Sessualità e anziani: vivere i cambiamenti con serenità

Come vivere l'intimità a 60, 70 e 80 anni? Dalla salute al desiderio: scopri il ruolo della sessualità negli anziani per il benessere di coppia e di vita.

Monica Face

7 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Quando l’intimità cambia ritmo
    • Cosa succede quando non si fa l’amore?
  • In che modo i cambiamenti fisici influenzano la vita intima
  • Come cambia l’erezione con l’età
  • Menopausa e rapporti sessuali: l’intimità può continuare
  • Sessualità a 60 anni: cosa aspettarsi
  • L’intimità continua a evolversi anche a 70 anni
  • La vita intima non finisce, nemmeno a 80 anni
  • Sesso e cuore: un luogo comune da sfatare
  • Falsi miti sulla sessualità nella terza età
  • Quando è utile parlarne con un professionista
  • Le relazioni soddisfacenti ci fanno vivere meglio

Si dice che l’amore non ha età e questo vale anche per la sessualità. Con l’invecchiamento, però, possono cambiare i bisogni e il modo in cui ciascuno vive questa dimensione. Uomini e donne possono continuare a essere sessualmente attivi anche durante la terza e la quarta età, adattando tempi, modalità e aspettative ai cambiamenti individuali e alla qualità della relazione.

Per questo, se parliamo di longevità, dobbiamo porre l’attenzione anche sulle relazioni intime e affettive nelle età più avanzate. L’intimità è infatti un elemento contribuisce al benessere in ogni fase della vita.

Dobbiamo però osservarla con occhi diversi: soprattutto con il passare degli anni, non è importante avere rapporti con una determinata frequenza o replicare le prestazioni del passato, ma viverla in modo desiderato, sicuro e compatibile con la propria salute.

Quando l’intimità cambia ritmo

In ogni relazione la frequenza dei rapporti può evolvere in modo diverso nel tempo. Per alcune coppie il sesso diventa meno frequente, magari a causa di alcuni disturbi, mentre per altre la situazione resta più stabile. Entrambe le condizioni sono fisiologiche e compatibili con una vita sessuale soddisfacente.

Non esiste quindi un numero di rapporti “giusto”, ma hanno maggiore rilevanza il desiderio, il benessere fisico, la relazione e il modo in cui la coppia vive la propria intimità.

Per questo le medie statistiche non dovrebbero diventare uno standard: rischiano di creare ansia e di ridurre l’intimità alla sola prestazione.

Cosa succede quando non si fa l’amore?

Ci sono fasi della vita in cui il sesso passa in secondo piano. Può accadere per scelta, per un cambiamento nella relazione, per la perdita del partner o semplicemente perché il desiderio prende altre forme. Non è detto che questa assenza venga vissuta come una mancanza.

Il tema diventa importante quando porta sofferenza, isolamento o tensioni nella coppia. È quindi il disagio personale o relazionale, più dell’assenza di incontri intimi in sé, a richiedere attenzione.

Uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista Texto & Contexto Enfermagem, che ha coinvolto 592 persone di almeno 60 anni, ha osservato un’associazione positiva tra sesso, relazioni affettive e qualità della vita, soprattutto nella dimensione dell’intimità.

L’associazione risultava più forte nelle relazioni basate su un legame affettivo rispetto alla sola attività sessuale, sottolineando il ruolo della vicinanza e del legame con il partner.

Eppure, il 75,8% dei partecipanti dichiarava di non aver mai ricevuto indicazioni sulla sessualità da parte dei professionisti della salute. Un dato che mostra quanto questo tema trovi ancora poco spazio nel dialogo sanitario.

In che modo i cambiamenti fisici influenzano la vita intima

L’invecchiamento può modificare la risposta sessuale, pur lasciando intatti il desiderio e la possibilità di vivere il sesso.

Salute cardiovascolare, menopausa, farmaci, qualità del sonno e condizioni metaboliche possono influenzare più di prima il modo in cui uomini e donne vivono l’eccitazione e il rapporto sessuale.

A cambiare sono soprattutto i tempi dell’interazione. L’eccitazione può richiedere maggiore gradualità e, per alcune coppie, la penetrazione può lasciare più spazio ad altre forme di intesa e vicinanza.

Molte di queste variazioni sono fisiologiche, ma quando compaiono dolore persistente, disfunzione erettile ricorrente o un calo improvviso del desiderio che provoca disagio personale o di coppia, è importante parlarne con personale qualificato, così da poter recuperare la gioia dell’intimità.

