, 2015, Are People Living in Walkable Areas Healthier and More Satisfied with Life?, Applied Psychology: Health and Well-Being

  • Stanford Report, Walkable cities boost daily activity by an average of 1,100 steps

  • Comune di Milano, Mi15 spazi e servizi per Milano a 15 minuti

  • Comune di Ancona, PUMS – Piano Urbano della Mobilità Sostenibile

  • Città di Torino, Il Consiglio comunale approva il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore

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