Sintomi dell’Alzheimer: quando una dimenticanza è normale e quando un campanello d'allarme

Comprendere i sintomi dell’Alzheimer aiuta a riconoscerli e a distinguerli da normali dimenticanze legate all’età. Scopri come si manifesta la patologia.

Letizia Vignudelli

8 minuti
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Argomenti trattati
In questo articolo
  • Cos'è l'Alzheimer e quali sono le sue cause?
  • A quale età può comparire l'Alzheimer e chi è più a rischio?
  • Come progredisce la malattia di Alzheimer?
  • Quali sono i primi sintomi dell'Alzheimer?
    • Come si fa a capire se è Alzheimer o depressione?
  • I sintomi dell'Alzheimer allo stadio intermedio
    • Disturbi della memoria
    • Disturbi del linguaggio
    • Disorientamento spazio-temporale
    • Disturbi dell'umore e del comportamento
  • I sintomi dell'Alzheimer allo stadio avanzato
  • Quando una dimenticanza deve preoccupare?
  • Come si diagnostica la malattia di Alzheimer?
    • Gli esami e i test cognitivi per la valutazione iniziale
    • Gli esami specialistici per la conferma della diagnosi di Alzheimer
  • Nuove prospettive e strategie terapeutiche per l'Alzheimer

I vuoti di memoria rappresentano uno dei primi campanelli d'allarme dell'Alzheimer, ma non sempre sono la spia di questa patologia neurodegenerativa che, nella sua evoluzione, causa molteplici sintomi, sia cognitivi che comportamentali. È importante conoscere i segnali con cui l'Alzheimer si presenta: questa consapevolezza, infatti, aiuta a non allarmarsi di fronte a lievi dimenticanze, che potrebbero essere dovute all'avanzare dell'età, ma anche a non sottovalutarle, specie se si associano ad altri disturbi; inoltre, permette di diagnosticare precocemente la malattia.

Una cura definitiva contro l'Alzheimer non è ancora disponibile, ma individuarlo in modo tempestivo consente di avviare rapidamente un percorso terapeutico in grado di offrire al malato una vita il più possibile lunga e di qualità. Vediamo insieme quali sono i principali sintomi di questa patologia e come distinguerli da dimenticanze legate all’età.

Cos'è l'Alzheimer e quali sono le sue cause?

L'Alzheimer è una forma di demenza che distrugge in modo progressivo le cellule del cervello. La malattia determina una sempre più severa compromissione delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, ragionamento, orientamento spazio-temporale) e una graduale perdita di autonomia che, negli stadi più avanzati, impedisce di svolgere le normali attività quotidiane e rende necessaria un'assistenza costante.

Si stima che nel mondo oltre 55 milioni di persone soffrano di Alzheimer e altre forme di demenza, come evidenziato dal Rapporto mondiale sull'Alzheimer 2025 dell’Alzheimer's Disease International, la federazione internazionale che riunisce le associazioni di Alzheimer e demenza di tutto il mondo.

Alla base dell'insorgenza di questa patologia ci sono alterazioni di natura metabolica che portano alla formazione di due proteine neurotossiche, la beta-amiloide e la tau iperfosforilata: queste sostanze si accumulano nel cervello sotto forma di placche e causano il danneggiamento e la progressiva morte delle cellule cerebrali (neuroni), innescando il deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive che caratterizza la malattia.

A quale età può comparire l'Alzheimer e chi è più a rischio?

L'avanzare dell'età è il principale fattore di rischio per la malattia di Alzheimer, che tende a colpire in misura prevalente dopo i 65 anni. Questa malattia, tuttavia, non è legata esclusivamente all'invecchiamento ma può manifestarsi anche prima. Esistono, infatti, forme di Alzheimer a esordio precoce o giovanile che rappresentano circa il 5% dei casi e interessano per lo più persone appartenenti alla stessa famiglia, a differenza delle forme di Alzheimer senili, che generalmente non hanno una componente ereditaria. I primi sintomi di Alzheimer, quindi, si manifestano di solito dopo i 60-65 anni, ma in chi soffre di una forma precoce possono comparire già dai 40 anni.

