Paola Perria

In questo articolo
- Esami da fare in gravidanza nel primo trimestre
- Prima visita ostetrico-ginecologica
- Analisi del sangue e altri test di routine del primo trimestre
- Esami facoltativi del primo trimestre
- Qual è la differenza tra test del DNA fetale e bitest?
- Gli esami e le visite del secondo trimestre
- Esami non obbligatori: tritest, ecografia morfologica e amniocentesi
- Gli esami e le visite del terzo trimestre
- Una tabella riassuntiva degli esami in gravidanza
- Uno sguardo al futuro: la telemedicina in gravidanza
- La gravidanza dopo i 40 anni: cosa fare in più?
- Longevità e maternità tardiva: c’è un legame?
- L’importanza dello stile di vita in vista di una gravidanza
Ogni gravidanza è un evento a sé, ricco di emozioni, di cambiamenti fisici ed emotivi e… di esami da fare. La lista dei test, delle analisi e delle visite a cui una donna incinta deve sottoporsi fino al parto può sembrare lunga e persino eccessiva, ma si tratta di un percorso che non si compie da sole, bensì con il supporto degli specialisti di riferimento, e che ha lo scopo di proteggere la salute della madre e del bambino, fin da questi primissimi mesi e ben oltre la nascita. Occorre quindi cercare di rispettare quanto più possibile il calendario degli esami obbligatori indicati per ogni trimestre, e basarsi sui suggerimenti del proprio ginecologo per quanto riguarda i controlli facoltativi, per ridurre al minimo rischi e complicazioni.
In questo articolo faremo una panoramica esaustiva di tutti gli esami importanti da fare in gravidanza, aggiornati secondo le più recenti indicazioni e le linee guida del Ministero della Salute, un percorso che non riguarda solo il parto, ma pone le basi per il benessere futuro di entrambi.
Esami da fare in gravidanza nel primo trimestre
Ci siamo: il test è positivo, la gravidanza ha inizio, e con essa un percorso fatto di scelte e controlli fondamentali da pianificare. Le prime analisi del primo trimestre servono infatti a confermare lo stato gravidico e a fornire importanti informazioni sulla salute materna e sulla vitalità fetale. Ma quali sono i controlliobbligatorie facoltativi tra la 1ª e la 13ª settimana di gravidanza?
Prima visita ostetrico-ginecologica
Si comincia con una visita ostetrica con ecografia, da effettuarsi entro la 10ª settimana. È un controllo fondamentale per la futura mamma, durante il quale si programma il percorso individuale di assistenza fino al parto, che cambia in base allo stato di salute generale, all’età, considerando che non sempre età biologica ed età anagrafica coincidono, e a come si presenta la gravidanza. Le linee guida sulla gravidanza fisiologica presenti nei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) – elaborate dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNAPPS) in collaborazione con Sistema Nazionale delle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità – raccomandano l’ecografia precoce che consente di scoprire se la gravidanza è singola o gemellare, e se sono presenti anomalie fetali. Durante la visita vengono anche controllati parametri come il peso e la pressione arteriosa, e vengono forniti consigli e informazioni utili relativi, ad esempio, alla gestione dei disturbi tipici della gravidanza, e alle regole alimentari a cui attenersi.
Analisi del sangue e altri test di routine del primo trimestre
Nelle prime dodici settimane sono diversi i test del sangue di routine da effettuare, che offrono una panoramica cruciale sulla sicurezza immunitaria e metabolica della gestazione. Tra quelli previsti dalle linee guida troviamo:
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Rubeo Test e Toxo test da ripetere più volte prima del parto in caso di negatività; sia la rosolia che la toxoplasmosi, infatti, sono malattie infettive che nell’adulto possono risultare asintomatiche, ma che se contratte in gravidanza sono in grado di causare gravi malformazioni e persino morte fetale;
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test per la sifilide e il virus dell’HIV se non eseguiti in precedenza;
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emocromo completo e determinazione del gruppo sanguigno e del fattore RH se non effettuata prima del concepimento;
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test per la ricerca di anticorpi anti virus delle epatiti B e C;
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test sulla funzionalità epatica quali: aspartato aminotransferasi (AST) (GOT) e alanina aminotransferasi (ALT) (GPT) (S/U);
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analisi del glucosio.
