Monica Face

In questo articolo
- Perché gli anziani perdono l’appetito: le principali cause
- Possibili rischi collegati all’inappetenza
- Cosa fare se un anziano non vuole mangiare
- Quali alimenti scegliere quando l’appetito è ridotto
- L’importanza di personalizzare l’alimentazione
- Distribuire nutrienti e calorie durante la giornata
- Come si muovono i professionisti della salute e il ruolo cruciale dei caregiver familiari
Prendersi cura di una persona anziana, per esempio un genitore, significa spesso imparare a riconoscere piccoli cambiamenti quotidiani in grado di incidere sulla sua salute a lungo termine. Uno di questi è la perdita di interesse per il cibo, una condizione che può comparire in modo graduale, quasi silenzioso, ma che merita attenzione, perché rischia di compromettere l’equilibrio generale della persona e, se trascurata, di contribuire a un progressivo peggioramento del suo stato di salute.
All’inizio può essere interpretata come un cambiamento fisiologico legato all’età e non necessariamente motivo di allarme; tuttavia, se persiste nel tempo, può rappresentare un segnale da non sottovalutare, perché associato a un aumento della vulnerabilità generale e a possibili ripercussioni sulle condizioni di salute.
Capire da cosa è causata l'inappetenza in un anziano e cosa fare, quindi, è il primo passo per intervenire in modo adeguato. Vediamo quali sono le ragioni più frequenti alla base del fenomeno, quando preoccuparsi e alcune accortezze che possono aiutare gli anziani inappetenti a vivere il momento del pasto con maggiore serenità.
Perché gli anziani perdono l’appetito: le principali cause
La perdita di appetito negli anziani raramente è legata a una singola motivazione. Più spesso è il risultato di più fattori che si sommano nel corso del tempo. Tra i principali ci sono:
-
Cambiamenti fisiologici: con l’invecchiamento, la digestione tende a rallentare e il senso di sazietà può comparire più precocemente. Le alterazioni del gusto e dell’olfatto legate all’età, inoltre, possono rendere il cibo meno appetibile. Tutto questo porta a mangiare meno e in modo meno vario.
-
Fattori psicologici e sociali: la solitudine può ridurre il piacere del pasto, mentre condizioni come la depressione incidono direttamente sul desiderio di mangiare.
-
Cause cliniche: alcune malattie croniche, l’assunzione di più farmaci, possibili difficoltà nella deglutizione o fasi successive a ricoveri o interventi tendono a rendere il momento del pasto complesso e meno spontaneo.
-
Problemi di masticazione: dolore ai denti o salivazione ridotta rendono meno piacevole mangiare e riducono il desiderio di farlo. La Fondazione Umberto Veronesi cita una serie di cause legate all’inappetenza nell’anziano, tra cui l'assenza parziale o totale di denti e la presenza di protesi mobili, in quanto possono condizionare l’alimentazione.
-
Difficoltà pratiche: fare la spesa, cucinare, aprire confezioni e preparare un pasto completo possono diventare azioni più faticose con l’avanzare dell’età.
Quando l’inappetenza deve preoccupare
Una riduzione dell’appetito può essere legata a cambiamenti fisiologici dovuti all’invecchiamento, ma richiede maggiore attenzione quando compare all’improvviso, peggiora progressivamente o si associa ad altri indicatori, come perdita di peso non intenzionale, debolezza muscolare o difficoltà crescenti nelle attività quotidiane.
In questi casi è opportuno parlarne con il medico, per capire se alla base ci siano cause cliniche, nutrizionali o funzionali da approfondire.
Nell’articolo An overview of appetite decline in older people, il calo dell’appetito nelle persone anziane viene descritto come un fenomeno multifattoriale, che può favorire una riduzione dell’apporto nutrizionale. Quando l’inappetenza persiste, infatti, può essere associata a un maggiore rischio di malnutrizione, fragilità e declino funzionale nelle attività quotidiane. Per questo, se la riduzione dell’appetito non migliora o si accompagna ad altri segnali di fragilità, è importante non sottovalutarla.