Come progredisce la malattia di Alzheimer?

L'Alzheimer è una patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo. La malattia tende, cioè, a peggiorare nel tempo, causando sintomi sempre più marcati e invalidanti. I disturbi, all'inizio relativamente lievi, tendono ad aggravarsi negli anni, compromettendo le abilità funzionali e ostacolando in misura sempre maggiore lo svolgimento delle attività quotidiane.

La tipologia dei sintomi e la loro evoluzione sono soggettive, ma in linea generale il decorso dell'Alzheimer segue tre grandi stadi di sviluppo:

  • la fase iniziale, caratterizzata da disturbi che non impediscono di continuare a condurre una vita normale e autonoma;

  • la fase intermedia, in cui la sintomatologia è più grave anche se il declino cognitivo è ancora moderato;

  • la fase avanzata, in cui la demenza diventa invalidante e rende necessaria un'assistenza continuativa ai malati.

Quali sono i primi sintomi dell'Alzheimer?

Nelle fasi iniziali della malattia, la compromissione cognitiva più frequente è rappresentata dalla perdita di memoria, che si traduce anche in disturbi del linguaggio. Al malato può accadere di:

  • non ricordare vocaboli familiari;

  • fare fatica a tenere a mente nomi di persone appena conosciute o informazioni appena lette;

  • non riuscire a trovare oggetti di uso quotidiano, anche di valore, come le chiavi o gli occhiali;

  • ripetere più volte la stessa domanda perché non ricorda la risposta che gli è stata data;

  • avere bisogno di prendere appunti per non dimenticare date e impegni.

Per quanto in questa fase la persona continui a essere autonoma, a lavorare e ad avere una vita sociale, può succedere che i problemi di memoria comportino maggiori difficoltà nello svolgere compiti e nella pianificazione e organizzazione di attività quotidiane abituali al lavoro, a casa o nel tempo libero. Questo declino cognitivo, ancora lieve, può far sì che il malato:

  • abbia incertezze nell'eseguire una ricetta che conosce bene;

  • non riesca a ricordare le regole di un gioco;

  • fatichi a fare calcoli matematici o ragionamenti che richiedono una certa logica;

  • sia meno in grado di tenere il conto delle spese correnti.

All'esordio, l'Alzheimer può presentarsi anche con sintomi di tipo depressivo e ansioso, tanto da venire a volte confuso con una forma di depressione.

Come si fa a capire se è Alzheimer o depressione?

È difficile distinguere l'Alzheimer dalla depressione, soprattutto al manifestarsi dei primi segnali di malattia e nelle persone anziane. Entrambe queste patologie, infatti, sono comuni con l'avanzare dell'età ed esordiscono con sintomi simili: la depressione, come la demenza, può causare problemi di natura cognitiva, per esempio di memoria (in questo caso si parla di “pseudodemenza depressiva”), oltre che della sfera dell'umore, come apatia, tendenza all'isolamento e perdita di interesse per le attività quotidiane.

In presenza di vuoti di memoria e di disturbi di natura depressiva, quindi, è consigliabile informare il medico di base, che potrà indirizzare verso una visita specialistica con un geriatra o un neurologo per gli opportuni accertamenti, indispensabili per formulare una corretta diagnosi.

I sintomi dell'Alzheimer allo stadio intermedio

Nello stadio intermedio, che corrisponde a un declino cognitivo moderato, i sintomi di demenza sono più pronunciati e la persona può richiedere un grado di assistenza maggiore. In questa fase, le difficoltà già presenti si acuiscono e rendono sempre più problematico per i malati svolgere le normali attività quotidiane, come fare la spesa o guidare su percorsi conosciuti. Analizziamo come evolvono i sintomi già presenti e quali altri disturbi possono comparire.