Un esame del sangue importante su cui vale la pena soffermarsi è il test di Coombs indiretto, che si ripete anche durante il terzo trimestre. Serve a scoprire la presenza di anticorpi anti eritrociti, i quali comportano un rischio – per quanto raro – di incompatibilità tra sangue materno e fetale. Si effettua esclusivamente sulle mamme con fattore Rh negativo, perché se il feto eredita dal padre il fattore Rh positivo e sangue materno e sangue fetale si mescolano, la madre potrebbe sviluppare anticorpi specifici. In una seconda gravidanza questi anticorpi potrebbero “attaccare” i glubuli rossicon fattore Rh positivo del feto e portare a un aborto. Per evitare tutto ciò, in caso di test di Coombs indiretto negativi, si procede a una profilassi anti D a base di immunoglobuline alla 28a settimana e 72 ore dopo, una procedura sicura e innocua.
Alle analisi del sangue vanno inoltre aggiunti altri test tra cui il Pap test se non eseguito nei tre mesi precedenti la gravidanza, e il test delle urine con eventuale urinocoltura in caso di sospette infezioni alle vie urinarie (IVU), molto frequenti in gravidanza.
Esami facoltativi del primo trimestre
Nel primo trimestre di gravidanza è possibile effettuare i primi esami consigliati per la diagnosi prenatale dellasindrome di Down (trisomia 21) e di altri difetti cromosomici o eventuali malformazioni fetali. In questa fase precoce, tra l’11ª e la 13ª settimana, si può richiedere l’esame ecografico della translucenza nucale, che rileva il livello di liquido che si accumula nella regione cervicale del feto in questo stadio del suo sviluppo. Se il volume è anomalo, potrebbe essere spia di difetti genetici e cromosomici, ma anche di malformazioni cardiache o di altra natura. Si consiglia di associare a questo esame il bitest, ovvero la combinazione di test del sangue che misurano le concentrazioni di due ormoni della gravidanza, che possono risultare alterate nei casi di deficit cromosomici.
In alternativa si può eseguire Il test del DNA fetale, che permette di isolare e analizzare frammenti del materiale genetico del feto circolanti in un campione di sangue materno per rilevare alterazioni. È bene specificare che questi controlli da soli non sono ancora in grado di diagnosticare la sindrome di Down o altre difformità cromosomiche, ma possono dare indicazioni sulla probabilità che il feto ne sia affetto e vanno confermati da esami più invasivi. Uno di questi è la villocentesi, che si effettua tra la 10ª e la 13ª settimana per analizzare un campione di placenta.
Si tratta di esami facoltativi, che possono essere raccomandati alle gestanti over 35, o laddove la prima ecografia abbia mostrato qualche anomalia nel feto. Servono a rassicurare o fornire informazioni utili in una fase precoce della gravidanza e vanno sempre inquadrati all’interno di un percorso di assistenza in cui la futura mamma, i futuri genitori, non sono mai lasciati soli.
Qual è la differenza tra test del DNA fetale e bitest?
Sia il cffDNA (cell free fetal DNA o test del DNA fetale) che il test combinato (bitest) che misura la gonadotropina corionica umana (Hcg) e la proteina plasmatica A associata alla gravidanza (PAPP-A) sono esami del sangue per lo screening precoce delle trisomie 21, 18 e 13. Le differenze principali sono due: il momento della gravidanza in cui si possono eseguire, e l’attendibilità.
Il test del DNA fetale può essere eseguito da solo a partire dalla 10a settimana di gravidanza e offre una attendibilità – che non significa certezza – che arriva al 99%. Il bitest va eseguito tra l’11a e la 13a settimana di gravidanza insieme con l’esame ecografico della translucenza nucale, e ha un’attendibilità inferiore. Le linee guida ministeriali aggiornate al 2026 consigliano di preferire, laddove le strutture sanitarie siano in grado di offrirlo, il cffDNA come prima scelta per lo screening delle principali anomalie cromosomiche, e il bitest con translucenza nucale come seconda scelta.
Gli esami e le visite del secondo trimestre
Il secondo trimestre di gravidanza, che va dalla 14ª e la 27ª settimana, prevede controlli di routine obbligatori simili a quelli del trimestre precedente tra cui: l’ecografia ostetrica, il test delle urine con urinocoltura, la ripetizione dei test per la rosolia e la toxoplasmosi, se necessari.