Come cambia l’erezione con l’età

Tra i cambiamenti che possono accompagnare l’invecchiamento nell’uomo, ci sono quelli relativi all’erezione, che può richiedere più tempo, essere meno prevedibile e più difficoltosa da mantenere. È una situazione frequente, che va considerata nel quadro del benessere generale.

Quando però la difficoltà si protrae nel tempo, non va attribuita automaticamente all’invecchiamento. Le linee guida dell’European Association of Urology sulla salute sessuale e riproduttiva collegano la disfunzione erettile a fattori come:

  • diabete

  • pressione alta

  • obesità

  • fumo

  • sedentarietà

  • depressione e ansia

  • condizioni ormonali

  • assunzione di alcuni farmaci

  • malattie cardiovascolari.

Se il problema crea disagio è importante mettere da parte l’eventuale imbarazzo e approfondire con un medico: il confronto può aiutare a individuare eventuali cause trattabili e, allo stesso tempo, valutare la salute cardiovascolare e altri fattori di rischio.

Menopausa e rapporti sessuali: l’intimità può continuare

Per alcune donne i cambiamenti ormonali possono rendere l’intimità meno confortevole. Il calo degli estrogeni può favorire secchezza, bruciore, maggiore fragilità dei tessuti e dolore durante la penetrazione.

Questi sintomi rientrano spesso nella sindrome genitourinaria della menopausa (GSM). Non sono però una conseguenza inevitabile dell’età e, nella maggior parte dei casi, possono essere affrontati con il supporto di un professionista.

Le raccomandazioni NICE sulla menopausa indicano diverse opzioni terapeutiche, tra cui lubrificanti e idratanti non ormonali, estrogeni vaginali, prasterone e ospemifene. La scelta dipende dai sintomi, dalla storia clinica e dalle preferenze della donna.

Sebbene il laser vaginale sia molto utile nella gestione di alcune condizioni come il dolore durante i rapporti (dispareunia) e la secchezza, studi recenti invitano alla cautela sull’uso di questo intervento nella pratica clinica ordinaria: pur rilevando possibili miglioramenti di alcuni sintomi, la bassa certezza delle prove non consente al momento di raccomandarlo nella gestione della sindrome genitourinaria della menopausa.

Anche il dialogo con il partner può fare la differenza. Il timore del dolore porta talvolta a evitare l’atto sessuale, ma parlarne e cercare insieme una soluzione permette spesso di affrontare questa fase con maggiore serenità.

Sessualità a 60 anni: cosa aspettarsi

A 60 anni possono diventare più evidenti gli effetti della menopausa, dei farmaci e di alcune condizioni di salute, come l’ipertensione o altre patologie cardiovascolari e metaboliche.

Sia negli uomini che nelle donne il desiderio può restare stabile oppure cambiare. Anche la risposta sessuale può diventare più graduale: in questo contesto assumono ancora più importanza il comfort di entrambi i partner e il dialogo per ridurre il possibile senso di disagio.

L’intimità continua a evolversi anche a 70 anni

A 70 anni possono cambiare la frequenza dei rapporti e le modalità con cui viene vissuta l’intimità, ma l’attività sessuale rimane presente, seppure in forma diversa: possono assumere maggiore importanza la qualità della relazione, l’eventuale presenza di dolore, la stabilità dell’erezione e il modo in cui la coppia ridefinisce la propria intesa. Carezze, vicinanza fisica e comunicazione possono diventare forme di condivisione altrettanto appaganti.

coppia di anziani che balla 

A fornirci dei dati è il National Poll on Healthy Aging dell’Università del Michigan, con evidenze raccolte nel 2017 su 1.002 adulti tra 65 e 80 anni. Si è dichiarato sessualmente attivo il 46% delle persone tra 65 e 70 anni e il 39% tra 71 e 75 anni e il 25% tra 76 e 80 anni.

La vita intima non finisce, nemmeno a 80 anni

Il sesso a 80 anni può essere influenzato più che in passato da fattori come l’autonomia, la vedovanza, la presenza di condizioni croniche o la mancanza di un partner. Spesso sono questi aspetti, più dell’età in sé, a incidere sulla vita intima.

Per questo una riduzione della frequenza dei rapporti non dovrebbe essere interpretata automaticamente come una perdita di interesse. Desiderio e vicinanza possono restare presenti anche quando gli incontri diventano sporadici.