Disturbi della memoria

I disturbi della memoria si aggravano e la memoria autobiografica vacilla in modo sempre più evidente. Può quindi accadere che la persona:

  • dimentichi fatti ed episodi della propria storia personale, per esempio la scuola che ha frequentato;

  • non riesca a ricordare informazioni pratiche sulla sua vita, come l'indirizzo e il numero di telefono;

  • abbia sempre maggiori difficoltà a eseguire in autonomia compiti manuali che prima portava a termine agevolmente.

Disturbi del linguaggio

Diventano più marcati anche i disturbi del linguaggio, che fanno sì che il malato:

  • faccia sempre più fatica a trovare le parole giuste parlando;

  • non riesca a nominare correttamente gli oggetti;

  • perda la capacità di comprendere le parole e le frasi e di leggere e scrivere;

  • fatichi a seguire e a partecipare alle conversazioni.

Disorientamento spazio-temporale

Questo stadio della malattia segna anche il peggioramento delle capacità visuo-spaziali e un crescente disorientamento temporale. La persona con Alzheimer in fase intermedia:

  • tende a confondere date e stagioni;

  • perde progressivamente la capacità di riconoscere facce e luoghi;

  • può non avere coscienza di dove si trova o di che giorno è;

  • può perdersi su percorsi conosciuti e non riuscire a orientarsi neanche tra le mura di casa.

Disturbi dell'umore e del comportamento

Il progredire dell'Alzheimer porta con sé anche marcati cambiamenti dell'umore, della personalità e del comportamento. Ai malati può accadere di:

  • sentirsi tristi, irritabili, ansiosi, timorosi, confusi e insicuri, specie in situazioni di stress o al di fuori del loro ambiente familiare;

  • perdere interesse per il lavoro o gli hobby;

  • diventare sospettosi, per esempio accusando altre persone di averli derubati;

  • soffrire di deliri o allucinazioni;

  • sviluppare comportamenti compulsivi o ripetitivi, come torcersi le mani o strappare fazzoletti;

  • avere ritmi sonno-veglia alterati, per esempio dormire di giorno e diventare irrequieti di notte;

  • avere una maggiore tendenza a vagare e perdersi: il wandering, o vagabondaggio, è un comportamento comune nella persona con Alzheimer, che è portata a camminare senza meta né scopo, o con una meta e uno scopo che non ricorda, per esempio il bisogno di andare in bagno o di bere.


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I sintomi dell'Alzheimer allo stadio avanzato

Nello stadio avanzato dell'Alzheimer, il malato necessita di cure intensive e assistenza continua a causa della grave compromissione delle capacità cognitive e funzionali, che gli impedisce di rispondere all'ambiente circostante, di eseguire in autonomia le attività quotidiane e, infine, di controllare i movimenti.

A questo stadio, che rappresenta la fase finale della malattia, la persona con Alzheimer:

  • perde la capacità di comunicare, non è più in grado di esprimersi verbalmente o, al massimo, si limita alla ripetizione continua di suoni o gemiti o di parole pronunciate da altri;

  • mostra cambiamenti nelle capacità fisiche, come difficoltà a camminare, sedersi, deglutire;

  • può soffrire di problematiche come piaghe da decubito, infezioni respiratorie, urinarie, sistemiche, contratture muscolari e rigidità degli arti dovute alla costante immobilità e alla costrizione a letto, comuni in molti pazienti con Alzheimer allo stadio avanzato.

Quando una dimenticanza deve preoccupare?

Come abbiamo visto, l'Alzheimer esordisce con sintomi lievi, spesso difficili da notare e inquadrare. Questa peculiarità della malattia rende complessa la diagnosi, specie negli anziani: molte persone sono convinte che i problemi di memoria, che sono i primi segnali con cui questa patologia si manifesta, siano fisiologici con l'avanzare dell'età, quindi tendono a sottovalutarli.