Il secondo trimestre è, in genere, un bel momento della gravidanza: il pancione cresce, ed è in queste settimane che è possibile scoprire, per chi lo desidera, il sesso del nascituro attraverso l’esame ecografico. Ci si prepara, insomma, ad accogliere nel modo migliore il proprio bimbo o bimba. Durante questo periodo è molto importante monitorare un valore del sangue che in gravidanza potrebbe tendere a salire troppo: il glucosio.
Quando il glucosio risulta superiore o borderline rispetto alla norma, è consigliato sottoporsi al test di curva da carico glicemico, per capire se esiste un rischio di diabete gestazionale. Questa forma specifica di diabete, sebbene temporanea, se non riconosciuta e trattata, può aumentare le probabilità di complicanze per madre e feto prima e dopo il parto. Una corposa revisione scientifica pubblicata nel 2022 che prende in esame 156 studi per un totale di oltre 7 milioni di gravidanze analizzate, ci dice che proprio il diabete gravidico non diagnosticato o mal gestito è un fattore di rischio che incide sulla probabilità di parto pretermine con ricorso al cesareo per anomalie fetali tra cui il peso eccessivo alla nascita (macrosomia), e di ricorso alla terapia intensiva neonatale (TIN).
Esami non obbligatori: tritest, ecografia morfologica e amniocentesi
Nel corso del secondo trimestre di gravidanza è possibile accedere ad alcuni esami facoltativi che possono però fornire moltissime informazioni sulla salute del feto. Tra la 14a e la 18a settimana si può eseguire un test del sangue denominato Tritest (o triplo test) per AFP, HCG e E3. È un’analisi di laboratorio non invasiva che rileva nel sangue materno il dosaggio di alcune sostanze prodotte anche dal feto, che se alterati possono un rischio aumentato segnalare di anomalie cromosomiche e malformazioni dello sviluppo, come la spina bifida.
Tra la 19ª e la 21ª settimana, si può effettuare, dietro suggerimento del ginecologo, l’ecografia morfologica, che consente di osservare il feto in 3D e rilevare irregolarità nello sviluppo degli organi. Anche se non obbligatorio, rimane uno degli esami più raccomandati e importanti durante la gravidanza, non solo dal punto di visto medico: grazie a questo esame ecografico, si fornisce un primo identikit del nascituro o nascitura, trasformandosi in un momento molto emozionante per i futuri genitori. Infine, tra la 16ª e la 20ª settimana, si può effettuare l’amniocentesi: in questo caso, si tratta di un esame invasivo che si consiglia nelle gravidanze tardive o quando esami precedenti abbiano rilevato una probabilità di difetti cromosomici, tra cui le trisomie 21, 18 e 13.
Gli esami e le visite del terzo trimestre
Ed eccoci al terzo trimestre che conclude la gravidanza fisiologica alla 40a settimana, sebbene il parto possa anticipare o posticipare rispetto alla data prevista. In questi mesi ci sono meno controlli da fare rispetto ai trimestri precedenti, tra cui i test del sangue di routine che includono: emocromo completo con misurazione della ferritina, per capire se esiste un rischio di anemia materna, test per la ricerca di anticorpi anti virus dell’epatite B e C, di nuovo il Toxo test se negativo in precedenza.
Tra gli altri esami obbligatori ci sono anche il test delle urine e il tampone anti streptococco, un batterio che può causare infezioni serie a madre e feto e che in caso di positività si può facilmente debellare con una cura antibiotica durante il parto. Negli ultimi mesi è d’obbligo monitorare la pressione arteriosa affinché non salga eccessivamente: l’ipertensione a fine gravidanza può infatti comportare alcuni rischi per la madre.
A partire dalla 24a settimana, è poi consigliato, anche se non obbligatorio, misurare la distanza tra il fondo dell’utero e la sinfisi pubica della futura mamma, un parametro che aiuta a capire se il feto sta crescendo regolarmente. Le ultime linee guida sconsigliano, invece, l’ultima ecografia prima del parto, a meno di una precisa indicazione medica.
Al termine della gravidanza, se necessario, si può monitorare la vitalità del feto attraverso la cardiotocografia, che, grazie ad una fascia elastica poggiata sull’addome in cui sono presenti dei sensori, fornisce un tracciato dell’attività cardiaca fetale e rileva eventuali contrazioni materne. Questo test, innocuo e non invasivo, si può ripetere durante la prima fase del travaglio.