Un primo segno che l’inappetenza sta diventando preoccupante è la perdita di peso involontaria: un dimagrimento progressivo, accompagnato da una riduzione dell’energia o da una maggiore difficoltà nelle attività quotidiane, è da considerare con attenzione. Anche una sonnolenza più evidente o una minore partecipazione alle attività quotidiane non vanno sottovalutate.
Possibili rischi collegati all’inappetenza
Uno dei rischi principali è la perdita di massa muscolare, ossia la sarcopenia: nel tempo, un apporto nutrizionale insufficiente può ridurre forza, mobilità e autonomia. Possono anche comparire cambiamenti cognitivi ed emotivi, causati da carenze di nutrienti essenziali. Va inoltre osservata l’assunzione di liquidi: quando, insieme al cibo, si riducono anche le bevande, aumenta il rischio di disidratazione.
Aggiungiamo che, sul piano clinico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che la malnutrizione correlata a malattie è particolarmente rilevante nelle persone anziane e che può incidere sul recupero.
Per questo è utile intervenire prima che la riduzione dell’appetito contribuisca a un peggioramento progressivo dello stato di salute.
Cosa fare se un anziano non vuole mangiare
Quando un anziano mangia poco, l’obiettivo non è forzarlo, ma rendere il pasto più semplice, gradevole e adatto alle sue possibilità. Alcune attenzioni quotidiane possono aiutare a ridurre la fatica e favorire una maggiore partecipazione. Vediamole insieme:
-
La persona potrebbe sentirsi sopraffatta da piatti troppo abbondanti: diminuire le porzioni, quindi, può invogliarla a mangiare con più serenità. Anche rendere l’ambiente più piacevole fa la differenza: un contesto tranquillo e accogliente agevola il pasto.
-
Con l’età, gusto e olfatto possono ridursi, facendo apparire i piatti meno invitanti. Per questo, è bene curare sapori, profumi e presentazione.
-
Mangiare da soli tende a ridurre lo stimolo ad alimentarsi, mentre la condivisione del momento del pasto può favorire una maggiore partecipazione.
-
Accompagnare la persona a fare la spesa, semplificare la preparazione dei piatti o lasciare a portata di mano alimenti già porzionati, facili da prendere e da consumare, attenua la fatica quotidiana.
-
Dato che una ridotta assunzione di cibo può accompagnarsi anche a un minore apporto di liquidi, è fondamentale verificare che la persona si idrati a sufficienza nel corso della giornata.
In generale, è molto importante confrontarsi con il medico per capire come gestire una situazione di inappetenza e individuare le abitudini più adatte all’anziano, in base alle sue condizioni fisiche e al suo stato di salute. Quando la condizione persiste o si accompagna ad altri indicatori di fragilità, inoltre, può essere utile prevedere controlli medici mirati, suggeriti dal medico stesso.
Quali alimenti scegliere quando l’appetito è ridotto
In presenza di appetito ridotto, è importante concentrarsi sulla qualità nutrizionale, più che sulla quantità. Una prima attenzione va all’apportoproteico, importante per sostenere la massa muscolare e la forza. In generale, alimenti come formaggio parmigiano o grana, uova, pesce, carne, latticini e legumi possono aiutare a mantenere un quantitativo di proteine adeguato.
Accanto alle proteine, può essere utile scegliere cibi ad alta densità energetica. Piccole aggiunte, come frutta secca o ingredienti che arricchiscono i piatti abituali, permettono di aumentare l’apporto calorico senza appesantire. Frutta e verdura, invece, restano importanti per garantire vitamine, minerali e fibre, contribuendo all’equilibrio generale e al benessere intestinale.
La scelta degli alimenti, però, va sempre adattata alle condizioni fisiche, alle eventuali patologie e alle indicazioni mediche. Per questo, prima di modificare in modo significativo l’alimentazione, è sempre consigliabile confrontarsi con il medico curante per capire quali cibi privilegiare e quali accorgimenti siano più indicati per la persona.