In effetti, dimenticanze occasionali che non ostacolano le abituali attività quotidiane possono essere la conseguenza del lieve declino cognitivo che il cervello subisce con l'invecchiamento, non un sintomo dell'Alzheimer. Come chiarisce il Centro Alzheimer dell'I.R.C.C.S del Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, che ha realizzato un’utile guida su come distinguere i cambiamenti legati all’età dalle prime manifestazioni della demenza, piccoli lapsus (come dimenticare ogni tanto un appuntamento, un compleanno o il nome di una persona, che dopo un po', concentrandosi, si riesce a ricordare) non devono preoccupare. Al contrario, scordare sistematicamente impegni o ricorrenze, ripetere spesso le stesse domande, mettere gli oggetti in posti inconsueti o non riuscire a ritrovarli potrebbero essere avvisaglie dell’Alzheimer.

Anche per quanto riguarda gli altri sintomi della malattia, alcune piccole incertezze non devono spaventare, mentre è opportuno non sottovalutare difficoltà più marcate e che tendono a peggiorare nel tempo: con l'avanzare dell'età può accadere di avere difficoltà a orientarsi su percorsi non abituali, ma perdersi sulla strada verso casa o non ricordare dove ci si trova può essere una spia dell'Alzheimer, così come faticare a seguire una conversazione lunga, non riuscire più a svolgere compiti complessi (come gestire il proprio conto in banca), non provare interesse per attività a cui prima ci si dedicava con entusiasmo, sentirsi spesso confusi, tristi o ansiosi.

In sostanza, se negli anziani si presentano frequenti problemi di memoria o altri disturbi cognitivi o dell'umore che hanno un impatto negativo sulla qualità della vita e sull'autonomia, oppure se questi sintomi interessano persone più giovani, prima dei 60 anni, potrebbero essere dei campanelli d'allarme da segnalare al medico curante, che disporrà gli opportuni approfondimenti.

Come si diagnostica la malattia di Alzheimer?

Il percorso diagnostico prevede una serie di accertamenti ed esami che, insieme, permettono di formulare la diagnosi di Alzheimer o di escludere la malattia.

Gli esami e i test cognitivi per la valutazione iniziale

La valutazione iniziale del paziente prevede:

  • l'analisi dei sintomi;

  • la raccolta di informazioni sulla sua storia clinica;

  • la visita neurologica e la somministrazione di test neuropsicologici per valutare la funzionalità cognitiva e individuare eventuali deficit: tra questi, il MMSE (Mini-Mental State Examination) e il MoCA (Montreal Cognitive Assessment), che misurano le capacità di memoria, attenzione, linguaggio, orientamento.

Gli esami specialistici per la conferma della diagnosi di Alzheimer

Se dal quadro clinico emerge un sospetto di Alzheimer, la diagnosi può essere confermata o esclusa attraverso l'esecuzione di esami specialistici per la ricerca dei biomarcatori dell'Alzheimer, ovvero di indicatori misurabili che forniscono informazioni sulla presenza o sull’andamento di una malattia: ne sono esempi la PET (tomografia a emissione di positroni), che mostra la presenza di placche amiloidi nel cervello, e la rachicentesi, una puntura lombare che consente di quantificare le forme alterate di proteine beta-amiloide e tau nel liquido cerebrospinale.

Questi esami, oltre a essere utili per confermare la diagnosi di Alzheimer in caso di sintomatologia sospetta, sono anche in grado di riconoscere in fase precoce, prima della comparsa dei disturbi, le alterazioni biologiche associate alla patologia, come l’accumulo della proteina neurotossica beta-amiloide, permettendo dunque di intervenire tempestivamente e di rallentare l’evoluzione della malattia e l'insorgenza dei sintomi.