Una tabella riassuntiva degli esami in gravidanza
| Trimestre | Settimane | Esami del sangue | Altri test di laboratorio | Esami strumentali ed ecografie |
|---|---|---|---|---|
| Primo trimestre | 1-13 settimane | Emocromo completo Gruppo sanguigno + fattore Rh Test di Coombs indiretto Glicemia Transaminasi AST/ALT Rubeo test (rosolia) Toxo test test sifilide test HIV Screening epatite B e C | Esame delle urine Urinocoltura con conta batterica | Prima ecografia ginecologico-ostetrica Translucenza nucale + bitest (facoltativo) Villocentesi (facoltativa) |
| Secondo trimestre | 14-27 settimane | Toxo-test (toxoplasmosi) se in precedenza negativo Rubeo-test (rosolia) se in precedenza negativo Curva da carico di glucosio solo se presenti fattori di rischio Tritest per AFP, HCG e E3 (facoltativo) | Esami delle urine complete | Ecografia morfologica (facoltativa) Amniocentesi (facoltativa) |
| Terzo trimestre | 28-40 settimane fino al parto | Emocromo completo + ferritina Toxo-test (toxoplasmosi) se negativo in precedenza Test di Coombs indiretto solo se fattore Rh materno è negativo | Esame delle urine completo Tampone vagino-rettale per streptococco Beta-emolitico Gruppo B | Ecografia del terzo trimestre solo se necessaria |
Uno sguardo al futuro: la telemedicina in gravidanza
Parlando di assistenza durante gravidanza, facciamo un cenno alla telemedicina perinatale che ha avuto una grande spinta durante il periodo pandemico. Una ricerca pubblicata nel 2023 su BMC Medicine (rivista collegata a Springer Nature) ha analizzato migliaia di articoli scientifici pubblicati tra il 2020 e il 2023 sulle due forme di assistenza perinatale: il teleconsulto o la televisita, e il telemonitoraggio di parametri quali la pressione materna o la frequenza cardiaca fetale, attraverso app o digital device. Da questa analisi è emerso che l’applicazione della telemedicina durante la gravidanza può rivelarsi vantaggiosa per ragioni economiche e per l'efficacia nella gestione delle emergenze e nel ridurre l’ansia delle future mamme.
Non tutti gli esami e da fare in gravidanza si possono eseguire da remoto, ma sono destinati ad aumentare nei prossimi anni. Basti pensare che sono in sperimentazione device per esami strumentali come l’ecografia e il monitoraggio cardiocotografico da eseguire a domicilio.
La gravidanza dopo i 40 anni: cosa fare in più?
In Italia l’età media della prima gravidanza è 32,7 anni, secondo le rilevazioni ISTAT del 2025, una delle più alte al mondo. Decidere di diventare mamme dopo i 35/40 anni risponde a ragioni comprensibili e condivisibili, ed è una scelta che va accompagnata da una maggiore attenzione alla salute riproduttiva. Dobbiamo considerare infatti che dal punto di vista strettamente biologico le gravidanze tardive comportano qualche piccolo rischio in più che è necessario conoscere, come evidenziato da uno studio italiano pubblicato nel 2019 su BMC Pregnancy and Childbirth, rivista collegata a Springer Nature. I ricercatori hanno esaminato quasi 23mila gravidanze singole avvenute tra il 2001 e il 2014 in una Clinica universitaria di riferimento, suddivise per fasce di età materne. Ciò che è emerso, e che è in linea con altri studi a livello globale, riguarda soprattutto complicanze come ipertensione gravidica, diabete gestazionale, parto pretermine con complicanze neonatali, e un maggior ricorso al taglio cesareo.
Cosa fare, allora, quando la gravidanza si cerca o arriva dopo i 40 anni? L’approccio migliore è quello di godersi l’esperienza della maternità in un’età in cui ci sentiamo più mature e responsabili, con la consapevolezza che c’è una fisiologica suscettibilità a piccoli rischi aggiuntivi. Per questo, come raccomandano le linee guida di ginecologi italiani e internazionali, è fortemente raccomandato sottoporsi anche gli esami facoltativi tra cui i test per la diagnosi precoce della sindrome di Down e delle altre alterazioni cromosomiche e malformazioni fetali. In sintesi, una prevenzione precoce e il supporto specialistico consentono di minimizzare i rischi clinici e di vivere con serenità la maternità in ogni fase della vita.