L’importanza di personalizzare l’alimentazione
Le linee guida ESPEN (European Society for Clinical Nutrition and Metabolism) sulla nutrizione clinica e l’idratazione in geriatria, richiamano l’importanza di una valutazione personalizzata dell’alimentazione nelle persone anziane, con attenzione ad apporto energetico e proteico, idratazione, rischio di malnutrizione ed eventuali difficoltà di masticazione o deglutizione. Nell’alimentazione dell’anziano, infatti, vanno considerati aspetti molto pratici, tra cui la presenza di un’eventuale disfagia, ossia la difficoltà a deglutire cibi solidi o liquidi.
È importante adattare consistenze, sapori e modalità di preparazione alle esigenze della persona. Piatti facili da masticare, appetibili e in linea con le preferenze individuali possono favorire una maggiore accettazione del cibo. Per esempio, possono essere utili preparazioni semplici, morbide e nutrienti, come creme, vellutate arricchite con uovo, polpette morbide o mousse di carne.
Distribuire nutrienti e calorie durante la giornata
In presenza di inappetenza, inoltre, una strategia utile può essere quella di distribuire nutrienti e calorie in più momenti della giornata, attraverso spuntini semplici e nutrienti, come yogurt o piccole porzioni di alimenti facili da consumare. Questa abitudine può aiutare a mantenere un apporto energetico regolare, senza affaticare la digestione con pasti complessi.
Come si muovono i professionisti della salute e il ruolo cruciale dei caregiver familiari
L’inappetenza nell’anziano va quindi osservata con attenzione, soprattutto quando persiste o si associa ad altri indicatori di fragilità. Questo approccio si traduce in una maggiore attenzione clinica da parte dei professionisti della salute, con valutazioni nutrizionali tempestive e interventi calibrati sulle esigenze specifiche della persona.
In questo percorso, il caregiver riveste un ruolo fondamentale: osservare i cambiamenti nel comportamento alimentare dell’anziano e segnalarli per tempo può aiutare a intervenire prima che la situazione peggiori, favorendo il mantenimento dell’autonomia e della qualità della vita.
Scritto da
Monica Face
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
-
Pilgrim, Robinson, Sayer et al., 2015, An overview of appetite decline in older people, Nurse Older People.
-
Volkert, Beck, Cederholm et al., 2019, ESPEN guideline on clinical nutrition and hydration in geriatrics, Clinical Nutrition.
-
Lu, Sánchez-Sánchez, de Souto Barreto, 2025, Appetite loss as a clinical marker of loss of function during ageing, Proceedings of the Nutrition Society.
-
Manjaly, Sebastian, Alex, 2022, Malnutrition in Elderly - A Predictor of Cognitive, Functional Decline, Depression and Prolonged Hospital Stay, Journal of Medical Sciences and Health.
-
Organizzazione Mondiale della Sanità, Disease-related malnutrition: WHO/Europe factsheet highlights neglected challenge
-
CREA – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, Linee guida per una sana alimentazione.
-
Presidio Ospedaliero di Ancona IRCCS-INRCA, Disfagia e Nutrizione nell’Anziano
-
Fondazione Umberto Veronesi, Perché gli anziani mangiano meno (e in modo meno salutare)?
-
Sarier, Walsh, Bowers et al., 2025, Effectiveness of Interventions to Improve Malnutrition Among Older Adults Living with Frailty Who Are Discharged from the Acute Setting: A Systematic Review, Nutrients.
Articoli recenti
28/07/2026
Nell’anziano, una caduta può ridurre l’autonomia e incidere sull’umore. Scopriamo come favorire la ripresa e prevenire questi incidenti.
Silvia Parmeggiani
6 minuti
22/07/2026
Riconoscere tempestivamente i sintomi di demenza o Alzheimer in un familiare consente una diagnosi precoce, permettendo di intervenire rapidamente.
Silvia Parmeggiani
9 minuti
07/07/2026
Chi è il caregiver familiare, quali sono requisiti, diritti e obblighi previsti dalla normativa e quali effetti può avere la cura della salute di chi assiste.
Monica Face
5 minuti