La ricerca scientifica è al lavoro per mettere a punto altri esami diagnostici altrettanto accurati e affidabili, oltre che meno invasivi rispetto ad alcuni test attualmente utilizzati, per la ricerca dei biomarcatori dell'Alzheimer, come quelli basati su un semplice prelievo di sangue: il primo test del sangue specifico per la diagnosi di Alzheimer è stato autorizzato nel maggio 2025 negli Stati Uniti dalla FDA (Food and Drug Administration, cioè l'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali), promettendo di rivoluzionare l'approccio sia diagnostico che terapeutico a questa patologia.

Nuove prospettive e strategie terapeutiche per l'Alzheimer

Attualmente non esiste una cura definitiva per l'Alzheimer e le terapie si concentrano soprattutto sulla somministrazione di farmaci e sulla pratica di attività fisica assistita che rallentano temporaneamente il peggioramento dei sintomi e contribuiscono a preservare le funzioni cognitive più a lungo, specie negli stadi lieve e moderato: questi trattamenti permettono di rendere il più possibile dignitosa e soddisfacente la quotidianità dei malati.

Tuttavia, grazie ai progressi della ricerca, si stanno affermando terapie innovative in grado di modificare l’andamento della malattia intervenendo sulla sua biologia: come evidenziato nell'articolo “Alzheimer's disease outlook: controversies and future directions”, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “The Lancet”, gli anticorpi monoclonali come lecanemab e donanemab hanno la capacità di rimuovere dal cervello le placche amiloidi tipiche dell'Alzheimer e sono già disponibili e utilizzati per rallentare la progressione della patologia nelle fasi iniziali e su gruppi di pazienti selezionati, caratterizzati da un profilo genetico che li mette nella condizione di ricavare il massimo beneficio da questo approccio farmacologico minimizzando i rischi. Questi trattamenti, tuttavia, al momento possono essere applicati solo a una minoranza di casi, rendono necessarie ulteriori valutazioni cliniche e non rappresentano una cura definitiva per guarire o arrestare completamente l'Alzheimer.

In questo scenario, la diagnosi tempestiva della malattia resta dunque un fattore cruciale: consente, infatti, di intervenire rapidamente con le terapie più idonee ad assicurare al paziente una vita lunga e di qualità, rallentando il declino funzionale, valorizzando al massimo le abilità residue e salvaguardando il più possibile l'autonomia e l'indipendenza.


Letizia Vignudelli

Scritto da

Letizia Vignudelli

Redazione ViviReale

Riferimenti bibliografici
  • Alzheimer’s Disease International, World Alzheimer Report 2025

  • Alzheimer's Association, 10 sintomi e segnali del morbo di Alzheimer

  • Alzheimer's Association, Stages of Alzheimer's

  • Osservatorio Demenze Istituto Superiore di Sanità, I 10 segnali di allarme della Malattia di Alzheimer

  • Associazione Italiana Malattia di Alzheimer Reggio Emilia ODV, La malattia di Alzheimer

  • I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele, Malattia di Alzheimer: sintomi, diagnosi, terapie e il nuovo Centro dedicato del San Raffaele

  • Centro Alzheimer, I.R.C.C.S. Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, Biomarcatori ematici per la diagnosi della malattia di Alzheimer nella pratica clinica: pubblicate le prime linee guida

  • Gozzo, 2025, Alzheimer: cosa cambia con l’approvazione di lecanemab e donanemab da parte di EMA

  • Frisoni, Aho, Brayne, Ciccarelli, Dubois, Fox, et al., 2025, Alzheimer's disease outlook: controversies and future directions, The Lancet

  • Centro Alzheimer, I.R.C.C.S. Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, Alzheimer e depressione: come riconoscere?

  • Centro Alzheimer, I.R.C.C.S. Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, I primi segnali di allarme

  • Phisical activity as a modifiable risk factor in preclinical Alzheimer disease. Nature Medicine 31, 4075-4083 (2025)

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