Sesso e cuore: un luogo comune da sfatare

Il sesso può essere più o meno sicuro per una persona anziana in base alle sue condizioni cardiovascolari, più che all’età anagrafica.

Le linee guida dell’EAU distinguono persone a basso, intermedio e alto rischio cardiovascolare. In generale, chi riesce a svolgere un’attività fisica moderata senza sintomi rientra in un profilo più favorevole. Al contrario, condizioni come angina instabile, pressione alta non controllata, scompenso cardiaco grave, un infarto molto recente o alcune aritmie richiedono controlli medici specifici prima di riprendere l’attività sessuale.

Anche una meta-analisi pubblicata su PLOS ONE ha osservato un’associazione tra disfunzione erettile ed eventi cardiovascolari negli uomini con diabete, senza però dimostrare una relazione diretta di causa-effetto.

Per questo non è corretto dire che il sesso “fa bene al cuore” in senso terapeutico. È più preciso affermare che, nelle persone clinicamente stabili, l’attività sessuale è generalmente compatibile con la salute cardiovascolare.

Falsi miti sulla sessualità nella terza età

Il tema dell’eros negli anziani è spesso un tabù, sia in ambito personale sia collettivo: il fatto di non parlarne con il personale medico o all’interno della coppia ha lasciato spazio, nel tempo, a molte convinzioni e falsi miti su desiderio e prestazione. Sfatiamone alcuni:

  • Dopo una certa età il desiderio scompare. Non è così. Il desiderio può diminuire, restare stabile o cambiare nel tempo;

  • La disfunzione erettile è inevitabile. L’età può aumentare il rischio, ma entrano in gioco anche fattori vascolari, metabolici, psicologici e l’assunzione di alcuni farmaci;

  • Dopo la menopausa non si possono più avere rapporti completi. La vita intima può continuare. Secchezza e dolore possono essere gestiti con il supporto di un professionista;

  • A 80 anni fare sesso è sempre pericoloso. La sicurezza dipende soprattutto dalle proprie condizioni generali e non dall’età anagrafica;

  • Fare poco sesso significa avere un problema. Non esiste una frequenza dei rapporti universalmente valida. Il tema va affrontato solo se la situazione provoca disagio personale o nella coppia.

  • La sessualità coincide con la penetrazione. L’intimità comprende anche desiderio, vicinanza fisica, carezze e comunicazione.

Quando è utile parlarne con un professionista

Quando difficoltà erettile, dolore, secchezza o un calo del desiderio persistono e compromettono benessere e serenità, è utile parlarne con un professionista. Lo stesso vale in presenza di sanguinamento, bruciore, sintomi urinari o cambiamenti improvvisi.

Confrontarsi su questi sintomi può aiutare a individuarne le cause e a valutare le soluzioni più adatte alla propria situazione.

La presenza di diabete, malattie cardiache o pressione alta rende ancora più importante un inquadramento complessivo, anche in ottica di prevenzione cardiovascolare. A seconda del problema possono essere coinvolti il medico di medicina generale, il ginecologo, l’urologo, il sessuologo o uno psicologo esperto in terapia di coppia.

L’obiettivo di questi confronti non è adattarsi a degli standard - magari basati sulla vita sessuale in età più giovane - ma ridurre i sintomi e il disagio per ritrovare il benessere e una nuova intesa di coppia o con se stessi.

Le relazioni soddisfacenti ci fanno vivere meglio

Oggi gli esperti considerano la dimensione intima come parte del benessere della persona anche dopo i 60 anni. L’attenzione non si concentra solo sull’età anagrafica, ma anche sul benessere generale, sulla menopausa, sulla funzione sessuale, sul rischio cardiovascolare, sui farmaci e sulla qualità della relazione.

Questo approccio è coerente con una visione di longevità che non guarda soltanto al numero di anni ancora da vivere, ma anche alla qualità della vita in tutte le sue dimensioni.

Anche le linee guida invitano a distinguere i cambiamenti fisiologici dai sintomi che possono essere valutati, trattati e vissuti senza allarmismi. Allo stesso tempo i professionisti della salute possono creare uno spazio di ascolto e dialogo, per valutare quando un cambiamento richiede attenzione, rispettando bisogni e preferenze individuali.


Monica Face

Scritto da

Monica Face

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
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