Longevità e maternità tardiva: c’è un legame?
Per concludere, una buona notizia: sembra che diventare madri tardi allunghi la vita. A suggerirlo, tra gli altri, è una revisione pubblicata nel 2015 sulla rivista Menopause, che ha analizzato i dati del Long Life Family Study (LLFS), studio internazionale finanziato dal National Institute of Aging (USA), che dal 2006 esplora i fattori che promuovono l’allungamento della vita e l’invecchiamento sano. In questo progetto sono state coinvolte 551 famiglie in parte residenti negli Stati Uniti e in parte in Danimarca, selezionate per la loro longevità eccezionale, un po’ come accade nelle Blue Zone.
Concentrando l’attenzione sulle donne, i ricercatori hanno osservato che le partecipanti che avevano avuto l’ultima gravidanza tra i 33 e i 37 anni, o anche oltre, mostravano il doppio delle probabilità dirientrare nel gruppo più longevo della propria generazione.
Concepire spontaneamente in un’età più vicina ai 40 anni che ai 30, secondo gli scienziati potrebbe quindi rispecchiare un’età biologica inferiore, fattore determinante quando parliamo di aspettative di vita.
L’importanza dello stile di vita in vista di una gravidanza
Molto, anzi, moltissimo si può fare per arrivare alla gravidanza nella miglior condizione di salute possibile. Questo discorso vale sia per le aspiranti mamme che per i futuri papà, perché, è bene ricordarlo, un figlio o figlia acquisisce anche le informazioni genetiche dei cromosomi maschili. Uno stile di vita sano e attivo, una corretta alimentazione, meglio ancora se improntata sui principi cardine della dieta mediterranea, una buona gestione dei livelli di stress, migliorano la qualità dei gameti maschili e femminili, come peraltro ben evidenziato da un interessante studio del 2021, che analizza i dati di diverse ricerche sull’impatto che le buone abitudini quotidiane hanno sulla fertilità maschile e femminile. E proprio per questa ragione diventa cruciale avere cura del proprio corpo ben prima del momento del concepimento, per trasferire così le sane abitudini al nascituro o nascitura, come anche l’epigenetica sembra suggerirci.
Val la pena, a tal riguardo, citare uno studio del 2022 pubblicato su BMC medicine, che ha analizzato la lunghezza dei telomeri di circa 950 neonati diSingapore, per capire in che modo lo stile di vita e la salute maternein gravidanza avesse inciso su questa caratteristica. I telomeri sono le porzioni finali dei cromosomi, e la loro lunghezza è massima al momento della nascita. Rappresentano un fondamentale indicatore dell’invecchiamento biologico e dello stress cellulare, influenzando la longevità molecolare nel corso della vita. Si è osservato che i neonati con telomeri più lunghi erano figli di donne che durante la gravidanza avevano adottato abitudini salutari, che non fumavano, seguivano un’alimentazione corretta ed equilibrata, avevano un buon profilo metabolico e livelli di ansia sotto controllo. Questo studio ha, però, evidenziato altri due altri fattori che incidono sulla longevità dei neonati: anche l’età paterna avanzata si associa a una lunghezza maggiore dei telomeri dei loro figli, specialmente se maschi, così come una buona lunghezza dei telomeri materni al momento della gravidanza. Questo riscontro biologico è di grande rilevanza per gli studi sulla longevità perché ci conferma l’impatto che la salute materna pregressa e un sano ambiente intrauterino hanno sulle prospettive di vita dei neonati.
Un’impronta che si costruisce già prima della nascita, e che rende ancora più preziosi questi mesi di attenzione. Ma non solo, anche i mesi successivi sono fondamentali: invecchiare bene significa infatti anche avere più tempo da trascorrere attivamente al fianco dei nostri figli e figlie. Quando si è in cerca di una gravidanza o prima ancora, sottoporsi ad esami del sangue di routine, ai test per le malattie a trasmissione sessuale, effettuare check up regolari non è un optional per uomini e donne, bensì il miglior regalo che si possa fare ai propri futuri figli e figlie.
Scritto da
Paola Perria
Redazione ViviReale
Riferimenti bibliografici
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